✕

Sonia Bergamasco, amore e rivoluzione: “La mia Lady Oscar dalla parte giusta della barricata”

Sonia Bergamasco

 
L’attrice presta il volto alla ragazza guerriera ideata dalla mangaka Riyoko Ikeda nello spettacolo diretto da Antonio Latella
3 minuti di lettura

Le bambine degli anni Ottanta ci costruivano sopra i loro sogni. E vuol dire molto, perché Lady Oscar, il cartoon andato in onda su Italia 1 dal 1982 fino ai primi anni Novanta, era una storia insolita per la tv dei piccoli: una vicenda di guerra, identità, dolore su cui singhiozzare. Più Shakespeare che Cappuccetto rosso, raccontava di una femminuccia cresciuta dal padre come un maschio e poi soldato alla corte di Maria Antonietta, ma che alla vigilia della Rivoluzione del 1789 passerà dalla parte del popolo.

Il personaggio protagonista del celebre cartoon "Lady Oscar" 

Ora la ragazza-guerriera ideata dalla mangaka Riyoko Ikeda ha il volto di Sonia Bergamasco, l’attrice che ha arricchito un bel pezzo di storia del cinema, della televisione e del teatro italiano, da La meglio gioventù a La locandiera. Lo spettacolo si intitola semplicemente Oscar, scritto da Linda Dalisi, e con la regia di A…

Le bambine degli anni Ottanta ci costruivano sopra i loro sogni. E vuol dire molto, perché Lady Oscar, il cartoon andato in onda su Italia 1 dal 1982 fino ai primi anni Novanta, era una storia insolita per la tv dei piccoli: una vicenda di guerra, identità, dolore su cui singhiozzare. Più Shakespeare che Cappuccetto rosso, raccontava di una femminuccia cresciuta dal padre come un maschio e poi soldato alla corte di Maria Antonietta, ma che alla vigilia della Rivoluzione del 1789 passerà dalla parte del popolo.

Il personaggio protagonista del celebre cartoon "Lady Oscar" 

Ora la ragazza-guerriera ideata dalla mangaka Riyoko Ikeda ha il volto di Sonia Bergamasco, l’attrice che ha arricchito un bel pezzo di storia del cinema, della televisione e del teatro italiano, da La meglio gioventù a La locandiera. Lo spettacolo si intitola semplicemente Oscar, scritto da Linda Dalisi, e con la regia di Antonio Latella nella produzione dello Stabile dell'Umbria e debutta il 14 a Perugia, poi in tournée, tra Milano, al Piccolo, dal 20, Firenze dal 10 novembre, Torino dall'8 dicembre e via via fino a gennaio.

Sonia, lo guardava il cartoon?

“Ero già grandicella per i cartoon, ma per lo spettacolo l'ho rivisto tutto e mi sono tornate in mente tante cose, a cominciare dalla sigla. Quell'animazione è stata importante per una generazione proprio per i temi che tocca: e infatti ha avuto fortuna, ne hanno tratto musical e film. Ma una vera riscrittura di Lady Oscar non esisteva, e la nostra sarà un'opera a sé”.

Cosa cambia rispetto all'originale?

“Linda Dalisi conosce manga e anime meglio di tutti noi: è una sua passione. Con Oscar vuole raccontare il presente. Immagina un luogo-non luogo dove i personaggi tornano a vivere grazie alla memoria della protagonista. Ci sono tutti: i personaggi storici, come la regina, Hans Axel von Fersen, e quelli inventati, come Oscar e l'amico André, con i loro intrecci amorosi. Dare corpo ai fantasmi della memoria è quasi cinematografico: serve leggerezza, ma anche precisione e intensità. Ed è il lavoro della regia di Latella, con cui ho già fatto Chi ha paura di Virginia Woolf? e La locandiera. Mi piace la sua spericolatezza e il fatto che ha una regia d'autore fortissima, ma mette sempre l'attore al centro. È una grande sfida”.

Cosa la colpisce di Oscar?

“È una invenzione incredibile in una gran bella storia d'amore: quando capisce di essere innamorata non di Fersen ma di André, Oscar si apre a un sentimento che come soldato si era sempre negata. La tragedia è che l'amore appena scoperto viene travolto dal sangue della rivoluzione”.

E la sua androginia?

“L’androginia è il cuore del mestiere dell'attore e, anzi, raccontare il femminile e il maschile nel corpo di una donna è stimolante. Oscar, poi, è indefinita nella sua identità di genere: non c'è una bandiera, ma qualcosa di molto più complesso e interessante. Chi l'ha inventata era un genio. Da un lato c'è il trauma di una bambina costretta a vivere da maschio; dall'altro un soldato valorosissimo, il migliore, la cui fedeltà alla corona a un certo punto scricchiola, fino a battersi con lo stesso coraggio sull’altro lato della barricata, per il popolo contro l'ingiustizia. Un risveglio etico e sociale bellissimo”.

Cosa c'è di oggi in questa storia?

“Il senso profondo di ingiustizia, l’immagine di un'élite che non si cura di ciò che accade intorno, che sfrutta i propri privilegi fino alla tragedia. Questa disumanizzazione dei rapporti, personali e sociali, è parte integrante della nuova restaurazione che viviamo. Ma Oscar ci mostra che la rivoluzione può partire dall'individuo, dove avviene la prima rottura. La Rivoluzione francese scoppiò in un momento di ideali altissimi, con figure come Olympe de Gouges, che scrisse la prima carta dei diritti della donna... Sì, io credo moltissimo nell'arte che oppone parole e azioni diverse: è uno strumento di libertà. Non dico arma, perché non voglio parole di guerra. Temo solo che lo spazio di libertà dell'arte possa soccombere alla brutalità di un sistema che alimenta il profitto. La speranza mi viene dai focolai di resistenza che nascono ovunque: i giovanissimi in piazza, la Flotilla, l’accoglienza in sala di un documentario come Naza. Il dissenso è essenziale, anche se ci sentiamo soffocati”.

Oscar però muore con il suo sacrificio?

“Ma ci lascia la fiducia. Parte soldato, uno che deve uccidere, ma diventa simbolo di libertà, perché sa vedere che la giustizia non sta più dalla parte che difendeva. Muore per le sue scelte, ma resta come ispirazione: ci dice che la nostra voce, oggi inascoltata, può ispirare qualcuno domani”.

Tra pochi giorni sarà alla Festa di Roma con “Cambogia”, di Valerio Lundini.

“È la sua opera prima, in sala a febbraio. Valerio è un genio: l'ha scritto, diretto e ci recita. È un noir brillante e intelligente. Io sono la sua agente. Sarà una sorpresa”.

E come regista? Dopo il docufilm “The greatest” continua?

“Sì, ne ho girato uno nuovo, La scrittura è un fiume: una giornata in dialogo con la poetessa e scrittrice Maria Grazia Calandrone, la mia più grande amica, ci conosciamo da quasi trent'anni. Volevo raccontare, attraverso una storia di vita unica come la sua, cos'è la creazione della scrittura».

Leggi i commenti