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Studiosi e prostitute, la Roma di Nino Manfredi era di facili costumi

Flavio Insinna in "Gente di facili costumi" 

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Luca, figlio dell’attore, riporta in scena un classico della carriera del padre. Flavio Insinna è l’alter ego del grande Nino
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ROMA – È una miniera di aneddoti, la commedia del 1988 Gente di facili costumi scritta (insieme a Nino Marino) e interpretata da Nino Manfredi. Ne è testimone il figlio regista e sceneggiatore Luca Manfredi che dal 2023 ha coltivato l’idea riportare in palcoscenico il testo. «Mio padre mi trattò da spettatore di fiducia, chiedendomi pareri schietti sul suo personaggio di intellettuale insoddisfatto e su quel tipo di mondana caciarona che è la sua coinquilina del piano di sopra. Per lui il rapporto tra lo scrittore e la rumorosa prostituta che lo deve ospitare costituiva un sogno umano contro il rischio che il bello e il buono si adeguassero all’utile».

Volendo ripristinare in teatro il copione, nessun dubbio per Luca su Flavio Insinna alter ego paterno. «Flavio si stupì che non coinvolgessi Elio Germano, protagonista nel 2017 del mio film In arte Nino sugli anni Trenta/Cinquanta di papà. Dovetti rispondergli “No, qui lo…

ROMA – È una miniera di aneddoti, la commedia del 1988 Gente di facili costumi scritta (insieme a Nino Marino) e interpretata da Nino Manfredi. Ne è testimone il figlio regista e sceneggiatore Luca Manfredi che dal 2023 ha coltivato l’idea riportare in palcoscenico il testo. «Mio padre mi trattò da spettatore di fiducia, chiedendomi pareri schietti sul suo personaggio di intellettuale insoddisfatto e su quel tipo di mondana caciarona che è la sua coinquilina del piano di sopra. Per lui il rapporto tra lo scrittore e la rumorosa prostituta che lo deve ospitare costituiva un sogno umano contro il rischio che il bello e il buono si adeguassero all’utile».

Volendo ripristinare in teatro il copione, nessun dubbio per Luca su Flavio Insinna alter ego paterno. «Flavio si stupì che non coinvolgessi Elio Germano, protagonista nel 2017 del mio film In arte Nino sugli anni Trenta/Cinquanta di papà. Dovetti rispondergli “No, qui lo voglio vecchio”. S’arrese e mi fece un regalo, mi rammentò che frequentando il Laboratorio di Proietti ebbe da Gigi il compito di fare in VHS un’intervista proprio all’autore-interprete di Gente di facili costumi. Ho considerato con affetto la cosa».

Luca Manfredi 

Scoperta un’analogia tra la romanità di Nino Manfredi e la romanità di Insinna, per il ruolo della vicina di casa nottambula ha scelto Giulia Fiume. Unica licenza di Manfredi jr., qualche taglio. Conservando un botta e risposta di 120 minuti. «A rendere omaggio alla stesura d’origine c’è pure il modernariato di Missoni: Ottavio e Rosita Missoni donavano a mio padre e a mia madre cardigan d’ogni tipo. Poi io, che nasco pubblicitario, scrissi qualche spunto per i 13 anni di spot di papà per la Lavazza, e adesso che hanno sponsorizzato lo spettacolo abbiamo affisso al contrario quel marchio al neon sull’esterno del lavatoio abitato dalla escort. E c’è un cappello alla Gene Hackman che Flavio si mette...».

Non è solo un amarcord, col mangiadischi e Rumore della Carrà a tutto volume, la commedia del 1988: che dire del misantropo creativo che sogna di fare arte con un uomo sostituito da un computer alla Kubrick? E come reagire a una Roma non ancora multietnica che è accogliente, senza pregiudizi, con una prostituta che spiega la vita a uno scrittore? «Abbiamo fatto alcune serate di rodaggio l’anno scorso, ora abbiamo cento repliche e la stagione prossima altre grandi città. E c’è un’eredità. La mia passione per i chiodi da ragazzo, alle prove del Rugantino, mi fece agire sui fermi impedendo la rotazione della scena: l’impianto attuale di Luigi Ferrigno è un tributo poetico al design di Coltellacci».

Flavio Insinna e Giulia Fiume 

Dopo il Quirino (e fino al 9 a Firenze), questo testo italiano di 37 anni fa sulla coesistenza tra un uomo riflessivo e una donna movimentata è un documento della nostra società, un fermo-immagine tra un grecista e una mondana. Flavio Insinna ha un’indole in regola con un Neil Simon che non tramonta, Giulia Fiume ha quasi i sintomi della squillo di Anora, e la regia di Luca Manfredi è affettuosa, intima, divertita.

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