Più o meno a stagioni alterne, è dato per agonizzante, o fiaccato dal successo dei concerti, o per la risibile convinzione che essendo uno “spettacolo leggero” non conti niente. E invece il musical in Italia sta bene: festeggia ogni anno almeno un paio di milioni di spettatori sui quasi cinque che frequentano i teatri. Non sono stime ufficiali, ma solo gli Arcimboldi di Milano, per esempio, la scorsa stagione hanno contato 420mila presenze. Il linguaggio universale della musica, titoli famosi, e cantanti-attori-ballerini diventati sempre più bravi grazie al proliferare di molte scuole, hanno fatto dei musical un fenomeno profondo, esteso in tutta Italia e che, pur nella voglia di evasione, oggi rivendica una sua identità culturale.
«Un pensiero, che sia ottimista o profondo, un musical te lo lascia sempre», dice Arturo Brachetti, che dopo 40 anni di trasformismo, danza, mimo, è protagonista e coregista di un cult, Cabaret, ancora in tournée dopo un anno di repliche e in una stagione c…
Più o meno a stagioni alterne, è dato per agonizzante, o fiaccato dal successo dei concerti, o per la risibile convinzione che essendo uno “spettacolo leggero” non conti niente. E invece il musical in Italia sta bene: festeggia ogni anno almeno un paio di milioni di spettatori sui quasi cinque che frequentano i teatri. Non sono stime ufficiali, ma solo gli Arcimboldi di Milano, per esempio, la scorsa stagione hanno contato 420mila presenze. Il linguaggio universale della musica, titoli famosi, e cantanti-attori-ballerini diventati sempre più bravi grazie al proliferare di molte scuole, hanno fatto dei musical un fenomeno profondo, esteso in tutta Italia e che, pur nella voglia di evasione, oggi rivendica una sua identità culturale.
«Un pensiero, che sia ottimista o profondo, un musical te lo lascia sempre», dice Arturo Brachetti, che dopo 40 anni di trasformismo, danza, mimo, è protagonista e coregista di un cult, Cabaret, ancora in tournée dopo un anno di repliche e in una stagione che con Natale entra nel vivo affollata di titoli, e sorprese per il 2025.
Tra le novità c’è subito Tootsie dal film del 1982 di Sydney Pollack con Dustin Hoffman. Massimo Romeo Piparo ha diretto la “strana coppia” Enzo Iacchetti (il quale torna al musical da Il Vizietto di 11 anni fa) e Paolo Conticini-Michael Dorsey, l’avvilito attore disoccupato che si traveste da Dorothy per avere un ruolo e dice la leggendaria battuta: «Sono stato un uomo migliore da donna, di quanto lo sia stato da uomo».
Sarà al Manzoni di Milano dal 26 dicembre, poi in tournée fino al 30 marzo. Tra le altre novità anche Dirty dancing, al Carcano di Milano fino al 6 gennaio, versione di Federico Bellone del film anni 80 con Patrick Swayze e canzoni come (I’ve had) the time of my life. Amore e amore libero, dominano in Cabaret, appunto, il leggendario musical a cui si ispirò Bob Fosse per il film con Liza Minelli, e dalla scorsa stagione in tournèe con Arturo Brachetti al suo primo musical, prodotto da Fabrizio Di Fiore Entertainment, e applaudito da Liliana Segre.«Sì, perché con il regista Luciano Cannito, ho aggiunto riferimenti storici della Berlino anni Trenta, dove si sentono gli echi del nazismo. Io credo al fatto che si può essere leggiadri anche nel mostrare le tragedie», dice l’artista nei panni del maestro di cerimonia del Kit Kat Club, che il 10 gennaio approda a Torino.
Piace molto anche Neri Marcorè alle prese con un attentato alla regina d’Inghilterra in Sherlock Holmes, regia Andrea Cecchi, con tappe fino al 26 gennaio. Sempre tra le novità, I tre moschettieri, con Giò Di Tonno, Vittorio Matteucci, Graziano Galatone (tutti già in Notre Dame): il romanzo di Alexander Dumas, con la regia di Giuliano Peparini, oggi è a Napoli, poi Palermo, Milano (Nazionale 15-23 febbraio) e Roma (Brancaccio, 5-16 marzo). Cavalca il successo tv la versione musical di Alessandro Siani di Mare Fuori fino a dopodomani agli Arcimboldi di Milano, poi Napoli (28 e 29), Torino (4-6 gennaio).
Un classicone è I 7 Re di Roma con Enrico Brignano, marchio Garinei e Giovannini, scritto da Gigi Magni 35 anni fa e musiche di Nicola Piovani: a Padova fino a dopodomani poi torna al Sistina di Roma, dove ha debuttato, il 31 dicembre e primo gennaio e infine agli Arcimboldi di Milano dal 19 febbraio.
Ma se restiamo ai titoli ‘sempreverdi’ si va da La Febbre del Sabato Sera (in tournèe fino all’11 gennaio), a Grease della Compagnia della Rancia, regia di Saverio Marconi, il 28 a La spezia, il 31 a Trieste, e su tutti Aggiungi un posto a tavola, le avventure di Don Silvestro scritte da Jaja Fiastri, musiche di Armando Trovajoli, nell’edizione del 50esimo con Giovanni Scifoni, special guest Lorella Cuccarini, fino al 4 gennaio al Brancaccio di Roma, poi tournée fino al 16 marzo, o West Side Story, Romeo e Giulietta nell’Upper west side al Sistina di Roma fino a domenica.
Tra i tanti musical per famiglie, la novità è Anastasia, la principessa russa per la prima volta in lingua italiana agli Arcimboldi di Milano da Natale, regia di Federico Bellone, e in tournée fino a maggio. Ma non è finita perché altri debutti aspettano il loro turno: Rocky, il pugile di Stallone dal 30 gennaio sarà al Nazionale di Milano, regia di Luciano Cannito con Pierpaolo Pretelli; attesissimo Van Gogh Café sul carteggio tra il pittore e il fratello al Brancaccio dal 23 gennaio, e poi a Milano agli Arcimboldi dove dal 27 marzo debutta Sapore di Mare dall’omonimo film dei fratelli Vanzina, regia di Maurizio Colombi, nel cast Paolo Ruffini.
Sempre dal cinema arrivano Prova a prendermi dal 27 febbraio e Frankenstein Junior dal 23 maggio al Nazionale di Milano. Se vale dare consigli eccone tre tutti agli Arcimboldi di Milano: Rocky Horror Show con la partecipazione di Jason Donovan per il ruolo di Frank-N-Furter, dal 18 novembre, Lazarus il musical di David Bowie regia di Valter Malosti per Emilia Romagna Teatro, dal 28 maggio con Manuel Agnelli (ma la tournée inizia prima) e dal 10 dicembre il pluripremiato, travolgente The Book of Mormon, il musical più politicamente scorretto su chiesa e religioni. Imperdibile.