Nello Mascia, un esponente incrollabile del teatro napoletano, forte dei suoi 79 anni, è nei panni di Giovanni Chierici cui ne La rigenerazione di Italo Svevo, testo del 1926, vengono attribuiti 76 anni, e affronta quindi un’età autobiografica (mentre Gianrico Tedeschi si misurò col personaggio a 88 anni). Parlo di anagrafe perché questo testo è tutto fondato sulle stagioni e sulle chirurgie della vita, e l’autore vi fece ricorso nel pieno del clamore degli esperimenti ormonali del russo Serge Voronoff.
Ma a volersi liberare dalle visioni borghesi d’una appartenenza generazionale, sottoponendosi al Quirino a un ringiovanimento, è un Mascia in splendida forma, distinto, con qualche perdita di lucidità, attorniato dalla figlia neo-vedova Emma della ben impulsiva Roberta Caronia (con molesto corteggiatore), dalla moglie Anna dell’indulgente Matilde Piana, dal nipote avido, dalla cameriera vogliosa e trasformista Alice Fazzi, e da un’umanità di tutori e caregiver. Il regista Valerio Santo…
Nello Mascia, un esponente incrollabile del teatro napoletano, forte dei suoi 79 anni, è nei panni di Giovanni Chierici cui ne La rigenerazione di Italo Svevo, testo del 1926, vengono attribuiti 76 anni, e affronta quindi un’età autobiografica (mentre Gianrico Tedeschi si misurò col personaggio a 88 anni). Parlo di anagrafe perché questo testo è tutto fondato sulle stagioni e sulle chirurgie della vita, e l’autore vi fece ricorso nel pieno del clamore degli esperimenti ormonali del russo Serge Voronoff.
Ma a volersi liberare dalle visioni borghesi d’una appartenenza generazionale, sottoponendosi al Quirino a un ringiovanimento, è un Mascia in splendida forma, distinto, con qualche perdita di lucidità, attorniato dalla figlia neo-vedova Emma della ben impulsiva Roberta Caronia (con molesto corteggiatore), dalla moglie Anna dell’indulgente Matilde Piana, dal nipote avido, dalla cameriera vogliosa e trasformista Alice Fazzi, e da un’umanità di tutori e caregiver. Il regista Valerio Santoro (responsabile del Teatro Biondo coproduttore con lo Stabile del Friuli Venezia Giulia), immerge nel design d’epoca di Luigi Ferrigno un’idea di mascheramento della società, dove il protagonista ha revanscismi di vestaglie sgargianti e di scostumatezze con la colf sognando rapporti avuti un tempo. Finché la casa prende il volo. Alla lettera. Prossimi scali a Napoli, e a Genova.