Per tradizione Cavalleria rusticana di Mascagni (1890) e Pagliacci di Leoncavallo (1892) si rappresentano a coppia, in ordine cronologico. Al Teatro del Maggio fiorentino il regista Robert Carsen inverte l’ordine: in Pagliacci c’è un prologo, che dunque non può che trovarsi ad avvio di spettacolo, sostiene lui. Sulla base dei Pagliacci, in cui vita e messinscena si intersecano, è interpretata anche Cavalleria. Chi sta in platea, in Leoncavallo viene preso dalle vertigini. Il coro siede nella prime file, indistinguibile dagli altri spettatori finché non comincia a farsi sentire, ad agitarsi; poi sale sul palcoscenico, e i cantanti, lassù, ogni tanto capitano giù.
Qual è il confine tra realtà e finzione? È la questione posta da Carsen. La fa sua il cast, buono: Roman Burdenko, Corinne Winters e il tenore Brian Jagde, che se facesse l’attore lo scritturerebbero per qualche serie americana. In Mascagni, però, il gioco del m…
Per tradizione Cavalleria rusticana di Mascagni (1890) e Pagliacci di Leoncavallo (1892) si rappresentano a coppia, in ordine cronologico. Al Teatro del Maggio fiorentino il regista Robert Carsen inverte l’ordine: in Pagliacci c’è un prologo, che dunque non può che trovarsi ad avvio di spettacolo, sostiene lui. Sulla base dei Pagliacci, in cui vita e messinscena si intersecano, è interpretata anche Cavalleria. Chi sta in platea, in Leoncavallo viene preso dalle vertigini. Il coro siede nella prime file, indistinguibile dagli altri spettatori finché non comincia a farsi sentire, ad agitarsi; poi sale sul palcoscenico, e i cantanti, lassù, ogni tanto capitano giù.
Qual è il confine tra realtà e finzione? È la questione posta da Carsen. La fa sua il cast, buono: Roman Burdenko, Corinne Winters e il tenore Brian Jagde, che se facesse l’attore lo scritturerebbero per qualche serie americana. In Mascagni, però, il gioco del metateatro non funziona: la storia siciliana di corna e disonore perde senso se ambientata dietro le quinte di un teatro, nei camerini, in sala prove, con protagonisti (Martina Belli, Luciano Ganci) malamente abbigliati: non avessero la qualità vocale che li sostiene, il nero dello spazio vuoto li risucchierebbe.
Riccardo Frizza, sul podio, riconduce queste partiture sanguigne al suo repertorio d’elezione, il melodramma primo ottocentesco. Al Teatro del Maggio fiorentino fino al 3 mazo
___________________________________________________________________________
Pagliacci-Cavalleria rusticana
regia di Robert Carsen
voto: tre stelle su cinque