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“Buena vista” a Broadway: l’omaggio ai vecchietti che fecero la revolución

(foto di Matt Murphy) 

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Abbiamo visto il musical che ripercorre le vicende umane e musicali della band tornata alla gloria con il disco del 1997 e il documentario di Wim Wenders
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New York – Negli anni Cinquanta del secolo scorso animarono, suonando canzoni già vecchie allora, i locali de L’Avana alle prese con gli stravolgimenti della rivoluzione cubana. Mezzo secolo dopo Nick Gold, direttore dell’etichetta britannica World Circuit, aiutato da Juan de Marcos González rintracciò e riunì quei musicisti ormai ultraottantenni. Sotto la supervisione del chitarrista Ry Cooder registrò le loro hit di allora e nel 1997 pubblicò quello che divenne uno degli album di world music più venduti di tutti i tempi. Due anni dopo, l’arzilla band partì per un tour fuori dall’isola. Wim Wenders riprese le tappe di New York e Amsterdam, realizzando un documentario, nominato agli Oscar, intitolato come l’album che a sua volta prendeva il nome dal malfamato locale dove un tempo suonavano.

New York – Negli anni Cinquanta del secolo scorso animarono, suonando canzoni già vecchie allora, i locali de L’Avana alle prese con gli stravolgimenti della rivoluzione cubana. Mezzo secolo dopo Nick Gold, direttore dell’etichetta britannica World Circuit, aiutato da Juan de Marcos González rintracciò e riunì quei musicisti ormai ultraottantenni. Sotto la supervisione del chitarrista Ry Cooder registrò le loro hit di allora e nel 1997 pubblicò quello che divenne uno degli album di world music più venduti di tutti i tempi. Due anni dopo, l’arzilla band partì per un tour fuori dall’isola. Wim Wenders riprese le tappe di New York e Amsterdam, realizzando un documentario, nominato agli Oscar, intitolato come l’album che a sua volta prendeva il nome dal malfamato locale dove un tempo suonavano.

"Buena Vista Social Club", quando Wenders li raccontò sul grande schermo

Ora, Buena Vista Social Club vive l’ennesima rinascita. Trasformato nel musical che dopo aver conquistato il pubblico grazie al passaparola in un teatrino di Chelsea, ha debuttato a fine marzo al mitico Gerald Schoenfeld Theatre di Broadway: ogni sera tutto esaurito. Certo, il compositore che arrotolava sigari Compay Segundo, il vocalist lustrascarpe Ibrahim Ferrer e il pianista senza strumento Rubén González non ci sono più. Morti, dopo aver almeno assaporato il successo.

Buena Vista Social Club, addio alle scene: il commento di Gino Castaldo

Della band originale sopravvivono solo il “Jimi Hendrix cubano” Eliades Ochoa. E la centenaria Omara Portuondo, star del Tropicana con la sorella Haydee fin quando il duo venne sciolto dalla rivoluzione: Omara restò a Cuba, Haydee andò in America, non si parlarono mai più.

Omara e Ibrahim, emozioni con "Quizàs"

La storia musicale e umana di quegli artisti che diedero ritmo e stile all’afro-cuban rivive sul palco, fra piroette e ritmo di salsa e bolero dei danzatori, musiche dal vivo e canzoni interpretate dagli attori-musicisti: con la colombiana Isa Antonetti e il cubano di Miami Wesley Wray a dar voce alla sfortunata storia d’amore fra Omara e Ibrahim. E Compay interpretato dallo strepitoso debuttante Da’von T. Moody. Un po’ favola, un po’ dramma rivoluzionario, lo spettatore compie un viaggio nel tempo: su e giù, fra 1956 e 1996, fra le tensioni che portarono alla caduta di Batista e le fatiche del giovane produttore per convincere i musicisti, straordinari ma arrugginiti, a tornare in studio.

La regia di Saheem Ali ne racconta esordi e fortune con i brani dell’album, da El carretero a Candela. Mentre l’iconica Chan Chan arriva nel momento più drammatico, la separazione delle due sorelle. Il bivio che ancor oggi descrive la storia di Cuba e dei suoi abitanti. Il dramma di chi è rimasto sull’isola e non ha fatto fortuna. E quello di chi è scappato e s’è arricchito in America ma ancora si strugge di malinconia e odio. Il risultato è uno straordinario spettacolo che cuce alla musica l’abito della dilaniata società che l’ha forgiata.

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