La bottega di Maurizio Casagrande: “Insegno teatro ai ragazzi, come faceva mio padre”
di Rodolfo di GiammarcoROMA – Figlio d’arte, musicista, attore, autore, sceneggiatore, regista di teatro e di film, direttore d’una scuola, e conduttore d’un format, Maurizio Casagrande sta replicando due suoi spettacoli, Il viaggio del padre dal 6 al Teatro Acacia di Napoli, e La prova del nove dal 7 dicembre a Foggia. Casagrande ha vissuto molte vite. «A scuola suonavo la batteria nella banda rock dei Tetra Neon, ho frequentato la scena nell’Accademia di mio padre Antonio Casagrande (artista di prosa e lirica), poi nella compagnia di Nello Mascia ho fatto Viviani con regie di Gregoretti e di Scaparro, finché Achille Millo mi chiamò a Parigi per una sostituzione nel suo Io Raffaele Viviani. Ho partecipato all’avvio del Teatro Bellini. Anni dopo partì il gran sodalizio con Vincenzo Salemme in scena e al cinema. Dopo aver recitato con Vincenzo fino all’incoscienza, ho cominciato anche con miei film e miei testi».
ROMA – Figlio d’arte, musicista, attore, autore, sceneggiatore, regista di teatro e di film, direttore d’una scuola, e conduttore d’un format, Maurizio Casagrande sta replicando due suoi spettacoli, Il viaggio del padre dal 6 al Teatro Acacia di Napoli, e La prova del nove dal 7 dicembre a Foggia. Casagrande ha vissuto molte vite. «A scuola suonavo la batteria nella banda rock dei Tetra Neon, ho frequentato la scena nell’Accademia di mio padre Antonio Casagrande (artista di prosa e lirica), poi nella compagnia di Nello Mascia ho fatto Viviani con regie di Gregoretti e di Scaparro, finché Achille Millo mi chiamò a Parigi per una sostituzione nel suo Io Raffaele Viviani. Ho partecipato all’avvio del Teatro Bellini. Anni dopo partì il gran sodalizio con Vincenzo Salemme in scena e al cinema. Dopo aver recitato con Vincenzo fino all’incoscienza, ho cominciato anche con miei film e miei testi».
Ora tocca al suo Il viaggio del padre a teatro. «Il rapporto tra figlio e genitore alla conquista d’una stima paterna. Mi sono ispirato a Il viaggio dell’eroe di Chris Vogler. Ci sono io, padre pragmatico, e mio figlio, un sognatore sensibile, e finiamo su un’isola di scarti di plastica: una storia ecologica, con due modi di vedere il mondo, l’idea trumpiana di ricavare soldi dai rifiuti contrapposta a un’emergenza umana. Il teatro comico deve pur avere qualcosa di serio da dire».
Ma Casagrande è più strumentista o interprete? «Pensavo di non essere un attore, poi ho capito che mi piace dialogare e interagire. Fin dal primo ruolo che Salemme mi riservò in …E fuori nevica!, consapevolezza avuta in una decina di suoi copioni. Ma ne ho provate di tutti i generi. Nella fiction Carabinieri avevo mio padre nella parte di mio padre. Ho fatto una trasposizione teatrale di Io speriamo che… me la cavo. A farmi tornare indietro alla vocazione sonora è la commedia più recente». Si sta riferendo a La prova del nove, un mix di teatro, musica e canto. «Sperimento, costretto da un produttore, una struttura che fa comodo a un’attrice favorita da una relazione. Mi rivolgo a quelli che hanno avuto troppa fortuna. Nel cast ho voluto attori che suonano (me compreso), e musicisti che recitano».
Per non farsi mancare niente, Casagrande lavora in film altrui. «Ho partecipato al film in uscita di Massimiliano Gallo La salita, ricostruzione di quando Eduardo andò a visitare i reclusi del carcere minorile di Nisida. Io faccio l’attore preparatore dei giovani attori della prigione. E ne La badante di Vincenzo Marra vesto i panni di un sacerdote accanto a un’anziana napoletana ostile alle case di riposo ma non a una cingalese».
Casagrande imita alla radio le cronache sportive di Raimondo Vianello dedicandole alla squadra del Napoli, e insegna teatro ai giovani. «Mi diverto con gli 11-16 enni nella mia Bottega delle Arti 2.0 dell’Istituto Pontano. Ma il cuore mi batté quando, vedendo il video d’un treno gigantesco nel mio Mostri a parte, mio padre me ne chiese una copia».