È una bella riscoperta questa della drammaturgia americana a cui stiamo assistendo da qualche stagione: dal migliore, Tennessee Williams, a Arthur Miller e ora Eugene O’Neill che Davide Livermore, regista e direttore del Teatro di Genova, ha messo in scena con Il lutto si addice a Elettra, scritta nel 1931. La storia fa rivivere i conflitti famigliari dell’Orestea di Eschilo (Agamennone ucciso dalla moglie Clitennestra, i figli Oreste ed Elettra si vendicano) all’epoca della Guerra di secessione americana, nella famiglia Mannon, dove cambiano i nomi, ma non le tensioni.
La tragedia classica si scioglie così nel dramma borghese, dove emergono fiumi di sensi di colpa freudiani in una dimensione intima, ma non per questo risolutiva, tant’è che, morti tutti, Lavinia-Elettra resterà infelice e in lutto. Livermore non dimentica la storia teatrale del dramma e apre con la registrazione della versione radiofonica del 1956; idealmente, poi, fa un omaggio a Ronconi che la fece nel 1997, ma nul…
È una bella riscoperta questa della drammaturgia americana a cui stiamo assistendo da qualche stagione: dal migliore, Tennessee Williams, a Arthur Miller e ora Eugene O’Neill che Davide Livermore, regista e direttore del Teatro di Genova, ha messo in scena con Il lutto si addice a Elettra, scritta nel 1931. La storia fa rivivere i conflitti famigliari dell’Orestea di Eschilo (Agamennone ucciso dalla moglie Clitennestra, i figli Oreste ed Elettra si vendicano) all’epoca della Guerra di secessione americana, nella famiglia Mannon, dove cambiano i nomi, ma non le tensioni.
La tragedia classica si scioglie così nel dramma borghese, dove emergono fiumi di sensi di colpa freudiani in una dimensione intima, ma non per questo risolutiva, tant’è che, morti tutti, Lavinia-Elettra resterà infelice e in lutto. Livermore non dimentica la storia teatrale del dramma e apre con la registrazione della versione radiofonica del 1956; idealmente, poi, fa un omaggio a Ronconi che la fece nel 1997, ma nulla è fatto per compiacere in questa messa in scena rigorosa per chiarezza, eleganza e dominio dell’insieme, tutte cose che valorizzano la traduzione di Margherita Rubino e soprattutto il lavoro notevole degli attori: Paolo Pierobon, Linda Gennari, Elisabetta Pozzi, Marco Foschi, Aldo Ottobrino, tutti in un equilibrio di nervi, tensioni, fragilità. Dal 7 gennaio a Palermo, poi Napoli, Torino, Brescia, Trieste, Treviso.
Il lutto si addice a Elettra
Regia di Davide Livermore
Voto: 4 stelle su 5