✕

“Chora”, lo scompiglio dei corpi e dei generi. La recensione

Ascolta l'audio

La coreografa fiorentina Sofia Nappi e i sette performer della compagnia Komoco costruiscono una cosmogonia danzante tribale e contemporanea
1 minuti di lettura

Dipenderà dai tatuaggi planetari che affiorano ovunque sulla pelle della coreografa fiorentina Sofia Nappi, sarà importante la sua crescita fondamentalmente internazionale, avrà senso la radice platonica del suo ultimo spettacolo Chora battezzato in Svizzera e che ha appena (ottima mossa) co-festeggiato la partenza del Romaeuropa Festival rileggendo in modo tribale un’origine delle nostre parole, forme e gesti. E sarà che la struttura vibrante, interculturale, poetica e dirompente di quest’opera per i sette performer danzatori della sua compagnia Komoco ha messo paura per gli slanci inauditi offerti all’intera sala dell’Auditorium Conciliazione, sarà per tutti questi tellurici e contemporanei motivi, ma il vostro recensore è ancora in preda a un salutare scompiglio dei generi, a una scossa delle identificazioni artistiche. Ed è imprevedibile e perfetto, lo choc provocato da Chora, dalla sua creatrice Sofia Nappi, e dall’instancabile primordialità dei magnifici sette protagonisti. Corp…

Dipenderà dai tatuaggi planetari che affiorano ovunque sulla pelle della coreografa fiorentina Sofia Nappi, sarà importante la sua crescita fondamentalmente internazionale, avrà senso la radice platonica del suo ultimo spettacolo Chora battezzato in Svizzera e che ha appena (ottima mossa) co-festeggiato la partenza del Romaeuropa Festival rileggendo in modo tribale un’origine delle nostre parole, forme e gesti. E sarà che la struttura vibrante, interculturale, poetica e dirompente di quest’opera per i sette performer danzatori della sua compagnia Komoco ha messo paura per gli slanci inauditi offerti all’intera sala dell’Auditorium Conciliazione, sarà per tutti questi tellurici e contemporanei motivi, ma il vostro recensore è ancora in preda a un salutare scompiglio dei generi, a una scossa delle identificazioni artistiche. Ed è imprevedibile e perfetto, lo choc provocato da Chora, dalla sua creatrice Sofia Nappi, e dall’instancabile primordialità dei magnifici sette protagonisti. Corpi che per un’ora riflettono una cosmogonia che si rompe, che sussultano rispondendo a un’intimità che c’è e poi si nega, fratturati dalle luci squarcianti di Alessandro Caso, ghermiti dalle musiche (c’è anche Bach) mixate e integrate da Ciaran Morahan, confusi dai costumi adrenalinici di Adriano Popolo Rubbio. Stasera l’uragano di Nappi replica a Oriente Occidente di Rovereto.

___________________________________________________________________

Chora – Il vuoto all’origine

coreografia di Sofia Nappi

Voto: quattro stelle e mezza su cinque

Leggi i commenti