Diciotto anni, diciotto film, cinque serie tv. Sara Ciocca ha appena festeggiato il passaggio alla maggiore età e lo ha festeggiato in teatro, al Sistina di Roma dove va in scena dal 20 febbraio Il ragazzo dai pantaloni rosa, versione musical del film che racconta la vera storia di Andrea Spezzacatena.
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Nella versione musicale, firmata dal regista Massimo Romeo Piparo, tornano nei ruoli cinematografici sia il protagonista Samuele Carrino che appunto lei, Sara, che nel film interpretava la sua amica.
Hai compiuto da un mese 18 anni. Come è cambiata la tua vita con questa maggiore età?
"Questi 18 anni mi sbloccano è vero, ma se devo dire la verità per me non è cambiato granché. Quel giorno ero a teatro, ero in prova e la cosa più bella è stata sentire scoccare l’orologio dei miei 18 anni dietro le quinte. È stato un grande regalo perché il cinema e il teatro sono le cose che mi fanno stare meglio in assoluto”.
Ti hanno cantato “Tanti auguri a te?”
"Certo. C’era il maestro che cura gli arrangiamenti del musical e mi hanno cantato gli auguri al pianoforte. Io sono patita dei brani pianoforte e voce, per me è la perfezione. E mi sono ovviamente commossa insieme a tutta la squadra del musical”.
Al Sistina il musical doveva chiudere l’8 marzo ma è stato prorogato fino al 22, poi andrete ad Assisi e lo spettacolo girerà. Cosa sta succedendo a teatro, che pubblico avete?
"Un pubblico molto giovane, ci sono tanti ragazzi e tante famiglie. E tanti occhi lucidi. Il desiderio è quello di regalare le emozioni che noi proviamo agli spettatori. La cosa più bella è sentire durante le canzoni e i numeri musicali il pubblico coinvolto. È una grande soddisfazione. E poi c’è la magia dei camerini al Sistina: ogni camerino ha una sua storia, dentro ogni stanza si riversano lacrime di gioia, insicurezza, nostalgia, paura e coraggio. L’intimità tra noi ragazzi dello spettacolo è il tocco d’amore che ci permette di essere uniti in un unico corpo in scena”.
Balli da quando eri piccolissima, suoni il pianoforte, ma il canto è qualcosa di relativamente nuovo.
"Sì, è la prima volta. Il canto è l’arte che mi libera, che mi permette di tirare fuori i mali, le tristezze, i pensieri che mi ferivano. Il canto per me è catartico e mi riconnette a delle parti profonde di me, è l’unico momento in cui non penso a niente. È una grande liberazione”.
Nel musical c’è ovviamente “Canta ancora” di Arisa, ma poi tantissimi brani che sono molto popolari tra i ragazzi da ‘100 messaggi’ a ‘Volevo essere un duro’. La tua preferita?
"È quella che canto con Samuele (Carrino, ndr), Pastello bianco dei Pinguini tattici nucleari. Racconta il nostro rapporto, la nostra amicizia. C’è un momento di profonda incomprensione tra Andrea e Sara, si vorrebbero aiutare ma si lasciano, piangono insieme. “Ti chiedo come stai, ma non me lo dirai, io con la Coca Cola tu con la tisana thai”. In quel momento si crea una poesia forte che mi fa pensare a quello che vivo".
La sfida maggiore?
“Quasi tutte le canzoni sono scritte da cantautori maschi. Abbiamo dovuto fare delle modifiche, oltre tutto c’è un problema di altezza della musica. Io sono un mezzo soprano, alcune canzoni per me tecnicamente sono un po’ difficili da raggiungere. Qualcuna la abbiamo abbassata, per altre ho fatto un allenamento vocale. Il filo rosso di Alfa, che è molto significativa per i ragazzi, come quando dice “da sconosciuti a innamorati, da innamorati a sconosciuti”, è stata per me molto difficile. Sono contenta che con il maestro, il vocal coach e tutta la squadra sono riuscita ad arrivarci”.
E la canzone in cui il pubblico canta con voi?
“Sogna ragazzo sogna di Vecchioni. Anche perché i ragazzi la conoscono per la versione fatta con Alfa a Sanremo. Come dice il nostro regista Massimo Romeo Piparo quello è il momento in cui gli spettatori hanno gli occhi pieni di speranza. “Passeranno i giorni, passerà l’amore, Passeran le notti, Finirà il dolore. Sarai sempre tu” cantiamo… è il momento in cui Andrea Spezzacatena e gli altri personaggi guardano al domani, nel desiderio di futuro. Per me questa frase è diventata un mantra”.
'Il ragazzo dai pantaloni rosa', la storia di Andrea Spezzacatena è ora un film
Il film è stato un caso, oltre 10 milioni di euro di incasso, è stato per mesi in sala grazie anche alle mattinate con le scuole. Il tema del bullismo tocca tutti, dell’incontro con i ragazzi che hai avuto sia con il film che con lo spettacolo di teatro che cosa ti ha colpito?
“Qualche tempo fa in Calabria con Samuele ho incontrato un ragazzo che è venuto da me e mi ha detto che le nostre parole avevano alleggerito un passato pesante che lo aveva portato a pensare cose tragiche. Sentire quelle parole in un momento della vita, in cui vivo anche io delle difficoltà, un certo squilibrio, mi ha fatto sentire di aver fatto qualcosa di utile per gli altri. Spesso nascondo la mia incertezza che però ho la fortuna di poter tirar fuori sul set quindi sapere di aver contribuito mi ha reso felice”.
Se facciamo un passo indietro alla prima volta che hai messo piede su un set, quando avevi 10 anni sulla serie Il miracolo di Ammanniti, che ricordo hai?
"Ricordo che per ingenuità ero totalmente senza ansia. Andai sul set con una totale tranquillità, ho vissuto la magia come qualcosa di naturale. Girai una scena in un autogrill, oggi vorrei avere quella serenità. Più passa il tempo più l’ansia mi divora quando arrivo sul set, oggi provo molto più timore, ho molte più paure. Ricordo Lucio Pellegrini e Niccolò Ammanniti e la loro complicità con gli attori che creava un ambiente familiare”.
In questi 8 anni di lavoro hai fatto di tutto: commedie, film o serie drammatiche, il poliziesco con Blanca, doppiatrice di cartoon, hai persino recitato in protolatino… il momento più difficile per te?
"È stato durante il periodo della preparazione dello spettacolo Saman - Vita e morte di una ragazza italiana che è stato per me la cosa più difficile da fare da ogni punto di vista: artistico, personale, emotivo. Ero sola su quel palco col mio corpo e la mia fragilità a dare voce a Saman. Lo scorso anno è stato un anno molto impegnativo per me e raccontare la storia di questa ragazza uccisa dalla sua famiglia è stato molto duro. Ho avuto la grande opportunità di creare coreografie che rappresentano il mio stile di danza contemporanea, jazz che corrispondeva alle parole. Con un linguaggio che si fa corpo e non si ha più bisogno delle parole. Il rapporto con il corpo in crescita soprattutto per noi ragazze può andare in crisi e mentre ballavo per Saman ho avuto un’energia fortissima e che utilizzo quando mi serve qualcosa che mi dia un’emozione forte”.
La cosa che ti ha dato più soddisfazione?
"Un provino che ho fatto poco tempo fa. E che mi ha dato una grande spinta. Ho portato una canzone di Etta James Something's Got a Hold on Me. Il gospel per me è un punto di riferimento, ho cantato questa canzone e mi sono calata in quel mondo black anni Sessanta. E ho avuto una bella reazione”.
Il provino l’hai vinto?
“Ancora non lo so. Ma è stato molto bello".
Chi inizia a recitare molto presto come hai fatto tu inizia per gioco, come è giusto che sia. A che punto hai capito che il gioco era diventato un mestiere?
"Non lo voglio considerare un mestiere. Ora che ho 18 anni posso dirlo: non mi sento ancora la responsabilità di vederlo come un mestiere, sono ancora in crescita. Lo voglio vedere come un percorso educativo”.
E la scuola come va?
"Quest’anno sono iscritta al quarto anno di liceo. Ho cambiato diverse scuole ma ora ho trovato una scuola che mi viene incontro perché spesso manco ma i miei insegnanti hanno la pazienza di aspettarmi. Poi vorrei andare all’Università perché il bagaglio culturale è fondamentale per i miei personaggi, più cose so e più libri leggo e meglio posso lavorare”.
A quale facoltà vorresti iscriverti?
"Mi piacerebbe lettere e filosofia o psicologia, comunque qualcosa che ha a che fare con la mente o la storia”.
Il tuo rapporto coi social? Con gli hater?
"È un tema delicato. I social possono essere un mezzo di scoperta, io sui social seguo gruppi di cinema, musica, danza. Ho conosciuto un maestro di danza sui social, tutto può essere un mezzo positivo, ma i social possono essere anche molto nocivi perché la dipendenza e il cyberbullismo sono devastanti. Io da parte mia cerco un equilibrio, consapevolmente devo essere io a gestire la mia presenza sui social. Mi sono resa conto quanto tempo perdo sui social quindi mi impongo di tenere lontano il cellulare così con la mia pigrizia non mi alzo per prenderlo. Prendo in mano un libro e mollo il telefono. La mente si riabitua a tenerlo da parte".
In Europa si discute se vietare o limitare i social ai minorenni. Che ne pensi?
"Io sono favorevole, ci sono anche studi che dimostrano quanto possono far male alla nostra psiche. Tra l’altro è un tema che stiamo discutendo in classe. Credo che i social in un momento di crescita possano fare più male che bene. Bisognerebbe incrementare l’ora di lettura a scuola e far appassionare i ragazzi ai libri per estinguere il mito che leggere è noioso. Io sto trovando nei libri che leggo, Viola Ardone, Silvia Avallone, Roberta Recchia un grande aiuto a capire il tempo che sto vivendo. È difficile raggiungere la passione della lettura ma quando si arriva si fa bingo”.
Uscirà quest’anno Greta e le favole vere di Berardo Carboni ispirato alla figura di Greta Thunberg.
"Sono contenta che il film arrivi finalmente in sala perché ci tengo moltissimo. Credo profondamente nei temi ambientali e del cambiamento climatico, durante la pandemia la figura di Greta Thunberg mi ha con urgenza gridato quanto la catastrofe dell’ambiente sia urgente. Stiamo logorando il mondo, incrementare il verde, nelle città per abbassare la temperatura, riciclo dei materiali, energie rinnovabili tutto questo è nel film. Che spero andrà nelle scuole e nei festival soprattutto quelli pensati per i giovani”.
Un altro film che uscirà nel 2026 è “Le ragazzine stanno perdendo il controllo-la società le teme- la fine è azzurra” dal fumetto di Radigher. Che ci puoi raccontare?
"Non moltissimo. È un titolo lunghissimo che è lo stesso del fumetto. Pierluca di Pasquale ha girato un film molto particolare anche dal punto di vista stilistico, i colori, la scelta fotografica, i costumi… Le protagoniste sono delle ragazzine e affronta il tema del cambiamento adolescenziale, sono contenta che il cinema sia un sismografo della mia vita, quello che mi succede fuori si sta riversando anche nei film”.