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"Mi manda RaiTre", una donna al comando

Dopo due anni di pausa il programma torna dal 23 settembre, dalle 10 alle 11. Conduce Elsa Di Gati. "In vent'anni solo uomini, ora il direttore Vianello ha fatto la rivoluzione"

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ROMA - "Tutto questo scalpore sul fatto che sono la prima donna alla conduzione di Mi manda RaiTre incuriosisce anche me... Non è strano? Forse viene spontaneo immaginare il conduttore di un programma a difesa del cittadino come un bodyguard. Ma la difesa è fatta di argomentazioni; e il garbo della parola, forse, è una dote più femminile che maschile". Ha le idee chiare Elsa Di Gati, il volto del mattino di RaiTre, che dal 23 settembre prenderà le redini del programma in una nuova edizione che torna in onda, dopo due anni di pausa, in una veste rinnovata: quotidiana e mattutina (dopo Agorà, dalle 10 alle 11). Per la prima volta dopo Lubrano, Necco, Marrazzo, Vianello e Camurri la padrona di casa sarà una donna: scelta che ha stupito molti, ma non lei.

"Quando si iniziò a fare il mio nome, la notizia che rimbalzava sulle agenzie era che fossi una donna. Tutti a chiedermi come conciliassi il giornalismo con la maternità. Rispondevo che faccio come fanno tutte le madri e le donne: con dei sacrifici. Poi ho controllato e verificato che in vent'anni di programmazione nessuno aveva mai avuto l'idea di mettere alla conduzione una donna: il vero rivoluzionario è stato il direttore di rete Vianello, che me lo ha proposto".

Quello che raccoglie da Vianello non è solo un incarico, ma anche un'eredità.
"Non è un caso: conoscendo bene la rete e il programma, ha scelto come riformularlo. Anche per la conduzione: mi ha detto 'sei un volto della rete, gli spettatori ti conoscono, e quello del mattino è il tuo pubblico'. Questa fiducia è una soddisfazione".

Una donna alla conduzione, un nuovo orario, una nuova formula. Cosa cambia e cosa resta?
"Sarà come rifare l'arredamento di casa: il pezzo antico forte e bello rimane anche nel rinnovamento; così nella trasmissione resta l'incontro/scontro tra parte e controparte in conflitto per un contratto telefonico, un'utenza energetica. L'utilità del programma è questa, è il marchio: un cittadino che tribola da anni per un contenzioso con un gestore può risolvere il problema in mezz'ora. L'aspetto più nuovo sono una giornalista in studio che tiene uno spazio informativo e un 'disturbatore', un osservatore che sta molto attento alla controparte verificandone o smentendone le affermazioni. Ci saranno anche delle incursioni esterne tra i cittadini, che ci racconteranno le loro storie".

Un'inchiesta porta a porta?
"In qualche modo si.  C'è molta voglia di essere ascoltati: da quando abbiamo annunciato il rilancio abbiamo ricevuto 2.500 mail, più 600-700 lettere scritte a mano, specie da persone anziane. Incrocio le dita perché so che sarà una fatica, ma è incoraggiante: quasi tutti scrivono 'grazie di essere tornati'. Emerge un quadro di disperazione, non è solo la crisi. Ma possiamo sperare: per questo dico viva la quotidianità. Perché il quotidiano ci permette di seguire più da vicino il pubblico".

Tempi più stretti ma appuntamento più costante: questo cambio nel palinsesto sarà un vantaggio o un ostacolo per la nuova edizione?
"Sarà un grande esperimento e un vantaggio: la fascia mattutina abbraccia un pubblico molto diverso da quello serale, peraltro ampliato dal successo di Agorà. Per un programma di servizio come Mi manda RaiTre è il pubblico giusto: le categorie più deboli seguono la tv del mattino. Casalinghe, pensionati, disoccupati: è chi sta in casa al mattino ad aver più bisogno di essere protette."

Però un manager avrà difficoltà a seguirvi. Non è discriminante?
"No, un manager non ci seguirebbe, ma magari sua moglie sì: e sono le casalinghe i veri capitani della casa, quelle che sostengono la famiglia. Non lo trovo discriminante, anzi: nel prime time si affrontavano 4 casi per volta, in questa nuova veste ne affrontiamo 5 a puntata. La striscia quotidiana ci permette di tornare su un caso affrontato nei giorni precedenti e stare sempre sul pezzo: diventando una 'telenovela' a difesa del cittadino abbiamo la possibilità di inchiodare la controparte, standole addosso giorno per giorno".

Da Apprescindere a Codice a barre: il giornalismo di impegno sociale è una costante nella sua carriera. Come mai questa scelta?
"Ho sempre avuto un grande senso della giustizia, credo nel merito e nell'onestà: la giustizia ha tempi lunghi ma arriva. L'idea di fare una tv di difesa mi piace: ho avuto la soddisfazione di risolvere i problemi delle persone, di essere utile. Da una parte mi chiedo in che Italia stiamo, così piena di ingiustizie; ma d'altro canto è bello. Pur non avendo il compito di cambiare il Paese, so di poter fare qualcosa per migliorare la situazione. È il vero servizio pubblico, lo è sempre stato. E il pubblico lo vede, per questo il ritorno di Mi manda RaiTre è così atteso: perché ha alle spalle la storia".