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Cecilia Bartoli: “Pippo Baudo mi scoprì a ‘Fantastico’. Tifo per la Roma ma allo stadio non urlo”

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La mezzosoprano e direttrice del festival di Pentecoste di Salisburgo: “Nuoto, pilates, yoga, passeggiate all’aria fresca devono essere il pane quotidiano per un cantante lirico. Mi piace Ghali, vorrei conoscerlo”
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Mezzosoprano e manager, Cecilia Bartoli è un vulcano di musica e idee. Voce saettante in un repertorio vastissimo che va dal barocco a “West Side Story” (con picchi in Vivaldi, nel repertorio pirotecnico dei castrati, nel suo strepitoso Rossini), dieci milioni di dischi venduti, cinque Grammy, dal 2011 dirige il Festival di Pentecoste a Salisburgo – un contratto rinnovato quattro volte, fino al ’31 - e da un paio di stagioni anche l’Opéra di Monte Carlo, dove ha fondato un’orchestra. Ora si prepara a cantare alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali, oggi a San Siro (alle 20:00), con il pianista cinese Lang Lang. “Vietato svelare qualsiasi cosa sullo show. Posso dire che da tempo Lang è un compagno musicale sensibile: scopriamo insieme, e ci scambiamo, timbri e colori sonori”, racconta la cantante romana di nascita, residente sulle rive del lago di Zurigo. “Per me è la prima volta che mi esibisco in uno stadio. Mentre da tifosa giallorossa, con un fratello-rivale juventino, …

Mezzosoprano e manager, Cecilia Bartoli è un vulcano di musica e idee. Voce saettante in un repertorio vastissimo che va dal barocco a “West Side Story” (con picchi in Vivaldi, nel repertorio pirotecnico dei castrati, nel suo strepitoso Rossini), dieci milioni di dischi venduti, cinque Grammy, dal 2011 dirige il Festival di Pentecoste a Salisburgo – un contratto rinnovato quattro volte, fino al ’31 - e da un paio di stagioni anche l’Opéra di Monte Carlo, dove ha fondato un’orchestra. Ora si prepara a cantare alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali, oggi a San Siro (alle 20:00), con il pianista cinese Lang Lang. “Vietato svelare qualsiasi cosa sullo show. Posso dire che da tempo Lang è un compagno musicale sensibile: scopriamo insieme, e ci scambiamo, timbri e colori sonori”, racconta la cantante romana di nascita, residente sulle rive del lago di Zurigo. “Per me è la prima volta che mi esibisco in uno stadio. Mentre da tifosa giallorossa, con un fratello-rivale juventino, all’Olimpico ci sono stata diverse volte. Poi me l’hanno vietato: urlare non è sano per la voce. Ma posso rivelare un desiderio riguardo a questa cerimonia?”.

Cecilia Bartoli con il pianista Lang Lang

 

Quale desiderio? “So che ci sarà Ghali. Vorrei conoscerlo. Mi piace. Me l’ha fatto scoprire mia nipote. È un rapper che usa la melodia per fare canzoni di spessore, anche politico. Me lo sento affine per il suo essere controcorrente”.

Magari collaborarci? “Perché no? Se parliamo di crossover, anche con Bocelli ho cantato”.

Lei pure va contro il mainstream?

“Sì, per esempio quando ho cantato la Norma di Bellini. Uno scandalo. È per i soprani, sostenevano i melomani, depistati però nella loro concezione dal peso specifico che la voce sopranile ha assunto in seguito con Verdi e Puccini. Invece Norma era concepita per un’ugola malleabile come quella di Maria Malibran, diva del primo ’800 di cui ho recuperato il repertorio, che era a suo agio anche nelle parti da contralto e mezzosoprano. Ma non ho fatto solo questo”.

Bartoli all'Opera di Monte Carlo

 

Che altro si è inventata? “Ho viaggiato dalla Germania a San Pietroburgo su una rompighiaccio, poiché evito quanto più possibile l’aereo: tre giorni attraverso una distesa luminosa di mare per andare a scovare partiture italiane sconosciute di nostri compositori che hanno lavorato alla corte della zarina Caterina. Nomi come Giuseppe Sarti, Paisiello, Cimarosa”.

Le ha trovate? “Certo. E mi ripromisi di creare un’orchestra di corte che tornasse a suonarle come un tempo. Stesso spirito. Stesse sonorità, sugli strumenti d’epoca. Ma quale corte convincere oggigiorno al mecenatismo musicale? Ne parlai con l’allora direttore dell’Opéra di Monte Carlo, Jean-Louis Grinda, che mi presentò al principe Alberto e a Carolina. Entusiasti, loro. Così dieci anni fa sono nati Les Musiciens du Prince guidati da Gianluca Capuano. Lo stesso gruppo che pochi giorni fa, nel teatro di cui ora sono direttrice, ha eseguito la Valchiria di Wagner, regia Davide Livermore. Con suono d’epoca terso, distante da quegli tsunami orchestrali divenuti ormai consueti”.

È un teatro per super ricchi?

“Tutt’altro. I biglietti vanno da quaranta euro, meno della media europea. I Grimaldi vogliono che sia accessibile a tutti il loro teatro, gioiellino sul mare progettato da Charles Garnier, lo stesso architetto dell’Opéra di Parigi. Adesso ci programmo anche il musical”.

Carriera prossima ai quarant’anni, la sua. Avviata come? “Frequentando fin da piccola l’Opera di Roma, compresi gli spettacoli kolossal a Caracalla. Lì erano coristi papà, romagnolo, e mamma, emiliana, che è stata la mia insegnante. Mentre a casa mio fratello mandava sul mangiadischi Rita Pavone in tutte le salse - non solo quella di pomodoro”.

Ma è Pippo Baudo che l’ha scoperta, no? “A ‘Fantastico’, precursore degli attuali talent show. L’anno in cui partecipò anche Lorella Cuccarini. La Rai venne in Conservatorio a cercare noi studenti per i provini. Fu Baudo stesso a selezionarmi e come madrina in tv avevo Katia Ricciarelli. Pareva già ci fosse del tenero tra loro. Baudo l’ho rivisto l’ultima volta in collegamento via Zoom, affettuoso come sempre, in quella che è stata una delle sue ultime apparizioni televisive, entrambi ospiti di Caterina Balivo”.

Ora sui palcoscenici italiani lei capita di rado.

“Ci ho cantato, eccome, dalla Scala in giù. Solo che quando la mia attività internazionale ha prese piede, e teatri come il Metropolitan di New York ti scritturano con cinque anni d’anticipo, le proposte dall’Italia arrivano sempre quando l’agenda è piena. Ora frequento soprattutto Cremona e Rimini. Comunque non si può negare che io sia un’ambasciatrice della cultura italiana nel mondo. Fin da quando, nel 1999, il mio disco su Vivaldi ha venduto un milione di copie, aprendo la strada al boom delle sue opere”.

L’anniversario del debutto, l’anno prossimo, come lo celebrerà? “All’Opera di Roma, dove tutto è cominciato. Era il 1987, il Barbiere di Siviglia di Rossini. L’ultima volta di papà nel coro prima della pensione”.

Tornando alle Olimpiadi. Un cantante d’opera è anche atleta? “Nuoto, pilates, yoga, passeggiate all’aria fresca devono essere il pane quotidiano. Servono a tenere in attività gli addominali, il nostro motore. E dobbiamo esercitarci perfino nell’apnea, che è alla base della tecnica del canto”.

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