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Boccanegra e la politica che va in scena

(foto di Michele Crosera) 

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L’opera di Verdi alla Fenice dove i musicisti proseguono la protesta con il volantinaggio in piazza prima dello spettacolo e al termine il pubblico lancia quegli stessi volantini per solidarietà
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Roba da uomini il Simon Boccanegra di Verdi. Opera sul potere: faide, vendette, amori, ambizioni, rivalse, perdono. Politica, insomma. La programma la Fenice, teatro per cui la partitura è nata, e dove oggi la politica è entrata a gamba tesa. Perciò i musicisti proseguono con il volantinaggio in piazza prima dello spettacolo e al termine il pubblico lancia quegli stessi volantini dai palchi, per solidarietà contro la nomina di Beatrice Venezi a direttore principale. Scena madre quella del doge genovese Boccanegra che chiede pace, poi però, colpito negli affetti, maledice il proprio nemico.

(foto di Michele Crosera) 

Boccanegra è Luca Salsi, torreggiante nel suo mantello d’ermellino — sontuosi i costumi di Anna Biagiotti, damaschi, broccati, divise, armature d’ogni epoca tra medioevo e ‘800. Lui non canta la sua parte, la sbalza nelle rocce. Suo oppositore è Alex Esposito, fiero e commosso n…

Roba da uomini il Simon Boccanegra di Verdi. Opera sul potere: faide, vendette, amori, ambizioni, rivalse, perdono. Politica, insomma. La programma la Fenice, teatro per cui la partitura è nata, e dove oggi la politica è entrata a gamba tesa. Perciò i musicisti proseguono con il volantinaggio in piazza prima dello spettacolo e al termine il pubblico lancia quegli stessi volantini dai palchi, per solidarietà contro la nomina di Beatrice Venezi a direttore principale. Scena madre quella del doge genovese Boccanegra che chiede pace, poi però, colpito negli affetti, maledice il proprio nemico.

(foto di Michele Crosera) 

Boccanegra è Luca Salsi, torreggiante nel suo mantello d’ermellino — sontuosi i costumi di Anna Biagiotti, damaschi, broccati, divise, armature d’ogni epoca tra medioevo e ‘800. Lui non canta la sua parte, la sbalza nelle rocce. Suo oppositore è Alex Esposito, fiero e commosso nei duetti, malgrado le note gravi risuonino poco. Un altro che vorrebbe vederlo morto è Francesco Meli: gli sta a pennello la vocalità di vendicatore ardimentoso dal cuore palpitante d’eros. E Simone Alberghini, coriaceo, prima briga affinché Boccanegra sia doge, infine l’avvelena. A Francesca Dotto, unica donna, resta uno strapuntino, occupato con professionalità. Dalla buca, l’orgoglio di coro e orchestra è pilotato da Renato Palumbo, esperienza da vendere. Come Luca Micheletti, qui non attore, non baritono, ma regista che sa come tenere avvinto un pubblico.

(foto di Michele Crosera) 


Simon Boccanegra

Regia di Luca Micheletti

Voto: tre stelle su cinque

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