Nadine Sierra: “Per il sogno di cantare ho rinunciato alla maternità”
di Gregorio Moppi“Sacrificio” è la parola più pronunciata durante questa conversazione. E il sacrificarsi spetta alle donne. L’uomo ne è chiamato fuori. Dipenda dalla biologia o dal patriarcato, comunque non c’è femminismo che tenga. Non si fa filosofia con il soprano Nadine Sierra: si discute di evidenze, di quel che succede nella quotidianità. Anche in quella di una giovane stella dell’opera come lei, statunitense con radici portoghesi e portoricane (e addirittura una nonna napoletana) che canta melodrammi di Bellini, Donizetti e Verdi in cui le donne perlopiù soccombono. Ora torna al Teatro alla Scala per La traviata, ripresa dello storico allestimento firmato nel 1990 da Liliana Cavani che durante questo giro di recite – dodici, dal 19 settembre al 15 ottobre - supererà la centesima replica; nel cast anche Piero Pretti e Boris Pinkhasovich, direttore Michele Gamba.
“Violetta, protagonista dell’opera verdiana, non è semplicemente una…
“Sacrificio” è la parola più pronunciata durante questa conversazione. E il sacrificarsi spetta alle donne. L’uomo ne è chiamato fuori. Dipenda dalla biologia o dal patriarcato, comunque non c’è femminismo che tenga. Non si fa filosofia con il soprano Nadine Sierra: si discute di evidenze, di quel che succede nella quotidianità. Anche in quella di una giovane stella dell’opera come lei, statunitense con radici portoghesi e portoricane (e addirittura una nonna napoletana) che canta melodrammi di Bellini, Donizetti e Verdi in cui le donne perlopiù soccombono. Ora torna al Teatro alla Scala per La traviata, ripresa dello storico allestimento firmato nel 1990 da Liliana Cavani che durante questo giro di recite – dodici, dal 19 settembre al 15 ottobre - supererà la centesima replica; nel cast anche Piero Pretti e Boris Pinkhasovich, direttore Michele Gamba.
“Violetta, protagonista dell’opera verdiana, non è semplicemente una figura teatrale dell’Ottocento, è vita vera, presente”, spiega Sierra. “In ogni donna c’è una Violetta: perché tutte noi, come lei, palpitiamo di speranza e d’amore. Quell’amore che può cambiare l’esistenza di una donna”.
Anche di un uomo, no?
“Meno. Perché per una donna amore significa anche farsi una famiglia, avere dei figli. Per amore ci si prende cura del marito, dei bambini, dei propri genitori. Il sacrificio è connaturato alla volontà femminile: Violetta si sacrifica per il buon nome della famiglia del suo Alfredo. Un gesto di grande cuore che simboleggia la bellezza delle generosità nelle donne di ogni epoca”.
Lei descrive un mondo in cui gli uomini appaiono come comprimari.
“Il mondo è delle donne: diamo la vita, cresciamo i figli, cioè coltiviamo il futuro. Indubbiamente noi abbiamo responsabilità maggiori. Ce le attribuisce la biologia. Comunque il sostegno dei partner non può che essere benvenuto”.
Ma nel melodramma ottocentesco la femminilità è assoggettata e piegata dal potere maschile.
“Queste storie toccano ancora l’animo del pubblico. Perciò continuiamo a rappresentarle. Che una società maschilista sottometta e immoli la bellezza, la generosità, l’amore delle donne è una lezione per l’oggi. Ci serve a comprendere a quale iniquità conduca una mentalità di stampo patriarcale. Valga come monito il sacrificio di quelle fanciulle, che pur sottomesse non risultano affatto perdenti. Da credente, mi fanno venire in mente la crocifissione di Cristo: una morte che non è fallimento, ma che diviene simbolo di riscatto attraverso la bontà”.
Tornando su Traviata: malgrado i sette decenni trascorsi, alla Scala si aggira ancora il fantasma della Callas.
“E allo spirito di Maria Callas rendiamo omaggio ogni volta che affrontiamo le parti che sono state sue. Il suo talento ha ispirato ammirazione e rispetto. Ma a quale costo per lei. La carriera sfolgorante, il duro lavoro, l’immortalità nella memoria comune cosa le hanno portato da ultimo? Un’esistenza senza lieto fine. Non l’amore. Non la consolazione di un figlio. Il film Maria con Angelina Jolie ha dipinto bene la Callas nelle ultime settimane di vita: non un’icona, non una voce, ma una donna sola i cui sacrifici si sono risolti in amarezza”.
E lei, Nadine, ha sacrificato qualcosa alla professione?
“A trentotto anni non sono sposata, non ho figli. Il desiderio di cantare – che perseguo fin da bambina – mi ha costretto a tralasciare tutto quanto ci si attende da una donna della mia età”.
Se ne pente?
“Rinunciare alla maternità è stato un sacrificio. Certo avrei ancora tempo, ma la professione mi conduce a viaggi continui, a non mettere radici. La gente vede soltanto il glamour dell’opera, chissà se coglie le privazioni cui bisogna sottostare”.
Per i colleghi maschi va meglio?
“Molti di quelli che conosco hanno al fianco donne meravigliose che li sostengono e tirano su i figli mentre loro lavorano”.
Vero che il suo debutto europeo è stato in Italia?
“Al San Carlo di Napoli, in Rigoletto. Avevo ventitré anni. A quell’esperienza devo ciò che sono diventata, perché per interpretare l’opera non basta conoscere la musica e la lingua, bisogna respirare sul campo l’energia e la cultura italiane”.
La sua prima apparizione alla Scala, dieci anni fa, incendiò il teatro.
“Ancora un Rigoletto. Con il settantenne Leo Nucci, una leggenda della lirica, sembravamo sul serio figlia e padre. Ecco perché il pubblico esplose. Non stavamo recitando. Eravamo completamente dentro i personaggi”.
Dovessero comporre un’opera per lei, che personaggio chiederebbe di essere?
“Rossella di Via col vento. Adoro il cinema classico americano, e vorrei perdermi negli sfarzosi costumi della guerra civile”.
In un’intervista lei ha suggerito a Trump di andare all’opera e ascoltare la musica classica. Evidentemente questo presidente non le va tanto a genio…
“L’uomo ha pregi e difetti, come tutti. Incarna il sogno americano di arrivare al successo con le proprie forze, ma si mostra sempre aggressivo, poco elegante. La bellezza dell’arte potrebbe salvarlo, forse. Ecco la ragione di quella mia frase. In un’epoca oscura quale la nostra, bisognerebbe ispirare l’armonia. Io l’ho trovata nella musica, perciò mi sono permessa di suggerire questa strada anche al presidente”.