Molte storie arrivano dalle cronache degli orrori di tutti i giorni: e non si parla solo dei femminicidi e delle molestie ma anche di cose solo apparentemente più banali, come le sgomitate in ufficio, le prevaricazioni nelle carriere, la marginalità di ruolo in famiglia, e poi capiufficio pericolosi, produttori odiosi, colleghi che fanno i paternalisti. E tutto quanto in fatto di discriminazione, disparità, sottomissione, quotidianamente subiscono le donne nel lavoro e a casa.
Esagerate!, è il titolo volutamente ironico di una divertente “stand up tragedy”, come si autodefinisce facendo il verso alla stand up comedy, perché fa ridere ma la verità che racconta è avvilente.
Lo firma e interpreta Cinzia Spanò, “pasionaria” femminista, che da anni si cuce addosso monologhi con al centro la questione femminile e storie di eroine qualunque che nella loro quotidianità e professione hanno vinto battaglie per tutte. Al lavoro di attrice, regista e autrice, Spanò, poi, alterna l’impegno con l’associazione “Amleta”, che si occupa della lotta alla disparità nel mondo dello spettacolo e proprio in questi giorni rilancia la campagna promozionale, puntando l’indice contro la scarsa presenza di donne ai vertici in ruoli dirigenziali nel mondo dello spettacolo. Esagerate! (di recente ospite al Teatro di Villa Torlonia a Roma e ora in tournée fino a marzo) è il frutto di questo impegno, forte anche dalle recenti ondate collettive sulle questioni femminili.
Giocando tu per tu col pubblico, forte di dati e numeri proiettati su uno schermo, Spanò, in abito rosa shocking, ridendo e scherzando, ricostruisce un quadro discriminatorio e violento verso le donne, episodi odiosi di disparità e ingiustizia. Nella classifica che il World Economic Forum stila ogni anno, per esempio, l’Italia è al 79esimo posto per le pari opportunità, “e se andiamo avanti di questo passo la parità verrà raggiunta fra circa 130 anni” chiosa ironica Spanò che denuncia come i tassi di occupazione femminili nel nostro Paese sono i più bassi d’Europa, e le donne guadagnano 8000 euro in meno in media all'anno rispetto agli uomini, a parità di mansioni. Non solo: le vie dedicate alle donne sono solo il 4%, le ricerche scientifiche e mediche sono fatte solo su uomini, perfino i crash test, che dovrebbero garantire la sicurezza delle auto, sono fatte su modelli di corpi maschili.
Nella scena vuota, Cinzia Spanò articola la sua narrazione militante tra tragedie grottesco, cita Caroline Criado Perez e Virginia Woolf, Carlotta Vagnoli e Michela Murgia, elenca numeri e, rinunciando volutamente al filtro delle emozioni, invita il pubblico (in prevalenza femminile “ça va sans dire”, ed è un peccato perché le donne quelle cose le sanno, gli uomini no) a vedere le trappole degli stereotipi e dei pregiudizi, delle piccole e grandi violenze, a non temere di esagerare. E in tutta questa ‘esageranza’ di dati e casi, di meschinità e orrori, che fa ridere e fa rabbia, l’attrice si mescola alla militante, il teatro alla denuncia politica. Dal 10 al 15 dicembre, intanto, Cinzia Spanò sarà all’Elfo di Milano con un altro suo monologo femminista, TQCV. Tutto quello che volevo, una storia di violenza di genere, modelli femminili imposti e coraggio della denuncia che ha vinto nel 2019 il Premio Milano Donna .