ROMA – Due amici vengono invitati a cena da un loro conoscente per incontrare la sua nuova ragazza; il pupazzo di un ventriloquo va al suo primo appuntamento; un uomo ha il sospetto che il suo compagno non lo ami più. Tre quadri che si intervallano tra di loro in un’escalation di violenza. Assurda come un vaudeville. E’ l’inizio di una dinamica assurda, malata, forse insanabile. E’ un’indagine sulla violenza quotidiana Pornografico Vaudeville (o “Manifesto sul Nulla”), la pièce scritta e diretta da Stefano Poeta, in scena a Roma – con il patrocinio dell’Accademia nazionale d’arte drammatica “Silvio D’Amico” – dal 16 al 18 gennaio 2026 al Teatro Altrove, con Giovanni Conti, Andrea De Luca, Gabriele Enrico, Michele Montironi, Gianluca Scaccia, Luca Zaffanella.
L’opera, vincitrice dell'European Young Theatre Group Competition al Festival di Spoleto, affronta i temi dell’abbandono e del maschile e soprattutto «è un progetto sulla violenza – spiega Poeta – la violenza quotidiana, più stupida, senza motivo, quella celata in un sorriso, in una battutina, in un luogo comune, che distrugge senza che nessuno se ne accorga».
Punto di partenza della drammaturgia, il fenomeno “incel”, “involuntary celibate”, sviluppatosi soprattutto in rete, che indica quegli uomini che si percepiscono come “costretti” dalla società a rimanere senza partner (benché ne desiderino uno) poiché considerati inadeguati – insicuri, non belli, mai all’altezza – e quindi animati da un atteggiamento di frustrazione, disprezzo, rancore nei confronti del mondo femminile, colpevole di rifiutarli.
Da qui, «una violenza che passa inosservata – continua ancora Poeta – o meglio, che si fa finta di non vedere fino a quando ci si ritrova davanti alle sue conseguenze più sanguinose», mossa da misoginia, da un’idea del rapporto uomo-donna fondata sull’oppressione. Violenza che l’autore ha scelto di non mostrare in scena, ma di mostrarne solo gli effetti. Non solo sulla singola “vittima”, ma sulla sensibilità collettiva.