“Siamo fatti di vuoto”. “Sì, ma almeno ci si può edificare?”. Corre sul filo del sarcasmo giocoso l’ironia di Cercando Carla il tentativo di Filippo Capobianco, campione di slam poet, di scrivere una nuova versione XXI secolo de La ragazza Carla di Elio Pagliarani. Oggi l’alienazione, per la giovane Dondi, più che il lavoro è la casa. Un vulnus che ricorre nei lavori presentati al festival Immersioni, in corso fino al 21 settembre al Piccolo Teatro di Milano che lo produce insieme a Mare Culturale Urbano.
Sei artisti o collettivi under 35 che hanno iniziato a lavorare sul territorio ben prima dell’inchiesta sull’urbanistica. Capacità del teatro di registrare la realtà, restituite in forme ibride, tra allegoria e sociologia. L’emergenza abitativa è simbolo di una precarietà esistenziale ormai incubo. Housing first , tra tutti lo tematizza: un “non-spettacolo” dice l’autrice Elisabetta Consonni. Sola in platea, espone cas…
“Siamo fatti di vuoto”. “Sì, ma almeno ci si può edificare?”. Corre sul filo del sarcasmo giocoso l’ironia di Cercando Carla il tentativo di Filippo Capobianco, campione di slam poet, di scrivere una nuova versione XXI secolo de La ragazza Carla di Elio Pagliarani. Oggi l’alienazione, per la giovane Dondi, più che il lavoro è la casa. Un vulnus che ricorre nei lavori presentati al festival Immersioni, in corso fino al 21 settembre al Piccolo Teatro di Milano che lo produce insieme a Mare Culturale Urbano.
Sei artisti o collettivi under 35 che hanno iniziato a lavorare sul territorio ben prima dell’inchiesta sull’urbanistica. Capacità del teatro di registrare la realtà, restituite in forme ibride, tra allegoria e sociologia. L’emergenza abitativa è simbolo di una precarietà esistenziale ormai incubo. Housing first , tra tutti lo tematizza: un “non-spettacolo” dice l’autrice Elisabetta Consonni. Sola in platea, espone casi, cifre, fotografa la realtà delle offerte immobiliari. In contrappunto sul palco Melania Pallini è venditrice di un’asta pazza giocata col pubblico in chiave grottesca e comica. Ma il racconto vero di Consonni di una cantina, monolocale-cella, a cui si accedeva da una botola e offerta a mille euro supera l’assurdo. Milano è imprigionata nei sotterranei del suo cinico brillare.