C’è una costruzione del genere, e un lavoro di emancipazione dalla figura materna, in Stabat mater scritto, diretto e ora cointerpretato da Liv Ferracchiati nei panni d’uno scrittore trentenne ritratto nel suo cammino di transizione mentale verso l’identità maschile. Un percorso di sensibilità critiche che rendono non facile l’autodeterminazione, tra i fraintendimenti che alterano la libertà d’espressione.
In questa nuova edizione del testo nato nel 2017, oltre alle redini del personaggio Andrea sentitamente qui adottate da Ferracchiati, c’è la presenza fisica installata in scena e occhiuta (con video dal vivo) della Madre interpretata da Francesca Gatto, un familiare che incombe (a differenza della genitrice filmata, Laura Marinoni, nell’esordio). La co…
C’è una costruzione del genere, e un lavoro di emancipazione dalla figura materna, in Stabat mater scritto, diretto e ora cointerpretato da Liv Ferracchiati nei panni d’uno scrittore trentenne ritratto nel suo cammino di transizione mentale verso l’identità maschile. Un percorso di sensibilità critiche che rendono non facile l’autodeterminazione, tra i fraintendimenti che alterano la libertà d’espressione.
In questa nuova edizione del testo nato nel 2017, oltre alle redini del personaggio Andrea sentitamente qui adottate da Ferracchiati, c’è la presenza fisica installata in scena e occhiuta (con video dal vivo) della Madre interpretata da Francesca Gatto, un familiare che incombe (a differenza della genitrice filmata, Laura Marinoni, nell’esordio). La compagna del protagonista Andrea è, con dialettica e partecipe eleganza, la donna resa da Livia Rossi, mentre la psicologa che lentamente (non risolutamente, lei) si interporrà nel ménage è Chiara Leoncini.
I paradigmi di questa drammaturgia che rifiuta stereotipi maschili alla ricerca di nuovi prototipi di uomo in un gineceo composto da tre donne sono sorvegliati, icastici, poetici. Hanno senso le questioni sulla normalità, sull’attrazione, sul talento, sulle telefonate domestiche, su Bergman e Allen, sui pensieri ad alta voce. Colpisce il monologo sui cataclismi del senza-di-te. Visto ad Ancona, dal 6 maggio a Torino.
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Stabat mater
Regia di Liv Ferracchiati
Voto: 4 stelle su 5