‘Crisi di nervi. Tre atti unici di Anton ?echov’: le relazioni amorose tra ipocrisia e perfidia / La recensione
di Anna BandettiniL’ironia sulle dispute coniugali e la freschezza di uno spettacolo di successo conferiscono una piacevole modernità a Crisi di nervi. Tre atti unici di Anton ?echov: tre divertenti, aperti, aggiornatissimi pezzi di teatro del più grande drammaturgo russo di fine Ottocento, messi in scena da uno dei “maestri” della regia europea, Peter Stein, 87 anni, ben nascosti in un vitalissimo stato di grazia.
Si tratta di tre racconti, presentati uno dopo l’altro e separati da un breve intervallo musicale, che compongono un sapido ritratto delle relazioni amorose e della retorica, dell’ipocrisia, della perfidia che le attraversa: L’orso (1888), I danni del tabacco (1886) e Una domanda di matrimonio (1888) hanno protagonisti rassegnati, confusi e sentimenti insensati: c’è l’ardore selvaggio di Smirnov per l’impassibile vedova Popova del primo, la sottomissione del povero Njuchin alla trucida consorte del secondo e il divertente finale con la proposta di matrimonio di Lomov a Natalia Stepanovna che…
L’ironia sulle dispute coniugali e la freschezza di uno spettacolo di successo conferiscono una piacevole modernità a Crisi di nervi. Tre atti unici di Anton ?echov: tre divertenti, aperti, aggiornatissimi pezzi di teatro del più grande drammaturgo russo di fine Ottocento, messi in scena da uno dei “maestri” della regia europea, Peter Stein, 87 anni, ben nascosti in un vitalissimo stato di grazia.
Si tratta di tre racconti, presentati uno dopo l’altro e separati da un breve intervallo musicale, che compongono un sapido ritratto delle relazioni amorose e della retorica, dell’ipocrisia, della perfidia che le attraversa: L’orso (1888), I danni del tabacco (1886) e Una domanda di matrimonio (1888) hanno protagonisti rassegnati, confusi e sentimenti insensati: c’è l’ardore selvaggio di Smirnov per l’impassibile vedova Popova del primo, la sottomissione del povero Njuchin alla trucida consorte del secondo e il divertente finale con la proposta di matrimonio di Lomov a Natalia Stepanovna che diventa un vertiginoso scambio di offese e ceffoni.
La modernità di quel genio di ?echov si sa, il suo tono grottesco, la comicità delle situazioni, lo stordimento e l’inverosimile che nei testi maggiori scorre in fiumi di chiacchiere; ma nello spettacolo, prodotto dal Biondo di Palermo e dal Menotti di Milano dove è in scena fino a domenica, sorprende e commuove Peter Stein.
Con ?echov aveva avuto modo di fare dei capolavori (Tre sorelle nel 1984, Il giardino dei ciliegi nel 1989) ma qui ha la solidità di non ingegnarsi nelle grandi regie della sua carriera per concentrarsi sugli attori, sul lavoro dei sei interpreti con cui aveva già realizzato Il compleanno di Pinter. E Maddalena Crippa, Alessandro Sampaoli, Sergio Basile, Alessandro Averone, Emilia Scatigno, Gianluigi Fogacci mettono in gioco mestiere, fisicità, recitazione, sparando gag, tormentoni, tic nervosi e il piacere di giocare in squadra l’indescrivibile misto di scenate e affetto, di rude e gentile, di opportunismo e complicità in cui — ci dice ?echov — franano mogli e mariti.