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L’Olimpiade e l’eredità di Pergolesi

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La recensione / Il dramma per musica del 1735 di Giovanni Battista Pergolesi, dall’omonimo libretto di Pietro Metastasi, è stato allestito a Jesi
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L’anno prima della morte, capitatagli nel 1736 a 26 anni, Giovanni Battista Pergolesi compose il suo quarto dramma serio, L’Olimpiade, libretto di Metastasio. Marchigiano di Jesi, lui era a tutti gli effetti di scuola partenopea essendosi formato nel Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo a Napoli.

Già prima dell’Olimpiade la sua fama in città era notevole. Dopo morto, ancor di più, e ovunque: diverse arie presero a girare tra musicisti e appassionati, ammirate fino a Ottocento inoltrato. Così il suo nome continuò a perpetuarsi nella memoria collettiva, a differenza di quanto accadeva allora con i compositori, dimenticati nel giro di una generazione. Ma L’Olimpiade non era per Napoli.

Legato alla committenza dei duchi Caracciolo e Maddaloni, Pergolesi si spostò con loro a Roma quando Carlo di Borbone scalzò gli austriaci dal trono napoletano. Il testo, bellissimo e intenso, parla di amicizia virile, di amori tortuosi che paiono non andare a segno, di identità celate, di senso dell’…

L’anno prima della morte, capitatagli nel 1736 a 26 anni, Giovanni Battista Pergolesi compose il suo quarto dramma serio, L’Olimpiade, libretto di Metastasio. Marchigiano di Jesi, lui era a tutti gli effetti di scuola partenopea essendosi formato nel Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo a Napoli.

Già prima dell’Olimpiade la sua fama in città era notevole. Dopo morto, ancor di più, e ovunque: diverse arie presero a girare tra musicisti e appassionati, ammirate fino a Ottocento inoltrato. Così il suo nome continuò a perpetuarsi nella memoria collettiva, a differenza di quanto accadeva allora con i compositori, dimenticati nel giro di una generazione. Ma L’Olimpiade non era per Napoli.

Legato alla committenza dei duchi Caracciolo e Maddaloni, Pergolesi si spostò con loro a Roma quando Carlo di Borbone scalzò gli austriaci dal trono napoletano. Il testo, bellissimo e intenso, parla di amicizia virile, di amori tortuosi che paiono non andare a segno, di identità celate, di senso dell’onore, disonestà. Perché la vicenda ruota attorno a uno scambio di persona: Licida vorrebbe vincere una gara sportiva per aggiudicarsi la principessa amata, ma sapendo di essere inadatto prega l’atletico amico Megacle di concorrere al posto suo. La musica ha molti momenti sentimentali e patetici.

L’anno scorso l’opera è stata data al Teatro Pergolesi di Jesi, regia Fabio Ceresa: ora la registrazione dal vivo è proposta in un doppio cd dell’etichetta Arcana. Suona con scrupolo l’Orchestra Ghisleri diretta da Giulio Prandi, che potrebbe aver tornito di più i recitativi. Buono il cast, anche se le tante donne presenti — per parti femminili e maschili cantate da castrati alla première romana — hanno identità vocali simili che rendono i loro personaggi poco distinguibili. Comunque il canto di Carlotta Colombo è d’impasto omogeneo, Theodora Raftis dispiega le sue melodie con morbidezza e Anicio Zorzi Giustiniani ha ugola sicura, come Silvia Frigato e José Maria Lo Monaco.

Il dramma

L’Olimpiade Di Giovanni Battista Pergolesi, dal libretto di Metastasio Teatro Pergolesi di Jesi, regia Fabio Ceresa Voto: 3,5/5

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