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"The Bridge", omicidi di confine:
la serie che risveglia la tv d'estate

Dal 18 luglio in prima serata su Fox Crime Diane Kruger e Demian Bachir in un thriller fra Texas e Messico. Un prodotto di alta qualità fatto per entusiasmare gli appassionati del genere

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DIANE Kruger è forte e convincente quando racconta dei suoi quattro mesi fianco a fianco con una "guida", una persona affetta da sindrome di Asperger, designata dalla relativa associazione Usa. Quattro mesi per entrare nella parte di Sonya North, poliziotta Usa che opera ai confini con il Messico, che deve convivere con la sindrome in questione. Invece lui, Demian Bichir, che interpreta il poliziotto al di qua del confine, il messicano Marco Ruiz, non ha dovuto imparare alcunché, troppo precisa la sua fisionomia e la capacità di rendere un'indole impossibile da descrivere. È la coppia di The Bridge, serie thriller che nobiliterà l'estate televisiva dal prossimo 18 luglio, in prima serata su FoxCrime (a un passo dagli Usa, dove la serie debutta questa sera).
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Come per un celebre precedente - l'amatissimo The Killing - anche qui siamo in zona adattamento Usa di una serie tv del Nord Europa: in questo caso è Bron, autentico caso televisivo della stagione tra Danimarca e Svezia, pubblico entusiasta e seconda stagione in arrivo. Succede così poco nell'estate tv e l'arrivo di The Bridge ha quindi l'aria dell'evento vero e proprio. Il punto è che bastano due minuti di visione e si capisce che tanta attesa è ben riposta, soprattutto per gli appassionati del genere.

LE FOTO

Confine tra Texas e Messico, un ponte, trovano un cadavere smembrato meticolosamente in due parti esatte. Il guaio è che quella superiore è di una donna bianca, quella inferiore di una donna pressoché nera. La bianca era un giudice, molto impegnata in chiave di blocco dell'immigrazione clandestina tra Mex e Tex. I due poliziotti che convergono sul luogo del delittaccio avrebbero bisogno anch'essi di un ponte, tanto sono divisi l'uno dall'altro. Il messicano strepitoso e indolente, reduce da una vasectomia (non c'entra, ma in realtà sì), fisico possente, messicano dentro (per chi ha amato la serie inglese Luther - in onda da poco sulla Bbc la terza stagione  -  immaginare il poliziotto nero interpretato da Idris Elba e trasportarlo-trasformarlo in Messico); e la piacente e freddissima Sonya, ligia alle regole e con quel problema di autismo che dà qualche vantaggio in termini di dedizione al lavoro ma ne pone mille nel rapportarsi con gli altri.
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Il serial killer in azione è di quelli tosti e ragiona e agisce in termini para-sociopolitici, in una terra martoriata da tutto e tutti, con corruzioni e malaffare e pessime storie di confine, appunto, dietro ogni angolo. Echi di Don Winslow nella scrittura, ma soprattutto polso fermissimo nel portare avanti un thriller tv di assoluto livello: e senza porsi eccessivi problemi di stupire il pubblico, solo con la forza dell'idea originaria e la bravura nello scrivere e ammaliare lo spettatore. Soprattutto, come detto, l'appassionato di genere.