Era una rivista underground, degli anni Sessanta, un mensile satirico francese di controcultura, ultrascorretto con copertine assurde, blasfeme, ironiche, ipersessuali... Oggi, solo un artista controcorrente, bravo e autorironico come Jan Fabre, regista, pittore, scultore (con opere esposte anche in chiesa), scrittore, belga di fama internazionale, poteva pensare di ispirarsi a quel magazine, Harakiri.
Con lo stesso titolo, il suo spettacolo mostra sequenze di nudi e pantomime sessuali, per costruire uno duro sfottò al senso comune, una sfida alla correttezza che per Fabre è censura, mortificazione della libera creazione. Dalla prima scena, con quattro donne nude che avanzano al suono della wagneriana Cavalcata delle Valchirie, alle successive, con corpi sempre peccaminosi, dannati, trionfa il disprezzo sarcastico al moralismo, anche se, rispetto al passato, è più amaro che gioioso.
Forse c’è sotto un pezzo della vita di Fabre: la memoria degli scandali delle performance giovanili, d…
Era una rivista underground, degli anni Sessanta, un mensile satirico francese di controcultura, ultrascorretto con copertine assurde, blasfeme, ironiche, ipersessuali... Oggi, solo un artista controcorrente, bravo e autorironico come Jan Fabre, regista, pittore, scultore (con opere esposte anche in chiesa), scrittore, belga di fama internazionale, poteva pensare di ispirarsi a quel magazine, Harakiri.
Con lo stesso titolo, il suo spettacolo mostra sequenze di nudi e pantomime sessuali, per costruire uno duro sfottò al senso comune, una sfida alla correttezza che per Fabre è censura, mortificazione della libera creazione. Dalla prima scena, con quattro donne nude che avanzano al suono della wagneriana Cavalcata delle Valchirie, alle successive, con corpi sempre peccaminosi, dannati, trionfa il disprezzo sarcastico al moralismo, anche se, rispetto al passato, è più amaro che gioioso.
Forse c’è sotto un pezzo della vita di Fabre: la memoria degli scandali delle performance giovanili, della condanna, minima e già scontata, per comportamento inappropriato sul lavoro, che ancora agita taluni. Harakiri apre il 2 e 3 ottobre all’Out Off di Milano il Festival Fabre, dovuto omaggio, giunto al terzo anno, con monologhi e altre messe in scena, a un’artista fieramente scomodo e alla sua compagnia, il Troubleyn, undici interpreti, tra giovani e membri storici da prendere a modello per generosità e rigore.
La performance
Harakiri
Regia e coreografia di Jan Fabre
Voto: 3,5/5