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La “Valchiria” di Santa Cecilia: Wagner senza scena ma con un Wotan titanico

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Michael Volle incarna con intensità e verità il dio ferito di Wagner, mentre Daniel Harding e l’orchestra salvano un allestimento debole, privo di vera teatralità ma ricco di potenza musicale
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Anche un dio prova angoscia. Come Wotan nella Valchiria di Wagner. Ha l’animo a pezzi nel lungo monologo del secondo atto. Venti minuti che possono diventare interminabili. Non con Michael Volle, cantante-attore maiuscolo a cui Wotan scorre nel sangue.

Lo vive con naturalezza dolente e adirata: un padreterno inerme nei confronti del destino al quale anche lui deve soggiacere. Volle è nel cast della Valchiria che l’Accademia di Santa Cecilia porta in scena a Roma come prima incursione nell’intero Ring wagneriano spalmato su più anni. Una scommessa, perché fare spettacoli d’opera non è la sua missione. Né ha un palcoscenico adatto. L’orchestra sì, di saporito sugo sinfonico, che Daniel Harding dal podio regola in modo tale che non perda mai mordente nel flusso narrativo di questa partitura epica fatta di tempeste interiori, estasi amorose, ire funeste - senza scordare la “cavalcata”.

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Anche un dio prova angoscia. Come Wotan nella Valchiria di Wagner. Ha l’animo a pezzi nel lungo monologo del secondo atto. Venti minuti che possono diventare interminabili. Non con Michael Volle, cantante-attore maiuscolo a cui Wotan scorre nel sangue.

Lo vive con naturalezza dolente e adirata: un padreterno inerme nei confronti del destino al quale anche lui deve soggiacere. Volle è nel cast della Valchiria che l’Accademia di Santa Cecilia porta in scena a Roma come prima incursione nell’intero Ring wagneriano spalmato su più anni. Una scommessa, perché fare spettacoli d’opera non è la sua missione. Né ha un palcoscenico adatto. L’orchestra sì, di saporito sugo sinfonico, che Daniel Harding dal podio regola in modo tale che non perda mai mordente nel flusso narrativo di questa partitura epica fatta di tempeste interiori, estasi amorose, ire funeste - senza scordare la “cavalcata”.

Merito pure delle voci principali: la Brunilde di Miina-Liisa Värelä, più introspezione che scudisciate vocali, Vida Miknevi?i?t? (Sieglinde), ugola di lama affilatissima, e un wagneriano di lungo corso come Stephen Milling. Invece sono soggette a smottamenti le qualità di Jamez McCorkle (Siegmund). Palazzone bianco, ambientazione greco-romana e qualche costume déco nell’allestimento illustrativo di Vincent Huguet. Non pervenute recitazione e luci: sembra messo su un po’ alla buona.

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Valchiria

di Richard Wagner

Voto: tre stelle su cinque

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