✕

“Viro”, corpi gemelli che danzano l’identità maschile. La recensione

Ascolta l'audio

Michele Abbondanza e Antonella Bertoni hanno firmato rispettivamente regia e coreografia dello spettacolo con i danzatori Cristian Cucco e Filippo Porro
1 minuti di lettura

Anche la danza performativa indaga sull’identità e, dopo aver studiato il genere femminile nel docu-spettacolo Femina, la storica ed esemplare formazione composta da Michele Abbondanza e Antonella Bertoni ha battezzato rispettivamente regia e coreografia d’un lavoro, Viro, sulla controparte maschile, con ruoli spettanti a due interpreti dotati di insolite qualità gemellari, Cristian Cucco e Filippo Porro.

Le note di regia alludono quasi a una sorta di visconte dimezzato calviniano, a una creatura virile e virale che si scinde in una coppia di sosia, due artisti simmetrici alle prese con ritmi percussivi implacabili. Sottoposte per un’ora alla musica techno di Byetone, le due sembianze fraterne confondono la loro pettinatura da cosmonauti, la loro corporeità affine e la loro dinamica speculare accumulando una serie spaesante di meticolosi, sottili e traumatici cicli di posture, talora in ferrea sincronia, talora in diacroniche mosse.

…

Anche la danza performativa indaga sull’identità e, dopo aver studiato il genere femminile nel docu-spettacolo Femina, la storica ed esemplare formazione composta da Michele Abbondanza e Antonella Bertoni ha battezzato rispettivamente regia e coreografia d’un lavoro, Viro, sulla controparte maschile, con ruoli spettanti a due interpreti dotati di insolite qualità gemellari, Cristian Cucco e Filippo Porro.

Le note di regia alludono quasi a una sorta di visconte dimezzato calviniano, a una creatura virile e virale che si scinde in una coppia di sosia, due artisti simmetrici alle prese con ritmi percussivi implacabili. Sottoposte per un’ora alla musica techno di Byetone, le due sembianze fraterne confondono la loro pettinatura da cosmonauti, la loro corporeità affine e la loro dinamica speculare accumulando una serie spaesante di meticolosi, sottili e traumatici cicli di posture, talora in ferrea sincronia, talora in diacroniche mosse.

Ma quando la mia memoria di spettatore risale alle narrazioni in sincrono di Zero Degrees con Akram Khan e Sidi Larbi Cherkaoui, ecco l’impagabile colpo di scena odierno di Viro, il rincorrersi finale, qui, di battute fuori campo descriventi un contatto infine verbale e sarcasticamente un po’ molesto tra i due uomini, frutto (acuta idea) di una creatività artificiale, di una IA. Visto al Palladium, il 28/5 a Interplay a Torino.

Leggi i commenti