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I Motus ritrovano Frankestein: la Creatura e il dialogo tra cinema e teatro

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La recensione | Allo spettacolo di un anno fa si aggiunge un nuovo capitolo con appendice di video e performance per indagare l’odio e il mostruoso
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È bene dedicare una riflessione teatrale a un “film performato” di MOTUS circolante sulle nostre scene, un’opera coniata in forma di dittico al Vascello per il Romaeuropa festival, con uno spettacolo d’un anno fa e un nuovo capitolo aggiunto nel titolo onnicomprensivo Frankenstein_diptych (love story+history of hate), con appendice di performance e di video studianti odio e mostruosità alla luce di linguaggi, idee, culture di oggi.

Intanto dopo vent’anni va salutato con piacere il ritorno all’azione, il contributo attoriale di Enrico Casagrande, co-ideatore e co-regista dell’impresa con Daniela Nicolò, drammaturga con ricerche condivise da Ilenia Caleo. Accanto a Casagrande, Tomiwa Samson, Segun Aina e Yuan Hu.

Dopo il movimento d’avvio della stagione scorsa, lì con Silvia Calderoni e Alexia Sarantopulou, qui s’inserisce netto il concorso del documentario…

È bene dedicare una riflessione teatrale a un “film performato” di MOTUS circolante sulle nostre scene, un’opera coniata in forma di dittico al Vascello per il Romaeuropa festival, con uno spettacolo d’un anno fa e un nuovo capitolo aggiunto nel titolo onnicomprensivo Frankenstein_diptych (love story+history of hate), con appendice di performance e di video studianti odio e mostruosità alla luce di linguaggi, idee, culture di oggi.

Intanto dopo vent’anni va salutato con piacere il ritorno all’azione, il contributo attoriale di Enrico Casagrande, co-ideatore e co-regista dell’impresa con Daniela Nicolò, drammaturga con ricerche condivise da Ilenia Caleo. Accanto a Casagrande, Tomiwa Samson, Segun Aina e Yuan Hu.

Dopo il movimento d’avvio della stagione scorsa, lì con Silvia Calderoni e Alexia Sarantopulou, qui s’inserisce netto il concorso del documentario [ÒDIO] con percorsi di varia natura geografica su costiere di fiordi o di ecomostri calabresi. Da Mary Shelley e da MOTUS emergono Nuoterò per l’eternità o Io non posso morire perché non ho mai vissuto, sagome nere o con casco, squilibri di rabbia e tenerezza, orrori di fiamme o di droni con cenni a genocidi, in una ricerca di accoglienza, in un’umanità filmata senza pace.

Questa History of hate è una ricerca d’amore in maschera, tra corpi fluidi e politici. Il 6 a Pesaro, poi Bologna, Milano.

Frankenstein_diptych (love story+history of hate)

Regia di Enrico Casagrande e Daniela Nicolò

Voto: 3 stelle / 5

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