“Peer Gynt” alla Scala, la rivoluzione di Clug: il picaro di Ibsen diventa una danza magica
di Anna BandettiniMILANO – L’impresa audace è quella del fascinoso coreografo Edward Clug che ha trasformato, con appassionata partecipazione, Peer Gynt, picaresco capolavoro teatrale di Ibsen, sul temerario peregrinare di Peer, avventuriero, bugiardo, sbruffone, che vaga per mondi reali e interiori, tra incontri magici e altri da incubo, in uno spettacolo di danza sontuoso, con trenta ballerini, storie fantastiche, atmosfere magiche e un esito trionfale dovunque.
Tale è stato anche l’altra sera alla Scala di Milano dove Peer Gynt ha festeggiato i dieci anni entrando per la prima volta nel repertorio di una compagnia italiana. Con il Corpo di Ballo al completo, il coreografo di origine romena, oggi uno dei nomi di punta e più amati della danza internazionale, ha anche celebrato il suo esordio scaligero alla grande.
Decine di personaggi, luoghi, intrecci ironici e maliziosi, e una precisa e stupefacente dovizia di dettagli, compongono un balletto da non perdere, incantevole sia visivamente (i costumi di Leo Kulaš e il set di Marko Japelj sono parte integrante e determinante dello spettacolo) sia narrativamente, grazie a una "riduzione” dall’originale in prosa che entra nei nodi morali della vicenda con gusto dell’ironia e del fantastico, segno che Clug ha fatto anche un gran lavoro di drammaturgia.
Seguiamo, così, Peer adolescente che litiga con la madre, giovane che adula le donne degli altri, e ancora l’incontro misterioso e impaziente coi Troll, poi adulto che si ritrova, malinconico e vessato, in manicomio, o defraudato da una fatalona orientale, per tornare tra le braccia di Solveig, la donna che, per ragioni misteriose, lo aspetta da una vita.
Accompagnato dalle musiche di diverse partiture di Edvard Grieg eseguite dall’orchestra scaligera diretta da Victorien Vanoosten, e al pianoforte Leonardo Pierdomenico, il Corpo di Ballo scaligero è stato straordinario in una coreografia impegnativa, per il variegato stile contemporaneo e la precisione tecnica che richiede. Alla prima sono stati tutti ammirati: Andrea Crescenzi, Emanuele Cazzato, Agnese Di Clemente, Maria Celeste Losa, Antonella Albano, Mattia Semperboni, Marcogostino, ma soprattuto il protagonista, Navrin Turnbull, (in alternanza nel corso delle repliche fino al 18 aprile, con Timofej Andrijashenko): il suo Peer attraversa la scena con spavalderia e passione, un adolescente sventato, carico di nervosa intensità, ma anche dolcezza come nei due pas de deux dell’inizio e della fine della storia, insieme a Solveig, la brava Alice Mariani (in alternanza nel ruolo con Martina Arduino), dove per la sua salvezza, lo scavezzacollo Peer si porta dietro se non le ragion dell’amore, almeno delle buone intenzioni.