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Gustavo Dudamel: “Credo nel potere della musica per salvare i giovani da criminalità e droga”

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Venezuelano, direttore di fama internazionale e sostenitore dell'educazione artistica, sale sul podio dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia per dirigere “Lo Schiaccianoci”
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Benché super-classico nel background e nelle scelte dei programmi che esegue con le orchestre, il direttore Gustavo Dudamel è un fenomeno pop, che tra un successo globale e l’altro ha ottenuto i vertici delle istituzioni musicali più prestigiose al mondo. Guida la Filarmonica di Los Angeles dal 2009 e nel ‘26 prenderà il timone della New York Philharmonic, raccogliendo un’eredità toccata a musicisti come Mahler, Toscanini e Bernstein. Nato in Venezuela nell’81, Dudamel fece le sue prime apparizioni in Europa una ventina d’anni fa, sponsorizzato da Claudio Abbado che lo riteneva un genio. Sorprese tutti il suo aspetto da scugnizzo con massa di capelli afro, opposto all’immagine del direttore-divo, connotata da autoritarismo, piglio sacerdotale e look serioso. Gustavo invece era dinamico, scalmanato e ubriaco di gioia sul podio. Qualcuno inorridì, eppure la sua fama prese a crescere. Poi ha dimostrato di avere visioni e spessore, e oggi è il numero uno della sua generazione.
Tuttavia res…

Benché super-classico nel background e nelle scelte dei programmi che esegue con le orchestre, il direttore Gustavo Dudamel è un fenomeno pop, che tra un successo globale e l’altro ha ottenuto i vertici delle istituzioni musicali più prestigiose al mondo. Guida la Filarmonica di Los Angeles dal 2009 e nel ‘26 prenderà il timone della New York Philharmonic, raccogliendo un’eredità toccata a musicisti come Mahler, Toscanini e Bernstein. Nato in Venezuela nell’81, Dudamel fece le sue prime apparizioni in Europa una ventina d’anni fa, sponsorizzato da Claudio Abbado che lo riteneva un genio. Sorprese tutti il suo aspetto da scugnizzo con massa di capelli afro, opposto all’immagine del direttore-divo, connotata da autoritarismo, piglio sacerdotale e look serioso. Gustavo invece era dinamico, scalmanato e ubriaco di gioia sul podio. Qualcuno inorridì, eppure la sua fama prese a crescere. Poi ha dimostrato di avere visioni e spessore, e oggi è il numero uno della sua generazione.
Tuttavia resta com’era: si sbraccia, ride sonoramente ed empatizza mentre rilascia quest’intervista nel suo camerino dell’Accademia di Santa Cecilia, al Parco della Musica di Roma, di cui è ospite per tre concerti (stasera, domani e sabato). La chioma di ricci bruni si è trasformata in un bosco sale e pepe. Per il resto è identico.
A Roma dirigerà l’orchestra ceciliana nello Schiaccianoci di Cajkovskij, pezzo festoso e tradizionale.
“Cosa c’è di meglio di un classico natalizio per questo periodo dell’anno? Ho eseguito spesso Lo Schiaccianoci e l’ho registrato con la Los Angeles Philharmonic”.


Los Angeles, appunto. Da 17 anni lei vi lavora con intensità e vi ha voluto compiere un’opera di valorizzazione della cultura latinoamericana.
“È una metropoli piena di ispanici dov’è fondamentale stabilire connessioni tra l’orchestra e la comunità. Mi sono concentrato su artisti latinoamericani, per esempio commissionando brani all’ottima compositrice messicana Gabriela Ortiz. Ma per noi hanno scritto musica anche John Adams, John Williams, Philip Glass… E abbiamo collaborato con artisti pop come Christina Aguilera, Ricky Martin, Tyler The Creator, Coldplay, Billie Eilish... Non credo affatto agli steccati tra i generi musicali. Ho puntato a un progetto panamericano che esaltasse la musica del continente, dal Canada alla Terra del Fuoco. Inoltre conta penetrare nel tessuto sociale tramite l’attività didattica. Abbiamo formato la Youth Orchestra Los Angeles, detta YOLA, che ha dato accesso alla musica a migliaia di bambini di aree sfavorite dei dintorni di Los Angeles. La sua struttura s’ispira a “El Sistema”, rete d’istruzione, organizzata in Venezuela da José Antonio Abreu, che ha consentito di fare musica a più di un milione di ragazzi. I migliori elementi dei gruppi giovanili del mio Paese convergono nell’orchestra Simón Bolívar, di cui sono direttore musicale. Per celebrare il 50esimo anniversario di “El Sistema”, di cui io rappresento un frutto, nel ‘25 condurrò la Simón Bolívar in un tour europeo”.

(afp)

Nel Venezuela di Maduro la situazione è tragica, tra politica repressiva, violazioni dei diritti umani, crisi economica, flussi migratori impressionanti… Che c’entra in tale contesto un’iniziativa democratica come “El Sistema”?
“Quanto ha realizzato Abreu è un miracolo che ha attraversato nove governi. “El Sistema” ha una forza intrinseca. Non è una scuola musicale, ma una prospettiva che traduce l’arte in strumento sociale e dimostra come la musica sia un mezzo di cambiamento identitario. L’idea è potente, tanto che altri “Sistemi” sono fioriti negli Usa, in Asia e in Europa. Quando si affida gratis a un bambino uno strumento, gli si ricorda di avere una voce. In Venezuela “El Sistema”, portando la musica a giovani di famiglie disagiate, ne ha salvati molti dalla criminalità e dalla droga. Mi feriscono discorsi che colpiscono un metodo senza il quale tante persone, me compreso, avrebbero avuto una vita peggiore”.
Grazie alla sua promozione dell’educazione artistica, realizzata pure con la Fondazione che presiede insieme a sua moglie, l’attrice e regista María Valverde, lei ha introdotto numerosi giovani alla classica. Una star del podio deve tuffarsi nella mischia?
“Certo. Sia mantenendo il contatto coi più svantaggiati, sia intrecciandosi con altri linguaggi artistici. A Los Angeles ho lavorato con Spielberg per il film “West Side Story” e ho contribuito musicalmente a “Star Wars” e ai Simpson. Ma soprattutto ho dialogato con un pubblico nuovo. “El Sistema” mi ha insegnato che il fare musica non è un’azione intellettuale, bensì umana. Cerco di comunicare questo messaggio ai giovani che temono la classica”.
Dal ’26 sarà a capo della Filarmonica di New York.
“E anche lì farò di tutto per integrare una quantità più ampia possibile di newyorkesi col lavoro dei musicisti. L’orchestra dev’essere un simbolo d’identità per la città ad ogni livello”.

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