Di che cosa parliamo quando parliamo di amore? Attrazione, abbandono, bugie, sesso, tradimenti, fedeltà... o cosa?. «C’è questo testo, di cui mi sono innamorato, che dà tante risposte. Si intitola Illusioni di Ivan Vyrypaev e coglie nel segno dei sentimenti con una trama che è la trama di tante storie d’amore, sincere, illusorie, paradisiache e infernali». Chi parla è Vinicio Marchioni, 49 anni, un protagonista del nostro cinema e del teatro, da Romanzo criminale tv del 2008 a Diamanti il film di Ozpetek: attore, regista, scrittore è un appassionato di storie e di umanità. E un segno è proprio la bella scelta di dirigere questo testo di Vyrypaev, profondo e strano perché non ha dialoghi ma quattro “narratori” che raccontano le storie intrecciate di due coppie. Lo spettacolo che Marchioni firma da regista, debutta il 25 luglio ed uno dei punti di forza del Mittelfest diretto da Giacomo Pedini dal 18 al 27 luglio a Cividale del Friuli, interpreti Lino Guanciale con Ivna Bruck, Serena Fe…
Di che cosa parliamo quando parliamo di amore? Attrazione, abbandono, bugie, sesso, tradimenti, fedeltà... o cosa?. «C’è questo testo, di cui mi sono innamorato, che dà tante risposte. Si intitola Illusioni di Ivan Vyrypaev e coglie nel segno dei sentimenti con una trama che è la trama di tante storie d’amore, sincere, illusorie, paradisiache e infernali». Chi parla è Vinicio Marchioni, 49 anni, un protagonista del nostro cinema e del teatro, da Romanzo criminale tv del 2008 a Diamanti il film di Ozpetek: attore, regista, scrittore è un appassionato di storie e di umanità. E un segno è proprio la bella scelta di dirigere questo testo di Vyrypaev, profondo e strano perché non ha dialoghi ma quattro “narratori” che raccontano le storie intrecciate di due coppie. Lo spettacolo che Marchioni firma da regista, debutta il 25 luglio ed uno dei punti di forza del Mittelfest diretto da Giacomo Pedini dal 18 al 27 luglio a Cividale del Friuli, interpreti Lino Guanciale con Ivna Bruck, Serena Ferraiuolo, Andrea Tich, attori del Dramma Italiano di Fiume, in un prezioso scambio oltre confine.
Marchioni, i protagonisti di “Illusioni”, sono due coppie innamorate, che invece scoprono inganni, doppie vite... Verrebbe da dire: dove è la novità?
«La novità è la capacità di raccontarlo in modo profondo, smontando le illusioni e di farlo con la freddezza e la tragica ironia tipica di certi autori russi. Curiosavo nella drammaturgia contemporanea ed è stato Fausto Malcovati, lo studioso di letteratura russa, a consigliarmi il testo. Gli sono grato perché è un puzzle sentimentale meraviglioso, costruito per flashback, lungo la memoria dei personaggi, e entra nella natura profonda dei sentimenti, insegue gli spostamenti del cuore e la mutevolezza di cose come amore, amicizia, affetto... Con gli attori stiamo lavorando proprio su questo caleidoscopio. Al punto che anche la loro rappresentazione, ciò che si vedrà in palcoscenico, è forse solo un gioco di illusioni».
Non c’è azione in senso classico: l’autore dice che gli interpreti sono quattro 35enni che narrano le storie di Danny & company.
«Un po’ come in Beckett si parla molto e nessuna azione, eppure succedono interi mondi, vita, amore, matrimoni… e tutto cambia da un momento con l’altro. Scenicamente, mi sono ispirato alla stand up comedy e alle sitcom americane. Questi quattro mi fanno pensare ai personaggi di Friends, con la vita che è tante sliding door dove tutto può cambiare, tanto che i protagonisti si chiedono spesso se c’è qualcosa di stabile a cui aggrapparsi».
Non le mette ansia tutta questa mutevolezza?
«Non do niente per scontato, ma so che anche in amore qualsiasi cosa succeda, io ritornerò lì. Come attore,poi, ho la fortuna di avere una consuetudine a riflettere su cose come l’amore, la vita, la morte...».
A proposito di grandi autori, questa estate ne fa un pieno. Dal 4 a 6 luglio, per la sua prima volta al Teatro Greco di Siracusa è il narratore nella “Iliade” di Giuliano Peparini, poi Cividale con “Illusioni”, poi inizia le prove di “Riccardo III” di Shakespeare, suo terzo spettacolo con il regista Antono Latella.
«Ho paura, Riccardo III è il Male assoluto. Ma sono felicissimo. Con Antonio mi sento un privilegiato. Sarà interessante capire perché il Male ci affascina, e in un momento in cui tutto è bianco o nero, sarà anche utile».
Lei ha scritto un romanzo, “Tre notti” che a leggerlo pare un film. Lo farà?
«Sto scrivendo un trattamento di sceneggiatura, ci spero».
Lo ha scritto per fare i conti con la sua adolescenza turbolenta.
«La verità è che ho voluto giocare con gli stereotipi sulla borgata romana raccontando di bravissime persone, coi cattivi che sono bravi filosofi. Volevo raccontare di uomini che non avessero paura di ammettere i propri errori, i propri fallimenti, le proprie miserie. Penso sia utile dirlo per i più giovani, abituati sui social a doversi mostrare bravi e perfetti. Vorrei dire loro: nessuno si salva da solo».
Restiamo al cinema: ha due film importanti in uscita.
«Due belle esperienze. Fare un film con Antonio Capuano, artista ribelle, libero, anarchico è stato qualcosa di unico: Teresa Saponangelo ed io siamo una coppia che si contende l’affidamento di un figlio in una vicenda tostissima (titolo presunto, Hungry Bird, ndr). L’altro film è Ammazzare stanca di un altro grande autore, Daniele Vicari sul memoriale del primo pentito di ‘ndrangheta».
Soddisfatto di sè?
«Ho avuto la fortuna di fare incontri importanti».
Solo fortuna?
«Mio nonno diceva “se per questi mari vai, questi pesci prendi”. Diciamo che negli anni ho imparato a navigare nei mari giusti».