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“Edipo Re”, Sofocle in scena tra psicoanalisi e visioni digitali

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A quarant’anni dall’Orestea di Stein, il regista Luca De Fusco firma una lettura contemporanea del drammaturgo dell’antica Grecia
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Al Teatro Romano di Ostia Antica, quarant’anni dopo la politica edizione di Peter Stein dell’Orestea di Eschilo, eccoci a Edipo re di Sofocle con regia di Luca De Fusco che avvia un Festival del Teatro di Roma. Stein mostrava in Eschilo una tragedia sociale di oggi, De Fusco rilegge Sofocle tra neurologia freudiana, irrazionale magrittiano e tecnologie correnti. Per lo sventurato Edipo, inconsapevole assassino del padre, e incestuoso nell’unirsi alla madre, la regia fa leva su un innegabilmente austero Luca Lazzareschi, destinato in effigie a interpretare anche i ruoli video-montati di coloro che “sanno” la sua realtà: il veggente Tiresia che anticipa i capi d’accusa, un servo del padre Laio, e un nunzio. È noto il culto di De Fusco per scena e cinema, ma forse le parti filmate rischiano qui d’essere un po’ eccessive.

Tutta reale e generosa è la Giocasta di Manuela Mandracchia, che dopo il bel sostegno dato a Edipo, non…

Al Teatro Romano di Ostia Antica, quarant’anni dopo la politica edizione di Peter Stein dell’Orestea di Eschilo, eccoci a Edipo re di Sofocle con regia di Luca De Fusco che avvia un Festival del Teatro di Roma. Stein mostrava in Eschilo una tragedia sociale di oggi, De Fusco rilegge Sofocle tra neurologia freudiana, irrazionale magrittiano e tecnologie correnti. Per lo sventurato Edipo, inconsapevole assassino del padre, e incestuoso nell’unirsi alla madre, la regia fa leva su un innegabilmente austero Luca Lazzareschi, destinato in effigie a interpretare anche i ruoli video-montati di coloro che “sanno” la sua realtà: il veggente Tiresia che anticipa i capi d’accusa, un servo del padre Laio, e un nunzio. È noto il culto di De Fusco per scena e cinema, ma forse le parti filmate rischiano qui d’essere un po’ eccessive.

Tutta reale e generosa è la Giocasta di Manuela Mandracchia, che dopo il bel sostegno dato a Edipo, non ce la farà, eliminandosi. L’impianto/schermo ottagonale si avvale tra l’altro de Il falso specchio, l’occhio di Magritte spalancato sul cielo (che tanto piacque a Buñuel, per Un chien andalou). Al posto di radici rituali e asciuttezza, c’è una stilizzazione di bombette e abiti primo ‘900. Il finale è cieco, come da millenni. Nel cast Paolo Serra, Francesco Biscione, Paolo Cresta, Alessandro Balletta. Fino a oggi al Teatro Campania Festival. Poi in Spagna e dall’autunno di nuovo nei teatri italiani.

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