Peppe Vessicchio: “Ridete di voi stessi prima che lo facciano gli altri. Ora? Vi parlo di biofilia”
di Gregorio MoppiChe c’azzecca Peppe Vessicchio con un festival di musica barocca? La rassegna in questione è l’Orfeo Week firmata dal controtenore Raffaele Pe, in programma a Lodi dal 24 novembre al 2 dicembre.
Vessicchio, compositore, arrangiatore, direttore d'orchestra, una trentina di Sanremo sulle spalle che l'hanno reso emblema del festival, il 29 duetta tra note e parole con Aurora Leone del gruppo comico The Jackal nello spettacolo Orfeo in tilt!.
La mattina dopo incontra le scuole per parlare dell'effetto Mozart, ossia di come l'esposizione delle piante alla musica del genio salisburghese può influenzarne la crescita: tema d’interesse per lui, che da tempo rivolge parte delle sue energie all'agricoltura.
Maestro, cos’ha a che spartire con il barocco?
“Sono cresciuto immerso nella canzone napoletana, le cui radici risalgono a forme antiche imparentate con…
Che c’azzecca Peppe Vessicchio con un festival di musica barocca? La rassegna in questione è l’Orfeo Week firmata dal controtenore Raffaele Pe, in programma a Lodi dal 24 novembre al 2 dicembre.
Vessicchio, compositore, arrangiatore, direttore d'orchestra, una trentina di Sanremo sulle spalle che l'hanno reso emblema del festival, il 29 duetta tra note e parole con Aurora Leone del gruppo comico The Jackal nello spettacolo Orfeo in tilt!.
La mattina dopo incontra le scuole per parlare dell'effetto Mozart, ossia di come l'esposizione delle piante alla musica del genio salisburghese può influenzarne la crescita: tema d’interesse per lui, che da tempo rivolge parte delle sue energie all'agricoltura.
Maestro, cos’ha a che spartire con il barocco?
“Sono cresciuto immerso nella canzone napoletana, le cui radici risalgono a forme antiche imparentate con lo stile barocco. Negli anni della mia formazione Roberto De Simone rilanciò tali forme, per cui ho potuto godere non solo della memoria genetica ma anche di quella epigenetica”.
E cosa la avvicina ai Jackal?
“È una collaborazione nata durante il Sanremo che vide spopolare l’hashtag ‘escilo’, collegato al sottoscritto, per poi proseguire con una serie di video realizzati in occasione del festival successivo, quello di piena pandemia. Poiché negli ultimi anni comparivo in tv solo durante i festival, loro mi proposero di interpretare me stesso che venivo scongelato a gennaio in vista di Sanremo per poi essere di nuovo ibernato. Accettai, memore di un aforisma attribuito a Wilde, ‘se non sai ridere di te stesso saranno gli altri a farlo per te’”.
Lei sperimenta l’effetto Mozart nelle sue coltivazioni, e non è il solo in Italia. Ai ragazzi di Lodi che dirà?
"Parlerò di biofilia, cioè di come il moto vitale che ci anima cerchi istintivamente condizioni favorevoli per proseguire nei suoi scopi. Di come gli organismi biologici vivono ed evolvono relazionandosi al meglio con l’ambiente circostante. Di come tutto in natura è governato dal bipolarismo. Positivo e negativo nelle cariche elettriche. Nord-Sud. Caldo-freddo. Luce-buio. Suono-pausa. Battere-levare. Colto-popolare. Dagli studi che conduco emerge che se riceviamo segnali che riconosciamo istintivamente essere in naturale equilibrio con il tutto, noi stessi, come i semi e le piante, finiamo per esprimere qualcosa che era solo in attesa della giusta condizione. Ognuno di noi vive con la propria armonia interna faticosamente conquistata, ma quando incontriamo un’armonia superiore, per effetto di una potente risonanza, ci riflettiamo in quella condizione riportando benessere ed esprimendolo in più modi”.
Come spiega che proprio la musica di Mozart, non quella di altri, produca questi effetti?
“Fra il 600 e il 700 sono fiorite quelle conoscenze armoniche che permettono a più voci di librarsi nell’aria, ciascuna con proprie altezze e proprio moto, senza generare conflitti. L’aria, che le trasporta al nostro orecchio, gode così di una condizione di pace che gli organismi biologici colgono, e ne ricevono conforto. La divina immediatezza di Mozart gli ha permesso di affrontare i sentimenti più profondi, drammatici e giocosi. Con l’evoluzione del linguaggio musicale questa azione ‘eco-logica’ è stata smarrita. Già Beethoven, genio meno naturale e con più radicazioni concettuali, ne aveva persa buona parte”.
Fra i suoi tanti Sanremo, c’è una volta in cui ha sudato freddo?
“In una serata di cover Ron doveva cantare Cara, da lui composta in passato con Dalla. Durante le prove il nostro turno slittava sempre più avanti: ritardo causato da un’inattesa prova di Celentano, ospite quella sera. Alle 19.30 i ragazzi dell’orchestra ormai tramortiti - stavano suonando dal mattino – chiudono gli strumenti nelle custodie per andare a cambiarsi e mangiare prima del ‘tutto in scena’. Noi, gli unici senza prova. Decidemmo di eseguire lo stesso la canzone, rischiando molto. Ho avuto le mani sudate finché non ho dato l’attacco. Sapendo di non aver provato, l’orchestra mi ha seguito con attenzione doppia. Professionisti straordinari".
Pagati una miseria…
"Cinquanta euro al giorno. E sono laureati nel proprio strumento. Siamo allo sbando. Non accade in nessun altro paese europeo".
Nel 2019 ha scritto e diretto una composizione sacra per Pietrelcina. È devoto a padre Pio?
"Credo nella spiritualità che il cristianesimo promuove: l’amore, il rispetto per ciò che ci circonda, la vita che scaturisce grazie alle figure di madre, padre (altre due polarità fondanti) e del figlio. Riguardo a padre Pio, lo ammiro per il bene che gli viene attribuito".
Lei è tra i responsabili della Peparini Academy, una nuova scuola di spettacolo con sede a Roma.
"Siamo aperti da settembre. Il direttore artistico Giuliano Peparini ha accolto il mio desiderio di formare una classe di musica vocale. Vi ho investito alcune borse di studio ricavate dalla vendita di vino migliorato grazie al trattamento con la musica”.
Ma talento e successo vanno sempre di pari passo?
“Mi avvalgo di una citazione di François de La Rochefoucauld: ‘Può esistere un merito senza successo, ma non esiste un successo senza qualche merito’.