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“Il Golem”, quando la parola ha un potere che rigenera

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Jacopo Gassmann porta in scena il testo di Juan Mayorga al Teatro India di Roma, proseguendo il suo percorso con l’autore madrileno dopo Il ragazzo dell’ultimo banco
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Bisogna aver già visto il terzo perfetto spettacolo di Juan Mayorga Il ragazzo dell’ultimo banco realizzato nel 2019 da Jacopo Gassmann al Piccolo Teatro di Milano, per avere oggi un più logico accesso al quarto testo dell’autore madrileno adottato dal nostro regista, Il Golem, al Teatro India fino a domenica 23, protagonisti Elena Bucci, Monica Piseddu e Woody Neri. Una produzione di Teatro di Roma, Sardegna Teatro e Stabile dell’Umbria.

Nel lavoro di allora c’era il potere pervasivo della scrittura in una forbice di crisi economica, e il tema del copione odierno mette in gioco l’autorità della parola in un Paese su cui gravano tumulti, ingiustizie e liste di proscrizione autoritarie. Nell’avveniristico impianto di pannelli trasparenti di un ospedale si misurano tre misteriosi personaggi, la dedita moglie (Piseddu) di un ricoverato afflitto da un male raro, una traduttrice che fa da consulente della clinica (Bucci), e …

Bisogna aver già visto il terzo perfetto spettacolo di Juan Mayorga Il ragazzo dell’ultimo banco realizzato nel 2019 da Jacopo Gassmann al Piccolo Teatro di Milano, per avere oggi un più logico accesso al quarto testo dell’autore madrileno adottato dal nostro regista, Il Golem, al Teatro India fino a domenica 23, protagonisti Elena Bucci, Monica Piseddu e Woody Neri. Una produzione di Teatro di Roma, Sardegna Teatro e Stabile dell’Umbria.

Nel lavoro di allora c’era il potere pervasivo della scrittura in una forbice di crisi economica, e il tema del copione odierno mette in gioco l’autorità della parola in un Paese su cui gravano tumulti, ingiustizie e liste di proscrizione autoritarie. Nell’avveniristico impianto di pannelli trasparenti di un ospedale si misurano tre misteriosi personaggi, la dedita moglie (Piseddu) di un ricoverato afflitto da un male raro, una traduttrice che fa da consulente della clinica (Bucci), e il consorte preso in cura (Neri). Per garantire attenzioni mediche, la influencer dell’istituto convince la signora in visita a collezionare termini linguistici di natura non detta, e si crea un’occulta scacchiera di rinvii filologici.

L’enigma s’arricchisce di proiezioni, nevrosi, e ‘arbitrari silenzi degradati’, per dirla con Sartre. Interpreti tutti coinvolgenti, regia kafkiana, scene di Gregorio Zurla, fonica solo un po’ potenziabile.

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