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La protesta de la Fenice contro Beatrice Venezi: orchestrali in piazza sulle note di Va’ pensiero

(ansa)

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Saltata la prima di Wozzeck i maestri hanno suonato all’aperto: “Difendiamo l’eccellenza”
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VENEZIA – La musica non è solo melodia. In campo Sant’Angelo riacquista oggi il ruolo di storica protesta “in difesa dell’arte e della sua libertà”. Orchestra e coro della Fenice suonano l’Inno di Mameli e il Va, Pensiero di Verdi: simboli del Risorgimento, testimoniano lotte diverse per il riscatto da una stessa logica di oppressione. Davanti a una folla commossa, maestri e maestranze del teatro chiedono “un nuovo risorgimento della cultura”.

Da quasi un mese sono in rivolta contro Beatrice Venezi, nominata direttrice musicale “senza aver mai diretto prima un concerto con noi e imposta dal sovrintendente Nicola Colabianchi senza un confronto”. La protesta non ha precedenti: sciopero nel giorno della prima del Wozzeck, m…

VENEZIA – La musica non è solo melodia. In campo Sant’Angelo riacquista oggi il ruolo di storica protesta “in difesa dell’arte e della sua libertà”. Orchestra e coro della Fenice suonano l’Inno di Mameli e il Va, Pensiero di Verdi: simboli del Risorgimento, testimoniano lotte diverse per il riscatto da una stessa logica di oppressione. Davanti a una folla commossa, maestri e maestranze del teatro chiedono “un nuovo risorgimento della cultura”.

Da quasi un mese sono in rivolta contro Beatrice Venezi, nominata direttrice musicale “senza aver mai diretto prima un concerto con noi e imposta dal sovrintendente Nicola Colabianchi senza un confronto”. La protesta non ha precedenti: sciopero nel giorno della prima del Wozzeck, manifestazione e concerto offerto alla città per “difendere qualità e indipendenza dall’occupazione di uno dei teatri più importanti del mondo”.

Per orchestrali e coristi il curriculum di Beatrice Venezi non giustifica una nomina tanto prestigiosa, imposta invece “dalle sue relazioni con la premier Giorgia Meloni, con il ministro alla Cultura Alessandro Giuli e con vari dirigenti del centrodestra”. La richiesta, rifiutata dal sovrintendente e da un fischiatissimo sindaco veneziano Luigi Brugnaro, è di revocare la nomina che dal 2026 dovrebbe affidare a quella che viene definita “bacchetta nera” le scelte musicali fino al 2030.

Dopo questa rivolta, una petizione che ha raccolto oltre 15 mila firme, la solidarietà delle più importanti istituzioni musicali italiane e straniere e l’appoggio di alcuni tra i musicisti più importanti del pianeta, per Beatrice Venezi si profila difficile dirigere un’orchestra che sul podio non la vuole. Il braccio di ferro minaccia di bruciare anche il sovrintendente Colabianchi: in campo Sant’Angelo i rappresentanti sindacali del teatro lo sfiduciano il pubblico, pronti a chiedere anche le sue dimissioni. A rischio altri appuntamenti in cartellone, tra cui la prima della stagione lirica e il concerto di Capodanno.

“La Fenice è di chi la fa vivere – dice il maestro Sebastiano Esposito a nome di tutti – chiedere eccellenza non è un reato, né un gesto di discriminazione. Difenderla dall’occupazione del potere è un dovere morale”. Duecento appassionati, se Venezi arriverà in laguna, confermano che non rinnoveranno l’abbonamento. I primi a rivolgere loro l’appello di non spingersi fino a una simile diserzione sono però orchestrali e coristi. “Amiamo questo teatro – dicono – per il quale desideriamo un futuro meritocratico e rispettoso del suo valore umano e artistico. Anche il pubblico contribuisce a scongiurare una deriva autoritaria decisa a soffocare l’arte”. Lo scontro, ripetono eseguendo anche Vivaldi e Mascagni, “non è un fatto personale, o politico, ma la difesa della reputazione di un’istituzione mondiale della cultura”.

Governo, Comune e Fondazione sostengono invece che Venezi, “abile influencer, giovane e molto seguita sui social” può portare “una ventata pop” alla Fenice, “facendo il botto al botteghino e attirando ricchi sponsor”. Dura anche la risposta del sottosegretario alla Cultura, Giammarco Mazzi: smentisce le voci di un imminente ripensamento e la ricerca di una “collocazione diversa” per la direttrice, non appena calmate le acque. “Le agitazioni – scrive – allontanano il dialogo e la reazione contro Venezi è sproporzionata, pericolosa e aggressiva”. Mazzi accusa chi protesta di “irriconoscenza” e ricorda che le fondazioni liriche “godono di 333 milioni annui di contributi pubblici”: 22 quelli per la Fenice. “Soldi che gli italiani pagano – sottolinea - perché si lavori e si produca musica”. Mazzi chiude definendo Venezi un “talento italiano di ritorno” e la paragona al maestro Diego Matheuz. “Lui ha avuto una possibilità a 26 anni, perché non darla a lei a 35?". Con il passare dei giorni si ingrossa però il dossier che mette in forse le qualità della direttrice. Sotto i riflettori decine di “concerti internazionali”, organizzati dalle ambasciate italiane all’estero, oltre che dichiarazioni definite “imbarazzanti”: sia di Venezi, difesa dall’avvocato e senatore della Lega Giulia Bongiorno, sia del padre, ex dirigente di estrema destra in Forza Nuova.

“Mia figlia – dice Gabriele Venezi - ha scritto quattro libri. Non tocca ai sindacati giudicare bravura e competenza di un direttore. Sono animati dalla paura di perdere i loro privilegi da piccola casta”. In un’intervista, prima dello scontro, la direttrice sostiene invece che “un certo femminismo pretende che una donna leader non debba ostentare di esserlo e che per ottenere certi incarichi debba proprio mostrarsi trasandata”. In discussione anche il peso della sua “direzione” al Teatro Colòn di Buenos Aires. Il nostro ministero nel 2022 l’ha nominata propria consulente: l’accusa, ripetuta durante la protesta, è di sorvolare sul fatto che “Venezi non dirige il Colòn”, ma ne è solo “direttrice ospite”. L’eco della rivolta raggiunge così anche l’Argentina. La stampa nota che il compagno di Venezi è “un influente imprenditore argentino, mecenate del teatro Colòn e vicino al presidente Javier Milei”. Va, Pensiero: alla Fenice lo scontro è tra show e cultura, presidio estremo del nostro Paese.

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