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“Tacet”, tante parole in un minuto di silenzio

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Lo spettacolo diretto da Silvia Costa andrà in scena domani al Kilowatt Festival. Dal 6 ottobre al Piccolo di Milano
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Alcune volte capitano testi punitivi, che si capiscono poco, di cui restano misteriosi gli scopi ma che pure hanno una loro attrazione. Tacet, scritto da Jacopo Giacomoni, 39enne drammaturgo di origini trentine, filosofo di formazione, è un lavoro decisamente ambizioso dedicato al “minuto di silenzio” (ovviamente spiegato con molte parole), cioè a quel rituale laico del nostro tempo che si fa per ricordare o commemorare momenti topici o personaggi illustri della nostra storia.

Così nello spettacolo, a partire dalla Prima Guerra Mondiale, quando si dice venne istituito, attraverso tantissimi frammenti e flash narrativi, vengono enucleati con scansione casuale, eventi, catastrofi , artisti, celebrità dove si è celebrato “quel” minuto: c’è il momento di compianto per le vittime del terremoto di Amatrice, il ricordo in Parlamento di Andreotti, la pausa di Kurt Cobain durante un concerto dei Nirvana, fino al celebre happening al Lirico di Milano del compositore- perfomer John Cage del 1977…

Alcune volte capitano testi punitivi, che si capiscono poco, di cui restano misteriosi gli scopi ma che pure hanno una loro attrazione. Tacet, scritto da Jacopo Giacomoni, 39enne drammaturgo di origini trentine, filosofo di formazione, è un lavoro decisamente ambizioso dedicato al “minuto di silenzio” (ovviamente spiegato con molte parole), cioè a quel rituale laico del nostro tempo che si fa per ricordare o commemorare momenti topici o personaggi illustri della nostra storia.

Così nello spettacolo, a partire dalla Prima Guerra Mondiale, quando si dice venne istituito, attraverso tantissimi frammenti e flash narrativi, vengono enucleati con scansione casuale, eventi, catastrofi , artisti, celebrità dove si è celebrato “quel” minuto: c’è il momento di compianto per le vittime del terremoto di Amatrice, il ricordo in Parlamento di Andreotti, la pausa di Kurt Cobain durante un concerto dei Nirvana, fino al celebre happening al Lirico di Milano del compositore- perfomer John Cage del 1977, quando con Empty words, cioè con il silenzio, provocò boati di derisione e scherno da parte del pubblico. E vabbè.

Bisogna dare atto a Giacomoni dell’originalità del tema, ma senza la mano registica di Silvia Costa, chi salverebbe lo spettatore dallo smarrimento o dalla noia? In scena con cinque performer tra cui oltre all’autore, Gaia Ginevra Giorgi, Dylan Guzowski, Elena Rivoltini, Matteo Zoppi, la regista costruisce tra leggii e microfoni, un rituale performativo teso, ipnotico, con una sua invisibile geometria di azioni di gruppo, cadenzate, ossessive, e in alcuni momenti anche feconde.

Dopo la serata al Festival di Pergine, l’affollata e variegata rassegna con la direzione dei Babilonia, Valeria Raimondi e Enrico Castellani riconfermati nel ruolo, il 23 luglio Tacet sarà a San Sepolcro ospite di Kilowatt altro festival arrembante in corso fino al 25 luglio, poi il 23 agosto sarà a Bmotion di Bassano del Grappa. Poi dal 6 ottobre, sarà al Piccolo di Milano: una consacrazione che merita un minuto di silenzio.

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