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“People, Places & Things”, Favino dirige la moglie Ferzetti in una grande prova d’attrice

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L’attore alla sua prima regia teatrale in un impegnativo testo di Duncan Macmillan sul dramma delle dipendenze da alcol e droghe al teatro Ambra Jovinelli di Roma
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La follia internazionale di questi giorni sembra aver ispirato dieci anni fa Pierfrancesco Favino ad assicurarsi i diritti d’un serio dramma inglese su alienazioni e dipendenze d’una persona. Oggi Favino dirige quel People, Places & Things del quotato 46enne Duncan Macmillan, fino al 15 all’Ambra Jovinelli di Roma.

Nella storia c’è Emma, attrice in cui ci imbattiamo quando all’inizio soffre d’una dissociazione nei panni di Nina nel “Gabbiano” di Cechov: ne seguiremo il calvario in un centro di recupero per alcolisti e tossici. Protagonista, insieme ad altri pazienti sottoposti a terapie, Anna Ferzetti riesce ad assumere tutti i volti, le instabilità e i rifiuti che solo il teatro britannico (vedi certi titoli di Anthony Neilson o di Lucy Prebbe), qui tradotto da Monica Capuani, sa investigare con scientifica acutezza. E va dato atto a Favino d’aver distillato ogni fragilità e maniacalità nel chiuso d’una struttura …

La follia internazionale di questi giorni sembra aver ispirato dieci anni fa Pierfrancesco Favino ad assicurarsi i diritti d’un serio dramma inglese su alienazioni e dipendenze d’una persona. Oggi Favino dirige quel People, Places & Things del quotato 46enne Duncan Macmillan, fino al 15 all’Ambra Jovinelli di Roma.

Nella storia c’è Emma, attrice in cui ci imbattiamo quando all’inizio soffre d’una dissociazione nei panni di Nina nel “Gabbiano” di Cechov: ne seguiremo il calvario in un centro di recupero per alcolisti e tossici. Protagonista, insieme ad altri pazienti sottoposti a terapie, Anna Ferzetti riesce ad assumere tutti i volti, le instabilità e i rifiuti che solo il teatro britannico (vedi certi titoli di Anthony Neilson o di Lucy Prebbe), qui tradotto da Monica Capuani, sa investigare con scientifica acutezza. E va dato atto a Favino d’aver distillato ogni fragilità e maniacalità nel chiuso d’una struttura sanitaria. Il personaggio consegnato a Anna Ferzetti vuole ‘ripulirsi’ ma crea ostacoli umani con dottoresse e assistenti (la duttile Betti Pedrazzi, anche disposta a fungere da madre), ed esprime turbolenze Totò Onnis (pure delicato padre), accanto a Thomas Trabacchi.

La produzione di Ipocriti/Stabile Catania s’avvale bene della scena commutabile di Luigi Ferrigno. Toccante è la ‘recita’ della famiglia impotente di Emma, e quell’ “Andavamo bene?” finale.

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People, Places & Things

regia di Pierfrancesco Favino

Voto: quattro stelle su cinque

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