Due spettacoli, ironici e intelligenti, hanno animato la prima settimana del Festival di Teatro 2024 della Biennale di Venezia: il cartoon teatrale After all Springville, vero cult di Miet Warlop e Have a good day! di tre artiste lituane, la compositrice Lina Lapelyt?, la librettista Vaiva Grainyt?, la regista Rugilé Bardziukaité, insolito ritratto canoro del lavoro di cassiera nei supermercati, con un coro femminile che canta di cetrioli litigiosi, zucchine che temono le cipolle, registratori di cassa scontrosi ecc... Due sguardi grotteschi (non proprio recenti, rispettivamente del 2009 e del 2013) sui nostri comportamenti, entrambi di artiste visive che frequentano anche il teatro, cosa non insolita alla Biennale dove gli incroci e le sperimentazioni sono di casa. E il Festival del Teatro non è da meno. In corso fino al 30 giugno, è l’ultimo dei quattro anni di direzione di Stefano Ricci e Gianni Forte (e per il futuro si parla di un artista straniero), i registi più seguiti, con più personalità della generazione dei cinquantenni del nostro teatro da cui ci aspettava una bella scossa. Ma anche questa edizione 2024 ha risentito della loro separazione artistica, così è mancato un programma di proposte più ampio e un po’ del consueto clima festaiolo dei festival. Ma gli spettacoli belli, per fortuna, ci sono.
Dei primi due, appunto, si è detto – specie After all Springville, con il suo mondo senza parole, di oggetti ‘viventi’, eccellenti performer, e profondo nell’affrontare con la leggerezza dello slapstick le mini catastrofi della vita quotidiana. Nei prossimi giorni, poi, ci sono almeno tre appuntamenti da vedere: il 26 e 27 Tim Crouch, nome famoso della drammaturgia britannica e performer, in scena con Truth’s a dog must to Kennel dove è il Fool di Re Lear che rifà i celebri monologhi shakespeariani. Il 29 e 30 è la volta del regista Milo Rau, nuovo curatore della Wiener Festwochen e direttore artistico del Teatro di Gent, con Medea's Children che la stampa internazionale ha già definito un capolavoro per come racconta la violenza che siamo in grado di guardare senza reagire. Negli stessi giorni arriva il Leone d’oro, il Back to Back Theatre, collettivo australiano che lavora da sempre sulla disabilità e presenta Food Court.
Molto visibile è stata in questo festival la drammaturgia e una nuova generazione di artisti italiani. Il pubblico ha molto apprezzato Crisalidi di Ciro Gallorano. Cenere, è un testo di Stefan Fortin pluripremiato autore trentacinquenne, qui diretto da Giorgina Pi. Vincitore della Biennale College Autori under 40 nel 2022, Cenere comunica una carica di disadattamento e di impotenza incrociando un doppio piano di racconto: il suicidio di un ragazzo, la polizia che deve avvisare i genitori, e i genitori stessi, tutto ispirato da un vero fatto di cronaca, e osservazioni sul mondo e sul teatro, lo scontro di un uomo col mondo, la lotta di un pensiero contro la società, una sorta di pamphlet dell’autore stesso, interpretato, cosa non secondaria, dall’attore che dà voce anche al giovane suicida.
Se avesse più ritmo e toni meno predicatori, magari il gelo dell’analisi del citato Pasolini o il fuoco delirante di un Celine sarebbe interessante. Resta comunque difficile ricavarne uno spettacolo e la regia di Giorgina Pi sceglie la forma dell’oratorio, solo voci, con gli attori quasi al buio davanti al microfono, con azioni minime, e sono Valentino Mannias, Sylvia De Fanti, Giampiero Judica, Francesco La Mantia, Alessandro Riceci, Giulia Weber, Valerio Vigliar, Cristiano De Fabritiis, tutti bravi.
Il 29 e 30 tocca a Carolina Balucani con Addormentate, messainscena di Fabrizio Arcuri, e il 27 e 28 a Rosalinda Conti con Così erano le cose appena nata la luce nella lettura scenica di Martina Badiluzzi e Eliana Rotella con Livido a cura di Fabio Condemi.