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“Sarabanda”, l’ultima danza d’amore: Roberto Andò porta in teatro i tormenti di Bergman

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Al Mercadante di Napoli, poi in tournée, la pièce con Renato Carpentieri. Dal film del maestro, la storia di una famiglia e dei suoi segreti
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Con la messinscena al Teatro Mercadante dell’ultima danza d’amore, odio e morte Sarabanda realizzata da Ingmar Bergman nel 2003, quattro anni prima di scomparire, la regia di Roberto Andò ci riserva un capolavoro europeo, con le prove di Renato Carpentieri, Alvia Reale, Elia Schilton, e Caterina Tieghi. Il film era dedicato all’ultimo amore di Bergman, a Ingrid Rosen spentasi nel 1995. E la trasposizione di Andò testimonia che il solitario Johan e l’ex moglie Marianne (che vedemmo in Scene da un matrimonio), nonché Henrik erede di Johan e sua figlia Karin condividono un unico affetto per una donna che non vive più da due anni, Anna, moglie-madre-nuora che a tutti ha reso il mondo meno insopportabile.

L’opera contiene dunque un tributo personalissimo dell’autore. Ma sono anche altri, gli omaggi dello spettacolo in scena a Napoli fino al 19. S’apprezzano a fondo i pannelli che aprono e chiudono come un diaframma lo scherm…

Con la messinscena al Teatro Mercadante dell’ultima danza d’amore, odio e morte Sarabanda realizzata da Ingmar Bergman nel 2003, quattro anni prima di scomparire, la regia di Roberto Andò ci riserva un capolavoro europeo, con le prove di Renato Carpentieri, Alvia Reale, Elia Schilton, e Caterina Tieghi. Il film era dedicato all’ultimo amore di Bergman, a Ingrid Rosen spentasi nel 1995. E la trasposizione di Andò testimonia che il solitario Johan e l’ex moglie Marianne (che vedemmo in Scene da un matrimonio), nonché Henrik erede di Johan e sua figlia Karin condividono un unico affetto per una donna che non vive più da due anni, Anna, moglie-madre-nuora che a tutti ha reso il mondo meno insopportabile.

L’opera contiene dunque un tributo personalissimo dell’autore. Ma sono anche altri, gli omaggi dello spettacolo in scena a Napoli fino al 19. S’apprezzano a fondo i pannelli che aprono e chiudono come un diaframma lo schermo col prologo e coi dieci quadri della sceneggiatura originaria: una segmentazione moderna d’immagini, primi piani, dinamiche dello sguardo. Qui le idee registiche si sono avvalse di interni nordici e fasci di luce firmati da Gianni Carluccio, in sintonia coi costumi di Daniela Cernigliaro. Le musiche di Pasquale Scialò citano Bach e scandiscono i dialoghi. E Hubert Westkemper ambienta i suoni.

Ma poi il ruolo decisivo su cui ha scommesso l’allestimento, nel rispetto di misteri, rovelli e angosce di Bergman, ha a che fare coi protagonisti. Il devastato, scontroso e però anche fragile lupo solitario che dopo 32 anni rivede la consorte d’un tempo giunta in visita guidando per 340 chilometri è un Renato Carpentieri da manuale dell’intolleranza, meticoloso nei respingimenti, con inaspettate strette di mano, scarse domande su due figlie cresciute, indisponenti notizie sul proprio erede Henrik tenuto a bada (con figlia) sull’altra sponda del lago: un gigante della vecchiaia in rotta con l’umanità.

Incuriosisce la Marianne di Alvia Reale approdata lì, incassatrice, con l’animo più mediatore, disposta solo in chiusura ad ammettere che è giunta sentendosi come convocata dall’ex partner. Più complesso è il dispositivo dell’Henrik di Elia Schilton, annichilito dalla vedovanza, possessivo e sospetto di incesto con la figlia Karin cui insegna violoncello, capace d’un gesto suicida quando lei decide di affrancarsi. E c’è infine lei, la Karin di Caterina Tieghi, ben consapevole del pesante legame col padre, e conscia d’una lettera rivelatoria della madre, e della resistenza del padre a un’offerta di tirocinio per lei, tanto che decide d’accettare ad Amburgo un corso guidato da Claudio Abbado. L’ottimo cast accoglie la tragedia urlata con cui Andò fa presagire la fine all’ex capofamiglia, denudando lui e la sua compagna di prima, allineando in una Sarabanda a quattro tutti i personaggi. Scena madre paurosa, al posto del tenero epilogo. Escono intanto, del regista, Il coccodrillo di Palermo edito da La Nave di Teseo, e il film L’abbaglio.

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