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Alla Scala la “Norma” brilla per la musica, ma affonda per la regia

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L’opera di Bellini conquista con interpreti d’eccezione e la direzione ispirata di Fabio Luisi, ma la messa in scena di Olivier Py resta pesante, confusa e lontana dallo spirito del dramma
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Nata bene musicalmente ma regia sgradita al pubblico, Norma prosegue con successo il suo percorso alla Scala. Lo spettacolo farraginoso e privo di linea interpretativa propria di Oliver Py anche nelle repliche è parso alieno e inutilmente pesante. Sera dopo sera è al contrario cresciuta la partecipazione degli spettatori: un vera dimostrazione d’affetto per il ritorno milanese, dopo 48 anni, del capolavoro di Bellini. Poesia sensuale e tragedia concitata, dalla prima all’ultima nota. Erano ben incarnate dalle esemplari protagoniste (solo l’onore delle armi, e dello squillo, per il tenore Freddie De Tommaso). Il vero mondo di Norma è nel conflitto amoroso, più che nei rullanti echi di guerra gallico-romani condensati in pagine splendide di slancio e di colore (cui hanno aggiunto nobiltà gli interventi di Michele Pertusi) quanto drammaticamente inerti. Quando invece Adalgisa e Norma si fronteggiano, ogni nota s’accende. La prima Vasilisa Berzhanskaya è da ammirare per la tornitura di vo…

Nata bene musicalmente ma regia sgradita al pubblico, Norma prosegue con successo il suo percorso alla Scala. Lo spettacolo farraginoso e privo di linea interpretativa propria di Oliver Py anche nelle repliche è parso alieno e inutilmente pesante. Sera dopo sera è al contrario cresciuta la partecipazione degli spettatori: un vera dimostrazione d’affetto per il ritorno milanese, dopo 48 anni, del capolavoro di Bellini. Poesia sensuale e tragedia concitata, dalla prima all’ultima nota. Erano ben incarnate dalle esemplari protagoniste (solo l’onore delle armi, e dello squillo, per il tenore Freddie De Tommaso). Il vero mondo di Norma è nel conflitto amoroso, più che nei rullanti echi di guerra gallico-romani condensati in pagine splendide di slancio e di colore (cui hanno aggiunto nobiltà gli interventi di Michele Pertusi) quanto drammaticamente inerti. Quando invece Adalgisa e Norma si fronteggiano, ogni nota s’accende. La prima Vasilisa Berzhanskaya è da ammirare per la tornitura di voce e l’accento sempre poetico, autentico e in stile. La protagonista Marina Rebecka non è così perfetta nel controllo espressivo: seduce per capacità di alternare morbidezze materne e inarcamenti fieramente combattivi. Restituendo il profilo di Norma amante/ sacerdotessa che rende la sua parte così difficile e ambita. Il dialogo vibrante è retto anzi orientato con intelligente teatralità e gusto musicale raffinati dalla direzione musicale di Fabio Luisi.

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