Giù il sipario, teatri in sciopero: mobilitazione nazionale, il 9 novembre la manifestazione a Roma
di Andrea SilenziROMA – Oggi sipari abbassati. Tutte le professionalità del teatro si fermano per lo sciopero nazionale proclamato da Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilfpc Uil per il rinnovo del contratto nazionale (fermo al 2018), per aumenti delle retribuzioni e per il riconoscimento di maggiori tutele. La mobilitazione (decisa unitariamente alla rottura del tavolo di confronto con Federvivo sul contratto nazionale) è iniziata il 21, gli scioperi finiranno il 30, il 9 novembre manifestazione nazionale a Roma. Presìdi in tutta Italia: nella capitale con il Teatro Argentina e il Valle sotto la sede Agis Federvivo e davanti al Valle; a Milano i lavoratori del Piccolo, dell’Elfo Puccini, degli Arcimboldi, del Manzoni si ritroveranno alle 18 davanti allo Strehler; e ancora Trianon e Mercadante a Napoli, Ivo Chiesa a Genova, Verga a Catania, Fraschini a Pavia, Donizetti a Bergamo, Metastasio a Prato e Carignano a Torino.
ROMA – Oggi sipari abbassati. Tutte le professionalità del teatro si fermano per lo sciopero nazionale proclamato da Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilfpc Uil per il rinnovo del contratto nazionale (fermo al 2018), per aumenti delle retribuzioni e per il riconoscimento di maggiori tutele. La mobilitazione (decisa unitariamente alla rottura del tavolo di confronto con Federvivo sul contratto nazionale) è iniziata il 21, gli scioperi finiranno il 30, il 9 novembre manifestazione nazionale a Roma. Presìdi in tutta Italia: nella capitale con il Teatro Argentina e il Valle sotto la sede Agis Federvivo e davanti al Valle; a Milano i lavoratori del Piccolo, dell’Elfo Puccini, degli Arcimboldi, del Manzoni si ritroveranno alle 18 davanti allo Strehler; e ancora Trianon e Mercadante a Napoli, Ivo Chiesa a Genova, Verga a Catania, Fraschini a Pavia, Donizetti a Bergamo, Metastasio a Prato e Carignano a Torino.
Sono soltanto alcune delle adesioni che seguono le proteste già promosse in molti teatri italiani. "La rottura della trattativa rappresenta l'esito inevitabile di un confronto durato due anni - affermano congiuntamente i rappresentanti dei lavoratori - durante i quali la parte datoriale ha respinto tutte le richieste avanzate dai sindacati per ammodernare e dare dignità al settore, dall'unificazione dei contratti, alla definizione di una classificazione unica del personale e la semplificazione delle voci retributive. A fronte di un contratto nazionale la cui ultima revisione risale al 2018, per una vigenza di fatto che sfiora i nove anni, la controparte ha risposto con proposte economiche del tutto insufficienti, che non riescono nemmeno a scalfire un tasso di inflazione che, per il periodo di vacanza contrattuale ha raggiunto il 23%".
"Per i dipendenti dei teatri, la cui paga media mensile si attesta attualmente su 1.433,43 euro, la proposta di aumento è pari al 18% distribuito nell'arco di tre anni. Ciò significa che solo nel 2029 lo stipendio medio di questi lavoratori raggiungerebbe 1.691,44 euro, determinando un incremento di 258,01 euro complessivi: di fatto - hanno calcolato le rappresentanze sindacali - in assenza di arretrati e a fronte di nove anni di blocco contrattuale, l'aumento reale equivale a circa 28 euro lordi all'anno. Ancora più eclatante è la proposta avanzata per il personale scritturato, categoria che comprende tra le altre le professioni di attore, ballerino, macchinista, professore d'orchestra e capo macchinista. Per questi lavoratori il minimo contrattuale giornaliero medio è oggi di soli 58,69 euro lordi. L'aumento ipotizzato del 20% spalmato in tre anni porterebbe la paga giornaliera nel 2029 a 70,42 euro: un adeguamento di appena 11,73 euro lordi al giorno che, spalmato sui nove anni trascorsi dal precedente rinnovo e senza alcun riconoscimento degli arretrati, corrisponde a un incremento di circa 1,30 euro lordi all'anno". Proposte "inaccettabili" per i sindacati e per le lavoratrici e i lavoratori che dopo la giornata di domani si preparano alla manifestazione nazionale del 9 novembre a Roma.