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Beatrice Venezi non dirigerà il Concerto di Capodanno alla Fenice di Venezia

Ma sarà sua la sua conduzione dell’opera inaugurale del teatro. Il sovrintendente Colabianchi: “Per il primo giorno dell’anno del 2027 la direttrice aveva già altri impegni professionali”
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Non sarà Beatrice Venezi a dirigere il concerto di Capodanno della Fenice. Ma potrebbe esserci lei sul podio dell'opera inaugurale che aprirà la nuova stagione del teatro veneziano, in novembre - il titolo è Fedora di Umberto Giordano. Lo anticipa a Repubblica il sovrintendente della Fenice Nicola Colabianchi: “Dobbiamo capire se nell’agenda della Venezi c’è spazio per questo impegno anche se il suo contratto non specifica in quali momenti della stagione debba dirigere”. Sarebbe curioso, comunque, che non fosse lei sul podio a novembre: il suo incarico quadriennale da direttore musicale del teatro veneziano comincerà infatti a ottobre 2026.

Ci si sarebbe anche aspettato che a Venezi - nominata dal sovrintendente Nicola Colabianchi senza il placet di orchestra e coro - toccasse una vetrina lucciccante come quella del Capodanno lagunare in diretta tv. Le è stato preferito invece un direttore di nome internazionale e grande esperienza come Gianandrea Noseda, attualmente alla testa della National Symphony di Washington (dove pure lui ha i suoi bei problemi nel rapporto dell'orchestra con l'amministrazione Trump).

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Del resto per il Capodanno sono sempre state scritturate bacchette di fama indiscussa e di cospicua carriera: da Myung-Whun Chung a Daniel Harding, da Fabio Luisi a Michele Mariotti, quest'anno. E comunque la scelta del direttore per il Capodanno non compete solo ai vertici del teatro: vi è coinvolta anche la Rai, che deve dare il via libera a un nome popolare e riconosciuto nel mondo musicale per la capacità di garantire qualità e spettacolo. “Il fatto è che per Capodanno la Venezi ha già altri impegni professionali”.

Dunque tra i due titoli d'opera, i tre concerti sinfonici e un grande evento stabiliti dal contratto di Venezi con la Fenice non ci saranno due delle manifestazioni apicali della stagione 2026-27. Per sapere cosa spetterà a Venezi bisognerà attendere la presentazione ufficiale della stagione, tra quattro mesi. Un grande evento a cui potrebbe ambire è il concerto in piazza San Marco, pure ripreso dalle telecamere Rai, o una tournée internazionale - che il suo contratto assimila al grande evento.

Di certo orchestra e coro non rinunciano alla mobilitazione contro la nomina divisiva un 'direttore' (come Venezi, al maschile, vuole essere chiamata) con un curriculum non compatibile con gli standard di una fondazione lirico-sinfonica del calibro della Fenice. Nel frattempo le spillette 'solidali' vanno a ruba: oltre diecimila ne sono partite da Venezia per raggiungere chi sostiene, non solo in Italia, la protesta dei musicisti. Alcuni direttori se l'appuntano sul bavero della giacca quando dirigono a Venezia: Mariotti a Capodanno, poi Vincenzo Milletarì, ultimamente Stefano Ranzani, che ha anche avviato la sua prima prova incoraggiando l'orchestra a proseguire la mobilitazione.

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Altro fronte aperto negli ultimi giorni dai musicisti, quello contro le affermazioni di Andrea Ruggieri, editorialista del "Giornale" ed ex deputato di Forza Italia, che il 12 febbraio, in un intervento pubblico a Milano alla presenza di Venezi, ha definito i lavoratori della Fenice "quattro pippe il cui titolo di studio è al massimo il battesimo". Una parte dell'orchestra presenterà querela. Soprattutto però i professori attendevano che in difesa della loro onorabilità scendesse in campo il sovrintendente. Il quale, invece, il 19 ha scritto alle sigle sindacali difendendo il suo silenzio: "Replicare a ogni esternazione rischierebbe di alimentare ulteriori tensioni e distogliere l'attenzione dalla nostra missione: garantire l'eccellenza artistica". Parole dello stesso Colabianchi che qualche giorno fa, in audizione presso la commissione Cultura del Senato, ha riferito ai parlamentari di essere alla ricerca di direttori di rango per il suo teatro ma di non riuscire a trovarne perché fino al 2030 tutti quelli di rango risultano impegnati.

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