✕

Fabrizio Bentivoglio: “Ho fatto pace con il passato ma il dolore per mia madre mi ha segnato”

Ascolta l'audio

L’attore porta in scena un lavoro sull’Alzheimer scritto e diretto da Davide Carnevali
2 minuti di lettura

Per la serie “incroci fatali”. Sul palco è un uomo senza memoria, che lentamente scivola nell’Alzheimer, «ma fuori di lì è una valanga di ricordi», sorride Fabrizio Bentivoglio, mentre sorseggia il caffè e si arrotola una sigaretta nel cortile del Piccolo Teatro. «Qui, quasi cinquant’anni fa, nel 1978, ancora allievo della scuola “Paolo Grassi”, esordivo da attore nella Tempesta diretta da Giorgio Strehler». A Milano, poi, è nato 69 anni fa, ha studiato e dolorosamente fuggì quando, 23enne, rimase orfano. «Essere qui, ora, mi pare un cerchio che si chiude».

“Ora” è il debutto di Variazioni sul modello di Kraepelin, lo spettacolo scritto e diretto da Davide Carnevali (l’autore di Ritratto dell’artista da morto, Limited edition), il dramma di un signore che, sotto gli occhi del figlio e di una dottoressa, attraversa un processo di demenza degenerativa: dimentica parole, la funzione degli oggetti, mescola dettagli reali e immaginari, cose vissute da lui o da altri. Il debutto è il 18 mar…

Per la serie “incroci fatali”. Sul palco è un uomo senza memoria, che lentamente scivola nell’Alzheimer, «ma fuori di lì è una valanga di ricordi», sorride Fabrizio Bentivoglio, mentre sorseggia il caffè e si arrotola una sigaretta nel cortile del Piccolo Teatro. «Qui, quasi cinquant’anni fa, nel 1978, ancora allievo della scuola “Paolo Grassi”, esordivo da attore nella Tempesta diretta da Giorgio Strehler». A Milano, poi, è nato 69 anni fa, ha studiato e dolorosamente fuggì quando, 23enne, rimase orfano. «Essere qui, ora, mi pare un cerchio che si chiude».

“Ora” è il debutto di Variazioni sul modello di Kraepelin, lo spettacolo scritto e diretto da Davide Carnevali (l’autore di Ritratto dell’artista da morto, Limited edition), il dramma di un signore che, sotto gli occhi del figlio e di una dottoressa, attraversa un processo di demenza degenerativa: dimentica parole, la funzione degli oggetti, mescola dettagli reali e immaginari, cose vissute da lui o da altri. Il debutto è il 18 marzo al Piccolo Grassi ed è il primo spettacolo teatrale di Bentivoglio a quasi dieci anni dall’ultimo.

«Aspettavo un bel testo di un autore contemporaneo, dal 2017, da L’ora di ricevimento di Stefano Massini. Sono cresciuto con le commedie di Patroni Griffi, il confronto diretto con gli autori mi piace, e Carnevali mi ha convinto subito. La sua non è una storia sull’Alzheimer, ma un più ambizioso lavoro nell’Alzheimer», dice, «accompagna cioè lo spettatore dentro i meccanismi di distacco dalla realtà del malato, nella confusione tra ciò che è vero e immaginazione, piano della realtà e mondo interiore dove anche un coniglio può parlare, mettendo così via via altri temi sul tappeto». Uno dei tanti, per esempio è: sono veri i ricordi? La ricostruzione soggettiva del passato, non tende sempre a modificare i fatti, a rimuovere o a trasmettere solo ciò che è conveniente? «La domanda conseguente è: è giusto ricordare? Se parliamo di memoria storica, che è un altro dei temi di questa commedia, siamo tutti convinti di sì. È giusto ricordare la Shoah, così come oggi ci chiediamo come potranno dimenticare i cittadini di Gaza... ma è anche vero che talvolta dimenticare è il primo passo verso il perdono».

Anche a livello personale nella sua cinquantennale carriera di attore ha saputo dimenticare. «Ricordo Romolo Valli, il mio maestro, che ho avuto il privilegio di vedere all’opera standogli a fianco sul palco. Non dimentico la comunanza, la simpatia che è rimasta con la famiglia Ambrosoli dal film Un eroe borghese, ma per il resto non mi piace nemmeno rivedere le cose che ho fatto e spesso mi è capitato di decidere di non dar seguito a un ricordo, per andare avanti senza zavorre».

Il pensiero va quando ventitreenne morì la madre che non aveva ancora 60 anni, dopo che a 14 anni aveva già perso il padre. «Mi sono ritrovato solo. Mi è venuta una frezza bianca qui sulla fronte, in una notte. Lasciai Milano. Quel dolore ha segnato la mia vita. Per lungo tempo non sono riuscito a gioire delle cose belle che facevo. Ma ricordare per rancore, o peggio per vendetta, parola che andrebbe proibita, messa al bando, è orrendo. Io mi sono riconciliato coi dolori del mio passato quando ho fatto una famiglia mia, quando sono i nati i miei figli, quando i ricordi sono diventati una speranza di futuro».

Leggi i commenti