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Ettore Pagano star del violoncello: “La mia fortuna? Non ho i social”

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Dopo la vittoria al concorso “Regina Elisabetta” di Bruxelles, il musicista torna in tour in Italia. Il 18 agosto suonerà all’Arena di Verona in “Paganini Paradise”
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È il numero uno tra i violoncellisti, il Sinner dei musicisti classici. Un paio di mesi fa la vittoria al Concorso “Regina Elisabetta” di Bruxelles - oggi la più importante delle competizioni internazionali - l’ha proiettato nell’olimpo. “Ho vinto non per come ho suonato lì, ma grazie a come ho studiato negli ultimi anni”, dice Ettore Pagano, fuoriclasse ventitreenne, una carriera che già prima andava a tutto gas. Figuriamoci ora, con una quantità di concerti che gli sono piovuti addosso da tutto il mondo. L’Italia la percorrerà fino a dicembre da Milano a Palermo con programmi sempre diversi, comprese tre date nella sua Roma a ridosso di Natale, dove suonerà con l’Orchestra di Santa Cecilia. La prima occasione per ascoltarlo è all’Arena di Verona il 18 agosto: spettacolo immersivo, dalla luce al buio, dentro la musica di Paganini e dintorni a cura di Balich Wonder Studio, il gruppo di entertainment che ha firmato la cerimonia d’apertura delle olimpiadi Milano-Cortina e dei recenti mo…

È il numero uno tra i violoncellisti, il Sinner dei musicisti classici. Un paio di mesi fa la vittoria al Concorso “Regina Elisabetta” di Bruxelles - oggi la più importante delle competizioni internazionali - l’ha proiettato nell’olimpo. “Ho vinto non per come ho suonato lì, ma grazie a come ho studiato negli ultimi anni”, dice Ettore Pagano, fuoriclasse ventitreenne, una carriera che già prima andava a tutto gas. Figuriamoci ora, con una quantità di concerti che gli sono piovuti addosso da tutto il mondo. L’Italia la percorrerà fino a dicembre da Milano a Palermo con programmi sempre diversi, comprese tre date nella sua Roma a ridosso di Natale, dove suonerà con l’Orchestra di Santa Cecilia. La prima occasione per ascoltarlo è all’Arena di Verona il 18 agosto: spettacolo immersivo, dalla luce al buio, dentro la musica di Paganini e dintorni a cura di Balich Wonder Studio, il gruppo di entertainment che ha firmato la cerimonia d’apertura delle olimpiadi Milano-Cortina e dei recenti mondiali di calcio.

Ettore Pagano vincitore del Queen Elisabeth Cello Competition accanto alla regina Mathilde del Belgio (afp)

Che spettacolo sarà “Paganini Paradise”?

“Avrò con me l’orchestra dell’Arena e, accanto, due musicisti quasi miei coetanei, Giovanni Andrea Zanon, violino, e il flautista Federico Altare. I suoni interagiranno con la visualità, in maniera da sbalordire con la classica chi di solito non la bazzica. Nel percorso dantesco dello show, dall’inferno al paradiso, mi hanno messo in purgatorio a suonare un pezzo paganiniano di bravura, le Variazioni su un tema del Mosè di Rossini”.

Così tenta anche di avvicinare i suoi coetanei?

“Ce n’è bisogno? A me pare che dopo il Covid i ragazzi siano assetati di musica classica dal vivo. La rete favorisce la conoscenza, dopodiché però chi ci segue da uno schermo aspira a vedere da vicino la nostra carne e il sudore, a sentire i suoni che sfarfallano, le piccole imperfezioni tecniche, la corda che si sfibra, l’arco che sulle corde stride”.

Lei non è tanto social.

“È perché ho avuto il primo cellulare soltanto verso i quattordici anni. Una fortuna: il tempo vuoto non va riempito sempre e comunque. Infatti penso che una parte importante della creatività nasce dalla noia; e il cellulare non ci permette di annoiarci”.

Quando è emerso il suo talento?

“Non ho un talento enorme. I progressi li devo ad alcuni momenti clic, quelli che ti fanno fare dieci passi avanti in un giorno. Il primo clic intorno ai quindici anni, quando mi sono messo in testa di sacrificare altro per studiare sul serio e raggiungere degli obiettivi nella musica. Secondo clic, l’agente che ha creduto in me: suonare tanto in pubblico mi ha aiutato a crescere. Terzo, la vittoria nel ’22 al Concorso Khachaturian in Armenia che mi ha portato i primi riconoscimenti internazionali”.

La vittoria a Bruxelles come la sta cambiando?

“È necessario che io rimanga come sono sempre stato in questi anni. Anzi, mi infastidisce che ora la gente mi guardi in modo diverso. Perché vittorie come questa sono frutto di un lavoro lungo e costante su se stessi. Comunque rispetto agli sportivi, sottoposti di continuo a prove agonistiche, noi musicisti, una volta ottenuto un risultato del genere, per fortuna possiamo rilassarci, pensando solo a lavorare con gioia insieme ai colleghi con cui stiamo bene”.

Ai concorsi si partecipa per avviare una carriera. Lei però non ce ne aveva bisogno. Allora perché?

“In passato di concorsi ne ho fatti tanti per mettermi alla prova, poiché sono molto esigente con me stesso. A Bruxelles però ci sono andato solo per soddisfare il mio ego”.

Rimasto male che la stampa generalista non si sia occupata di questa vittoria?

“In verità, dopo la telefonata di Fiorello per la sua trasmissione radio, i giornali hanno cominciato a cercarmi. Tuttavia, dato che la classica non passa nei media mainstrean, sarei rimasto male se avessi avuto troppa attenzione. Perché la stampa non può soltanto svegliarsi per gioire delle imprese di un italiano all’estero quando qui, nel quotidiano, non si fa niente per la musica e non vi è la minima attenzione per l’istruzione musicale nella scuola. Inconcepibile che uno studente italiano debba conoscere i Promessi sposi o in quale museo si trovi una certa opera d’arte, ma non chi è l’autore della Traviata. La musica è cultura. Ho sofferto molto durante la scuola che questo mondo fosse ignorato e che chi faceva attività sportiva godesse di più vantaggi rispetto ai musicisti”.

Una volta ha raccontato di essere stato bullizzato perché suonava...

“C’erano anche ragazzi che mi apprezzavano. Comunque ignoranza e arroganza erano dovute alla non comprensione, perfino da parte dei professori che magari dicevano: ok, ora fai matematica, poi puoi andare un’oretta a strimpellare”.

A parte questo, con lei l’Italia non è stata matrigna.

“No, certo. Due anni fa, per esempio, il presidente Mattarella mi ha nominato cavaliere. Ma io sono una mosca bianca. Lo dico perché vedo come ci si muove in Germania, dove al momento mi sto perfezionando. È un Paese più povero di talenti rispetto al nostro, eppure tutti studiano seguendo piani individualizzati in modo tale che le qualità di ognuno siano massimizzate. Da noi invece il talento non viene incanalato. E non solo nella musica. È la ragione per cui anche la nazionale di calcio fa così pena”.

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