Valeria Solarino porta in scena Ernaux: “Una foto del nostro tempo, diviso tra poveri e ricchi”
di Rodolfo di GiammarcoROMA – Valeria Solarino testimonia in due modi il suo sincero interesse per gli appuntamenti sociali delle comunità umane. Da poco ha fatto scalpore la sua conversazione per Amnesty International con l’attivista irlandese Séan Binder che, coordinatore di una Ong greca, a Lesbo nelle scorse settimane ha rischiato fino a vent’anni di carcere per favoreggiamento di immigrazione irregolare. E intanto s’è impegnata a fare ancora teatro misurandosi con l’autrice Annie Ernaux, Premio Nobel 2022 della Letteratura, e col suo romanzo Guarda le luci, amore mio sui riti e i contatti dei corpi in un ipermercato urbano: condividerà la scena con Silvia Gallerano, la regia sarà di Michela Cescon, ideatrice dell’impresa e anche coautrice della riduzione con Lorenzo Flabbi. Il marchio produttivo degli Stabili di Bolzano e di Torino assieme a Teatro di Dioniso, Riccione Teatro e L’Orma Editore annuncia il debutto il 12 febbraio a Bolzano, con tournée tra l’altro a Torino, Trieste, Milano.
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ROMA – Valeria Solarino testimonia in due modi il suo sincero interesse per gli appuntamenti sociali delle comunità umane. Da poco ha fatto scalpore la sua conversazione per Amnesty International con l’attivista irlandese Séan Binder che, coordinatore di una Ong greca, a Lesbo nelle scorse settimane ha rischiato fino a vent’anni di carcere per favoreggiamento di immigrazione irregolare. E intanto s’è impegnata a fare ancora teatro misurandosi con l’autrice Annie Ernaux, Premio Nobel 2022 della Letteratura, e col suo romanzo Guarda le luci, amore mio sui riti e i contatti dei corpi in un ipermercato urbano: condividerà la scena con Silvia Gallerano, la regia sarà di Michela Cescon, ideatrice dell’impresa e anche coautrice della riduzione con Lorenzo Flabbi. Il marchio produttivo degli Stabili di Bolzano e di Torino assieme a Teatro di Dioniso, Riccione Teatro e L’Orma Editore annuncia il debutto il 12 febbraio a Bolzano, con tournée tra l’altro a Torino, Trieste, Milano.
Lei, Solarino, è un’artista cui stanno a cuore i fenomeni di massa della gente. Per il progetto su Annie Ernaux come è andata?
«Le persone contano, per me. Cescon è un’attrice che stimo e con cui ho condiviso la formazione allo Stabile di Torino: quando m’ha proposto questa indagine letteraria di mercato io l’ho trovata meravigliosa, dirompente. Gallerano ha trascorsi diversi dai miei, non avrei pensato a una sinergia con lei, ma abbiamo una coscienza in comune. E poi c’è Ernaux: qui ha scritto in una stanza mentre andava a più riprese in un supermercato. Io e Gallerano ci alterneremo, invertiremo i nostri ruoli nella scena di un centro commerciale, per dare continuità ai personaggi, su indicazioni della regia di Michela».
Di che sono pieni, di fatto e simbolicamente, i carrelli della spesa?
«Sono carichi di riflessioni, di necessità, di calcoli qualità/prezzo, di scelte umili, di raccomandazioni materne, con soste nei settori dell’abbigliamento, con velate critiche al capitalismo quando pensi alle catastrofi occorse agli edifici dell’altra parte del mondo con dentro la manodopera dei nostri prodotti. Noi compriamo a pochi euro, e per mancanza di sicurezza i soffitti crollano addosso agli addetti alle manifatture nel lontano Oriente».
Che effetto le fa una drammaturgia ricavata dal diario di un Premio Nobel che osserva i contatti e le usanze di clienti di 130 nazionalità in un tempio del consumo vicino Parigi?
«Mi colpiscono le osservazioni sulle banali logiche di mercato, i calcoli sui prezzi, le ricerche degli sconti, i traguardi d’un piccolo benessere famigliare. E mi rattrista contribuire a scardinare un sistema globale che ha fallito, con privilegi appiattiti, futili, ingannevoli».
La regia di Michela Cescon che impegni riserverà a lei e a Silvia Gallerano?
«Forse indosseremo un vestito identico, ci muoveremo come una stessa persona, e già il manifesto dello spettacolo ci riproduce in pose analoghe. Gestiremo monologhi e dialoghi in una scenografia magari, chissà, senza merci e carrelli”.
Il titolo “Guarda le luci, amore mio”?
«E’ la frase pronunciata da una madre che indica al figlio gli addobbi natalizi, un appuntamento umano con le emozioni all’interno d’un grande magazzino che spersonalizza e induce a guardare gli scaffali. Non importa a che etnia appartieni, ma solo quanti soldi hai. L’unica differenza è tra poveri e ricchi».
Portate a teatro un saggio, un romanzo o un documentario?
«Lo definirei un ragionamento sul nostro tempo, una meditazione a tema. Ma ogni spettatore avrà i suoi punti di vista. Alimenti e oggetti creano frustrazioni, stati d’animo».
Dopo aver sostenuto un testo sulla transizione sessuale, “Gerico Innocenza Rosa” di Luana Rondinelli, lei affronta il suo settimo lavoro teatrale dal 2010, compreso “Perfetti sconosciuti” di Paolo Genovese tuttora in giro, e ha all’attivo 35 film. Silvia Gallerano s’è misurata con tre imprese sceniche di lungo corso. Le vostre affinità?
«Abbiamo varie idee in comune, e questo agevola il compito che ci tocca nella trasposizione da Annie Ernaux. Con Perfetti sconosciuti, alla quarta edizione, sarò occupata fino a gennaio».
La sua recente intervista a Séan Binder prova il suo coinvolgimento per chi rischia in favore degli altri. Il progetto con le pagine di Ernaux dimostra il suo amore per gli altri intesi come semplici clienti. Qual è più in genere la sua posizione col prossimo, nel nostro tempo difficile?
«Il teatro smuove un rito collettivo che fa sapere a chiunque ciò che succede, mentre i potenti si spartiscono il pianeta. Noi siamo la culla della cultura, ora seguiamo molto gli Stati Uniti, eppure io guardo alla vita umana e non agli autoritarismi, credo in Amnesty International che s’oppone al carcere per i manifestanti, e so bene che ci sono solo interessi dietro le drammatiche guerre di adesso: i più forti e i più ricchi non c’ingannano».