Anna Mazzamauro: “La signorina Silvani è più famosa di me. Ora finalmente la soffoco in un baule”
di Emilio MarreseAnna Mazzamauro
Anna Mazzamauro, se non le hanno mai concesso di iniziare un’intervista parlando di un altro personaggio a lei caro che non fosse la signorina Silvani, questa è l’occasione.
“Anna Magnani, che interpretai in Raccontare Nannarella. Ma anche Cyrano che feci senza spese extra di trucco per il naso. Sono stati i momenti più importanti della mia vita artistica, desideri esauditi che avevo fin da bambina. Avrei voluto fare Medea, ma qualsiasi regista mi avrebbe chiesto di dare a Giasone della merdaccia…”.
E, oltre Paolo Villaggio, quale altro incontro professionale è stato decisivo?
“Quello col regista Aldo Trionfo, poi non saprei. Dicono che sono cattiva, ma non è vero. Io ci ho provato a recitare con attori mediocri, ma alla fine erano a disagio loro: che ci posso fare se la gente mi vuol bene e mi applaude di più? Mi hanno appena offerto una commedia strepitosa con un’altra bravissima attrice, ma ho rifiutato perché poi sarebbe diventata una gara. Io non sono invidiosa: ma di chi dovrei …
Anna Mazzamauro, se non le hanno mai concesso di iniziare un’intervista parlando di un altro personaggio a lei caro che non fosse la signorina Silvani, questa è l’occasione.
“Anna Magnani, che interpretai in Raccontare Nannarella. Ma anche Cyrano che feci senza spese extra di trucco per il naso. Sono stati i momenti più importanti della mia vita artistica, desideri esauditi che avevo fin da bambina. Avrei voluto fare Medea, ma qualsiasi regista mi avrebbe chiesto di dare a Giasone della merdaccia…”.
E, oltre Paolo Villaggio, quale altro incontro professionale è stato decisivo?
“Quello col regista Aldo Trionfo, poi non saprei. Dicono che sono cattiva, ma non è vero. Io ci ho provato a recitare con attori mediocri, ma alla fine erano a disagio loro: che ci posso fare se la gente mi vuol bene e mi applaude di più? Mi hanno appena offerto una commedia strepitosa con un’altra bravissima attrice, ma ho rifiutato perché poi sarebbe diventata una gara. Io non sono invidiosa: ma di chi dovrei esserlo? Non devo più dimostrare chi sono. Preferisco la solitudine da palcoscenico. In questo ultimo spettacolo Brava. Bravissima… anche meno (29 e 30 ottobre al Teatro Parioli di Roma, ndr) con me ci sono Paolo Bonanni, una sorta di angelo custode, e il pianista Sasà Calabrese, che mi accompagna da 13 anni. Mi racconto senza sipario, tutto scritto da me. Ormai sono autosufficiente: alla mia età nessuno me deve dì che devo fa…”.
Alla sua età cosa si sogna e si teme?
“Sono una rediviva, stanno a morì tutti e mi fanno un sacco di proposte lavorative bellissime: se lo sapevo, ci arrivavo prima. Era dall’asilo che aspettavo ‘sto momento. Ho fatto un provino per Al Pacino e su 300 siamo rimaste in due, ora deve scegliere tra me e una che ha vent’anni di meno… E chi ci pensava? Io col cinema poi non c’entro nulla, dai, della Silvani non se ne può più…”.
Tocca parlarne.
“Ero diventata troppo Silvani e i registi non mi proponevano più niente. Solo zozzerie inaudite. Ho vissuto esperienze da incubo, ho fatto un paio di film qualche anno fa in cui chiesi di approfondire la parte e mi risposero ‘méttete sta parrucca e dì du’ parolacce, ma che te frega?’”.
Ma la Silvani di lei cosa pensa?
“Che l’ho fatta diventare famosa. E io le devo la popolarità che altri film o tanto teatro non mi hanno mai dato. Mi ha differenziata, come la monnezza. Ma ora basta. In questo ultimo spettacolo la ammazzo, la soffoco dentro un baule una volta per tutte. Così lei non sarà mai più signorina e io posso essere finalmente signora”.
Ecco perché dicono che è cattiva.
“Non sono di quegli attori che devono fare i profondi, oculati e simpatici nelle interviste per farsi amare. Se uno è sciocco, lo dico. Sono una belva, ma non ho accettato l’invito della Fagnani. Non posso dire che odio i social, che avranno anche il loro perché, ma nel mio caso una scema totale – e non mi faccia circostanziare l’accaduto - con un marito più scemo di lei mi ha ferita scrivendo di me ‘le vecchie parlano…’. Non posso abbassarmi a questo livello”.
Cosa rimpiange?
“Di non aver finito l’università, Lettere. Ma se non sto su un palco sono una donna inutile. All’Accademia ero convinta che mi avrebbero steso tappeti rossi, e invece no: sei così strana che non sapremmo cosa insegnarti. Andai al Piccolo, ma Strehler non mi riceveva mai: affittai una sedia dal portinaio e passavo le giornate in cortile. Odio i provini, in cinque minuti devi dimostrare che sei bravissimo, bellissimo e raccomandatissimo. Nel ’65 Dario Fo era indeciso tra me e la Melato, quando lei ancora aveva il naso. Ci portò al bar, non sapeva chi prendere, alla fine io andai da suo fratello Fulvio allo Stabile di Torino per fare l’Anconitana del Ruzante, bellissimo ruolo: una puttana”.
Qualcuno le ha mai chiesto nell’intimità dell’alcova di essere chiamato puccettone o merdaccia?
“E chi le ha viste mai ‘ste alcove? Sapesse che fatica essere belle dentro: bisogna stare sempre a bocca aperta per farsi vedere dentro. Al massimo qualcuno mi chiede di fare il labbruccio alla Silvani nei selfie. Sono sposata, ma viviamo ognuno per conto suo, ho scelto di fare quello che mi pare ed è stata una conquista meravigliosa, ho una figlia nata per distrazione. Il ruolo peggiore che ho interpretato nella vita è la madre. Non ho mai anteposto nulla alla mia condizione di attrice. Guendalina da bambina non poteva capire, ora credo che lo abbia fatto. Nessuno vorrebbe una madre con dei rimpianti”.
Non ha nemmeno amici?
“Ne ho ma non sono famosi. Quando vedo tutti questi attori che alle prime si sbaciucchiano non ci credo, non è neanche igienico. Tra attrici non esiste l’amicizia, solo travasi di bile se una vince un premio e l’altra no. Mi piace aiutare chi non ce l’ha fatta abbastanza e ne soffre”.
Sai mai che esista il paradiso…
“Sono atea. Non ho paura della morte, ma di morire. Perché non lo capisci e nel momento in cui lo capisci hai finito di capire. Ora che ho quasi tutto quel che volevo, ma perché devo morì? Resisterò finché un cavallo bianco di luna non mi riporterà nel nulla infinito. Mi farò cremare e non voglio funerali: sarebbero come una prima a teatro, con la paura che non venga abbastanza gente. Farò mettere le mie ceneri in un barattolo con l’etichetta ‘Sono in tournée’”.