Hip-hop, capoeira, danza contemporanea e arti circensi si intrecciano ai colpi di tacco e ai passi ritmati della dabke, il ballo tradizionale del Medio Oriente. Ma ciò che batte in scena è soprattutto un sentimento di forza e resistenza che, affidato ai tenaci corpi dei dieci danzatori palestinesi, risuona oggi con un’eco del tutto nuova. Badke (remix) chiude stasera la 42ª edizione di Bolzano Danza, il festival guidato per il secondo anno da Anouk Aspisi e dal coreografo Olivier Dubois. Lo spettacolo è il riallestimento di un lavoro divenuto ormai storico: quel Badke che nel 2013, originariamente diretto da Koen Augustijnen, Rosalba Torres e Hildegard De Vuyst fece epoca, nato dalla collaborazione tra i coreografi palestinesi Amir Sabra e Ata Khatab, la compagnia les ballets C de la B di Alain Platel e il centro di produzione belga laGeste. Oggi la creazione è passata interamente alla compagnia palestinese Studio48 e nelle mani dei coreografi Sabra e Khatab il lavoro si è caricato di…
Hip-hop, capoeira, danza contemporanea e arti circensi si intrecciano ai colpi di tacco e ai passi ritmati della dabke, il ballo tradizionale del Medio Oriente. Ma ciò che batte in scena è soprattutto un sentimento di forza e resistenza che, affidato ai tenaci corpi dei dieci danzatori palestinesi, risuona oggi con un’eco del tutto nuova. Badke (remix) chiude stasera la 42ª edizione di Bolzano Danza, il festival guidato per il secondo anno da Anouk Aspisi e dal coreografo Olivier Dubois. Lo spettacolo è il riallestimento di un lavoro divenuto ormai storico: quel Badke che nel 2013, originariamente diretto da Koen Augustijnen, Rosalba Torres e Hildegard De Vuyst fece epoca, nato dalla collaborazione tra i coreografi palestinesi Amir Sabra e Ata Khatab, la compagnia les ballets C de la B di Alain Platel e il centro di produzione belga laGeste. Oggi la creazione è passata interamente alla compagnia palestinese Studio48 e nelle mani dei coreografi Sabra e Khatab il lavoro si è caricato di ritmi incalzanti, di tensione e della volontà di mostrare l'orgoglio di una comunità.
Echi palestinesi anche nel djset al termine dello spettacolo: la protagonista ADAN, curatrice, architetta e DJ palestinese di base a Londra, collega le radici della dabke e le sue trame percussive alle architetture minimal house ed electro della club culture. Si chiude così, con un segno di sensibilità verso quello che accade non lontano da noi, un’edizione eclettica di Bolzano Danza, costruita attorno al tema guida dell’Orizzonte, aperta alle diversità culturali e stilistiche, e un programma premiato dal pubblico aperto il 16 luglio e dove sono passati Anne Teresa De Keersmaeker con lo storico Rosas del 1993, i Peeping Tom, la travolgente argentina Ayelen Parolin e lo stesso Olivier Dubois con Les Mémoires d'une seigneure, nuova declinazione dell'opera del 2015, che ha radunato, attorno all’interprete Marie-Laure Caradec, 50 donne non professioniste del territorio.
Ricco e diversificato anche il quadro della scena italiana: il rigore di Abbondanza/Bertoni, il CCN Aterballetto con una trilogia e Il combattimento di Tancredi e Clorinda firmato da Philippe Kratz, Michele Di Stefano con Lorenzo Bianchi Hoesch, Daniele Ninarello, Davide Tagliavini e Jacopo Jenna.
Tra i momenti più intimi, l'esperimento one-to-one di Camilla Parini con Je suisse (or not), che ha condotto uno o due spettatori alla volta tra i suoi ricordi d'infanzia e l’influenza che su essi ha avuto la memoria di un orso polare. Più enigmatico ma affascinante, nel cortile della Fondazione Delle Nogare Quixote / a rose is not a rose, creato e ballato da Annamaria Ajmone con Industria Indipendente: un'intensa partitura tra movimento, suono e parola, preceduta dalla proiezione del corto Dammi i brividi ma non per la paura, a conferma che tra i tratti distintivi di Bolzano Danza c’è la dilatazione dello sguardo.