“Madri”, quando l’amore non vince su tutto
di Anna BandettiniRiprende il suo giro tra i teatri uno spettacolo da vedere. Assolutamente. Madri, dopo l’Elfo di Milano, dal 12 al Duse di Genova, poi a Bologna e in tournée prodotto da Corte Ospitale, lo ha scritto Diego Pleuteri che si è fatto notare tra gli autori under 30, oggi anche direttore jr. dello Stabile di Torino. Il suo lavoro è la prova provata che nel fastidioso dibattito sulla disgregazione della drammaturgia, basta uno che sa scrivere e ha cose da dire per cancellare ogni dubbio. Madri ci porta nell’universo chiuso di una relazione madre-figlio, con i suoi ambigui riti di strazio, gioia, amore, malessere. Il figlio arriva, ha i golf da lavare, la mamma si preoccupa se ha fame, ma non ha alcuna importanza se ciò che accade sia verosimile, famigliare, realistico. Anzi, ci sono vari siparietti dentro e fuori la finzione, con gli attori che fingono buchi di memoria, come la madre, forse affetta da demenza. L’impressione è di essere parte, in questo grigio non-luogo, di un cerimoniale int…
Riprende il suo giro tra i teatri uno spettacolo da vedere. Assolutamente. Madri, dopo l’Elfo di Milano, dal 12 al Duse di Genova, poi a Bologna e in tournée prodotto da Corte Ospitale, lo ha scritto Diego Pleuteri che si è fatto notare tra gli autori under 30, oggi anche direttore jr. dello Stabile di Torino. Il suo lavoro è la prova provata che nel fastidioso dibattito sulla disgregazione della drammaturgia, basta uno che sa scrivere e ha cose da dire per cancellare ogni dubbio. Madri ci porta nell’universo chiuso di una relazione madre-figlio, con i suoi ambigui riti di strazio, gioia, amore, malessere. Il figlio arriva, ha i golf da lavare, la mamma si preoccupa se ha fame, ma non ha alcuna importanza se ciò che accade sia verosimile, famigliare, realistico. Anzi, ci sono vari siparietti dentro e fuori la finzione, con gli attori che fingono buchi di memoria, come la madre, forse affetta da demenza. L’impressione è di essere parte, in questo grigio non-luogo, di un cerimoniale intimo che restituisce una immagine più ricca e complicata dell’essere madri e figli, cioè della vita stessa: un ingorgo che sono ricordi di infanzia, vecchiaia, affetti, solitudine, vuoto, routine, morte e dove non sempre è l’amore a vincere su tutto. La regia di Alice Sinigaglia è ottima, come Valentina Picello splendida nella complessa verità della sua madre e Vito Vicino le tiene ben testa. Applausi a non finire.
Madri
Regia di Alice Sinigaglia
voto: 4 stelle su 5