CREDEVAMO - da spettatori malati di zapping, voraci consumatori di serie tv su ogni piattaforma televisiva possibile - di avere visto, sul piccolo schermo, tutto e il contrario di tutto, sul piano dei modelli di comportamento: boss mafiosi panciuti e conturbanti dalla grandezza negativa shakespeariana (I Soprano), serial killer che ti vien voglia di proteggere (Dexter), quartieri di spaccio di Baltimora che somigliano in maniera inquietante alle Vele di Scampia (The Wire), procuratori distrettuali la cui campagna elettorale è così tosta e cattiva che al confronto le presidenziali sono un gioco da ragazzi (The Good wife). Ma il mondo delle fiction di qualità, quelle prodotte negli Usa ma anche in Inghilterra, continua a riservarci delle sorprese, puntualmente registrate dai media a stelle e strisce. Come dimostra l'ultima tendenza, già oggetto di dibattito internettiano: la riscoperta del maschio vergine.
FOTO: I TIMIDI DELLE SERIE TV
IMMAGINI: TRONO DI SPADE - MAD MEN
VIDEO: DOWNTON ABBEY
Proprio così: come ha fatto notare il giornale online The Daily Beast, in televisione è l'ora dell'uomo agli antipodi di quello che non deve chiedere mai. Gentile, timido, un po' impacciato: o un adulto asessuato che scopre i piaceri dell'eros in ritardo, o qualcuno che l'amore non lo ha fatto mai. Tre gli esempi citati, tutti tratti da serial di enorme successo planetario: Mad Men, Game of Thrones e Downton Abbey. E, almeno nel caso dei primi due, si tratta di un vero e proprio ribaltamento, visto che, come è noto a tutti, i protagonisti sono classici esseri testosteronici abituati a prendersi tutte le femmine che vogliono.
Cominciamo da Mad Men, ovvero i pubblicitari eleganti, complicati e in fondo assai tristi della New York anni Sessanta. Se il protagonista della sesta serie così come delle precedenti, lo sciupafemmine Don Draper interpretato da Jon Hamm, si incarta sempre di più nei suoi problemi, dalle pieghe della sceneggiatura emerge una novità. Riguarda un copywriter che si chiama Michael Ginsberg, interpretato da Ben Feldman. In una puntata, preso da un attacco di sincerità nel corso di una cena, rivela: "Non ho mai fatto sesso, nemmeno una volta". Piu chiaro di così non si può: un classico maschio adulto vergine, che si muove in un mondo di marpioni interessati solo alle donne oggetto.
Ancora più sorprendente l'affiorare del tema inesperienza erotica in Game of Thrones, giunto alla terza stagione. Serie tratta dalla saga letteraria di George R.R.Martin. Spesso accusata dalle femministe dell'opposto: troppi uomini pronti a tutto pur di prendersi la partner di turno. E senza mai fare complimenti. Eppure, anche qui, la delicatezza dalla parte di lui fa capolino. Dopo essere stato sedotto dalla guerriera Ygritte (Rosie Leslie), il personaggio di Jon Snow (Kit Harrington) rivela che "non c'è stata nessun altra". La sua, insomma, è una perdita della verginità a beneficio degli spettatori: e anche se in questo caso l'esigenza di astinenza è legata all'intreccio della storia, e lui poi mostra il suo lato tosto, questa prima volta non passa inosservata.
Terzo caso clamoroso: Downton Abbey, la serie britannica pluripremiata che ha conquistato il mondo. E mentre si guarda già alla quarta stagione - per cui tra l'altro è stato scritturato il primo attore di colore, Gary Carr, che veste i panni di un cantante di jazz - non si può dimenticare che tra i momenti clou della terza c'è il risveglio sessuale del protagonista Matthew Crawley (Dan Stevens), reduce da una menomazione fisica e psicologica. Alla scoperta - un bel po' tardiva: siamo assai lontani dall'adolescenza - di quei territori coniugali in cui, come dice sua moglie, "tutto è permesso". Peccato solo che, per far uscire l'attore (omai stufo) dal telefilm, queste conquiste dureranno poco.
Un tris di esempi concreti, non clamorosi ma comunque notevoli, che hanno lanciato il dibattito sullo sdoganamento del maschio adulto vergine. Lontano anni luce dai bruti alla Spartacus, ma anche dai romantici seriali ma sessualmente attivi che popolano il grande e piccolo schermo. Un po' poco, per parlare di vero e proprio fenomeno? Vedremo. Sapendo bene, però, che in questo secondo decennio del millennio sono i grandi prodotti televisivi, ben più dei film, ad anticipare e creare gusti e tendenze.
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Proprio così: come ha fatto notare il giornale online The Daily Beast, in televisione è l'ora dell'uomo agli antipodi di quello che non deve chiedere mai. Gentile, timido, un po' impacciato: o un adulto asessuato che scopre i piaceri dell'eros in ritardo, o qualcuno che l'amore non lo ha fatto mai. Tre gli esempi citati, tutti tratti da serial di enorme successo planetario: Mad Men, Game of Thrones e Downton Abbey. E, almeno nel caso dei primi due, si tratta di un vero e proprio ribaltamento, visto che, come è noto a tutti, i protagonisti sono classici esseri testosteronici abituati a prendersi tutte le femmine che vogliono.
Cominciamo da Mad Men, ovvero i pubblicitari eleganti, complicati e in fondo assai tristi della New York anni Sessanta. Se il protagonista della sesta serie così come delle precedenti, lo sciupafemmine Don Draper interpretato da Jon Hamm, si incarta sempre di più nei suoi problemi, dalle pieghe della sceneggiatura emerge una novità. Riguarda un copywriter che si chiama Michael Ginsberg, interpretato da Ben Feldman. In una puntata, preso da un attacco di sincerità nel corso di una cena, rivela: "Non ho mai fatto sesso, nemmeno una volta". Piu chiaro di così non si può: un classico maschio adulto vergine, che si muove in un mondo di marpioni interessati solo alle donne oggetto.
Ancora più sorprendente l'affiorare del tema inesperienza erotica in Game of Thrones, giunto alla terza stagione. Serie tratta dalla saga letteraria di George R.R.Martin. Spesso accusata dalle femministe dell'opposto: troppi uomini pronti a tutto pur di prendersi la partner di turno. E senza mai fare complimenti. Eppure, anche qui, la delicatezza dalla parte di lui fa capolino. Dopo essere stato sedotto dalla guerriera Ygritte (Rosie Leslie), il personaggio di Jon Snow (Kit Harrington) rivela che "non c'è stata nessun altra". La sua, insomma, è una perdita della verginità a beneficio degli spettatori: e anche se in questo caso l'esigenza di astinenza è legata all'intreccio della storia, e lui poi mostra il suo lato tosto, questa prima volta non passa inosservata.
Terzo caso clamoroso: Downton Abbey, la serie britannica pluripremiata che ha conquistato il mondo. E mentre si guarda già alla quarta stagione - per cui tra l'altro è stato scritturato il primo attore di colore, Gary Carr, che veste i panni di un cantante di jazz - non si può dimenticare che tra i momenti clou della terza c'è il risveglio sessuale del protagonista Matthew Crawley (Dan Stevens), reduce da una menomazione fisica e psicologica. Alla scoperta - un bel po' tardiva: siamo assai lontani dall'adolescenza - di quei territori coniugali in cui, come dice sua moglie, "tutto è permesso". Peccato solo che, per far uscire l'attore (omai stufo) dal telefilm, queste conquiste dureranno poco.
Un tris di esempi concreti, non clamorosi ma comunque notevoli, che hanno lanciato il dibattito sullo sdoganamento del maschio adulto vergine. Lontano anni luce dai bruti alla Spartacus, ma anche dai romantici seriali ma sessualmente attivi che popolano il grande e piccolo schermo. Un po' poco, per parlare di vero e proprio fenomeno? Vedremo. Sapendo bene, però, che in questo secondo decennio del millennio sono i grandi prodotti televisivi, ben più dei film, ad anticipare e creare gusti e tendenze.