JEFFREY Katzemberg è un personaggio curioso e importante. Responsabile dell'animazione Disney per molti anni (e soprattutto dello straordinario boom di Il re leone) è il fondatore, assieme a Steven Spielberg e David Geffen, della Dreamworks, la casa di produzione cinematografica con la quale ha messo ha segno una lunga serie di successi. Da qualche tempo Katzemberg e la Dreamworks hanno diretto la loro attenzione verso la televisione e il web.
L'azienda si è mossa parecchio sul fronte televisivo e dei nuovi media, sia come produzione che distribuzione, ha chiuso un importante accordo con Netflix e ha da poco acquistato AwesomenessTv, un network multicanale che opera su YouTube. Ed è di televisione che Jeffrey Katzemberg ha parlato dal palco del MipCom, la fiera mercato della televisione internazionale che si è svolta come ogni anno a Cannes. Con un'idea piuttosto originale: chiamare i creatori di Breaking Bad, la serie-fenomeno che ha conquistato il pubblico americano, pagarli 25 milioni di dollari a episodio e fargli realizzare tre ulteriori puntate che prolunghino la storia oltre il recente finale. "Con un'unica condizione - ha detto Katzemberg - me li devono dare divisi in segmenti di sei minuti l'uno. Ho pensato di poter creare il più grande evento televisivo in pay per view che sia mai stato creato con una serie televisiva. Ogni giorno, per trenta giorni, puoi comprare uno dei trenta capitoli. E non ho alcun dubbio che ci siano 6, 7, anche 8 milioni di persone che comprerebbero volentieri gli episodi. A mezzogiorno, quando noi posteremmo gli episodi, tutti aspetterebbero quei sei minuti di storia".
L'idea è grandiosa, forse ancora irrealizzabile, ma spiega bene come Katzemberg abbia fiducia nel futuro della televisione: "Sono 40 anni che frequento l'industria dell'intrattenimento e non penso ci sia stato mai un momento così ricco di opportunità nuove e uniche per la televisione... ma la realtà è che tutto quello che riguarda le opportunità non è mai semplice o facile - ha detto Katzemberg - le opportunità significano rischi. E, in molti casi, fanno paura. Questo perché un sacco di gente vede il mondo come un gioco che finisce a somma zero. E secondo questa visione delle cose, se una persona cattura una nuova opportunità, un'altra deve perdere terreno. Ma non è così". Katzemberg ha ricordato una frase di Sean Malone della Intel che nel 2007 sosteneva che la tv tradizionale sarebbe stata completamente sconfitta, e ha tenuto a sottolineare che, al contrario, l'ascolto televisivo non solo ha mantenuto i livelli del passato, ma che in molti casi è addirittura cresciuto. "Quindi sembra che tutti quelli che pensano che il mondo sia a somma zero debbano rifare i propri conti. Sì, ci sarà una grande, esponenziale crescita dei contenuti via Internet, ma la tv lineare continuerà ad essere in salute. E io penso di potervelo dimostrare".
Il boss della Dreamworks ha ripercorso rapidissimamente 550 anni di media business, dall'arrivo della stampa con Gutemberg nel 1445, passando per il primo giornale 150 anni dopo, fino ad arrivare ai nostri giorni, con la radio, il cinema, la televisione, il web, le app. "È stata una straordinaria camminata, che negli ultimi 20 anni è diventata addirittura una corsa. Ma se persone come Sean Malone avessero avuto ragione nel predire che Internet avrebbe reso la tv lineare obsoleta, sarebbero andate contro una storia dei mass media che è durata circa mezzo millennio. Attraverso questa storia si capisce che non una sola volta una nuova forma di mass media ha rimpiazzato la forma precedente. Invece, ogni nuova tecnologia ha dato un ruolo diverso a quella che l'ha preceduta, senza eliminarla dalla scena".
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È alla luce di questa affermazione che Katzemberg ha delineato la strategia della Dreamworks, strategia che vede l'azienda da lui diretta fortemente presente nella produzione di contenuti per la tv lineare e per il cinema, ma allo stesso tempo fortemente impegnata a costruire il futuro attraverso un importante accordo con Netflix, siglato all'inizio di quest'anno, per oltre 300 ore di contenuti originali, "un accordo che ci spinge avanti, verso strade nuove, senza dover abbandonare le altre strade, senza considerare che questo nuovo modo di produrre o distribuire debba distruggere il vecchio. Oltretutto", ha aggiunto, "dato che ci sono moltissime opzioni di distribuzione che stanno emergendo, sarà inevitabile che cresca la domanda per il contenuto, ed è questa necessità che ci ha spinto ad acquisire la Classic Media e AwesomenessTv. Awesomeness ha già oggi una presenza straordinaria sul web, ha già 25 milioni di abbonati su più di 180.000 canali su YouTube, con quasi due miliardi di visualizzazioni e 60 milioni di utenti unici al mese. E tutto questo in meno di un anno. L'accordo con Awesomeness ci porta direttamente in contatto con un audience di teenager che non riusciremmo a contattare allo stesso modo con i film o i programmi tv. E tutto questo è allo stesso tempo straordinariamente nuovo e non lo è".
Perché? Katzemberg ha provato a spiegarlo illustrando la sua "teoria del parfait": "Tutti amano il semifreddo, il parfait, la cosa più buona che ci sia in questo dannato pianeta", dice Ciuchino in Shrek. Bene, il parfait è fatto di strati e così è il mondo dei media, ogni nuovo medium offre delle caratteristiche che sono complementari ai media che già erano presenti, così come uno strato aggiuntivo in un parfait. L'esperienza mediale, con l'aggiunta dei nuovi media, diventa semplicemente più ricca e soddisfacente". L'esempio più importante di questa "teoria" è quello dell'avvento degli smartphone: "L'ultimo strato che si aggiunge al nostro parfait, quello più nuovo, quello dell'intrattenimento attraverso le macchine mobili, gli smartphone, i tablet o altro, risolve uno dei più grandi problemi del ventunesimo secolo: l'attesa", ha detto Katzemberg. "Fino a poco tempo fa la nostra attività preferita mentre aspettavamo era quella di girarci i pollici, non c'era altro da fare. Adesso i nostri pollici hanno qualcosa di meglio da fare che girare. Attraverso gli schermi touch noi possiamo toccare il mondo, grazie a queste macchine l'attesa, come noi la conoscevamo, non esiste più. Nell'attesa consumiamo contenuti. E tra questi contenuti c'è anche la tv. Per tornare a quello che dicevamo prima è bene chiarire che l'intrattenimento mobile non è una minaccia per la tv tradizionale. Basta ricordare quando negli anni Cinquanta si pensava che la televisione sarebbe stata una minaccia mortale per il cinema, o come negli anni Settanta uno show televisivo come Star Trek ha dato vita a una delle più longeve serie di film della storia del cinema. Da allora programmi come Monty Python, I Muppets o Mission: Impossible hanno dimostrato il valore del passaggio dalla tv al cinema e oggi lo stesso fenomeno di crossover sta avvenendo nella relazione tra il mobile e la tv lineare. Cito a proposito proposito proprio uno show di AwesomenessTv, che ha creato un programma che è andato in onda in tv su Nickelodeon, realizzato con alcune delle migliori clip dai canali YouTube. In questo modo il mobile non è soltanto complementare alla tv, serve come incubatore di talenti e di idee, e può aggiungere pubblico alla tv tradizionale. Questo progetto può portare grandi cose all'industria televisiva, producendo "bits, bytes and snacks" che possono riempire i nostri momenti di attesa. Non con Tetris, quindi, ma con i "rich media", per riempire questo spazio esiste una incredibile, enorme, non sfruttata opportunità".
E il cinema, come entra in questa storia? È davvero finito il suo modello di business? "Non per noi", ha detto ancora Katzemberg, "certamente le nuove tecnologie hanno messo in discussione un modello di business molto forte e questo è iniziato con la transizione dai Dvd al digitale. Ma noi abbiamo realizzato 20 film animati con la computer graphics, 19 dei quali sono stati un successo. La media degli incassi di questi 20 film è stata più di 500 milioni di dollari. Per noi è ok! Il cinema è il cuore e l'anima della Dreamworks, ma è vero che noi nel giro dei prossimi cinque o dieci anni saremo un'azienda diversa da quella di oggi, ci sono molte altri campi in cui ci stiamo muovendo, i parchi a tema, l'intrattenimento "location-based", la Cina... E poi ci sono i bambini, e le loro abitudini che stanno cambiando radicalmente, un cambiamento che l'industria può capire solo guardandoli. Non vanno davanti al televisore per guardare i loro show preferiti. E non perché non guardano, ma perché non usano più il televisore. Oggi i bambini sono più coinvolti dalle esperienze personali che fanno su un iPad o un tablet. E noi dobbiamo capire questo cambiamento".
L'azienda si è mossa parecchio sul fronte televisivo e dei nuovi media, sia come produzione che distribuzione, ha chiuso un importante accordo con Netflix e ha da poco acquistato AwesomenessTv, un network multicanale che opera su YouTube. Ed è di televisione che Jeffrey Katzemberg ha parlato dal palco del MipCom, la fiera mercato della televisione internazionale che si è svolta come ogni anno a Cannes. Con un'idea piuttosto originale: chiamare i creatori di Breaking Bad, la serie-fenomeno che ha conquistato il pubblico americano, pagarli 25 milioni di dollari a episodio e fargli realizzare tre ulteriori puntate che prolunghino la storia oltre il recente finale. "Con un'unica condizione - ha detto Katzemberg - me li devono dare divisi in segmenti di sei minuti l'uno. Ho pensato di poter creare il più grande evento televisivo in pay per view che sia mai stato creato con una serie televisiva. Ogni giorno, per trenta giorni, puoi comprare uno dei trenta capitoli. E non ho alcun dubbio che ci siano 6, 7, anche 8 milioni di persone che comprerebbero volentieri gli episodi. A mezzogiorno, quando noi posteremmo gli episodi, tutti aspetterebbero quei sei minuti di storia".
L'idea è grandiosa, forse ancora irrealizzabile, ma spiega bene come Katzemberg abbia fiducia nel futuro della televisione: "Sono 40 anni che frequento l'industria dell'intrattenimento e non penso ci sia stato mai un momento così ricco di opportunità nuove e uniche per la televisione... ma la realtà è che tutto quello che riguarda le opportunità non è mai semplice o facile - ha detto Katzemberg - le opportunità significano rischi. E, in molti casi, fanno paura. Questo perché un sacco di gente vede il mondo come un gioco che finisce a somma zero. E secondo questa visione delle cose, se una persona cattura una nuova opportunità, un'altra deve perdere terreno. Ma non è così". Katzemberg ha ricordato una frase di Sean Malone della Intel che nel 2007 sosteneva che la tv tradizionale sarebbe stata completamente sconfitta, e ha tenuto a sottolineare che, al contrario, l'ascolto televisivo non solo ha mantenuto i livelli del passato, ma che in molti casi è addirittura cresciuto. "Quindi sembra che tutti quelli che pensano che il mondo sia a somma zero debbano rifare i propri conti. Sì, ci sarà una grande, esponenziale crescita dei contenuti via Internet, ma la tv lineare continuerà ad essere in salute. E io penso di potervelo dimostrare".
Il boss della Dreamworks ha ripercorso rapidissimamente 550 anni di media business, dall'arrivo della stampa con Gutemberg nel 1445, passando per il primo giornale 150 anni dopo, fino ad arrivare ai nostri giorni, con la radio, il cinema, la televisione, il web, le app. "È stata una straordinaria camminata, che negli ultimi 20 anni è diventata addirittura una corsa. Ma se persone come Sean Malone avessero avuto ragione nel predire che Internet avrebbe reso la tv lineare obsoleta, sarebbero andate contro una storia dei mass media che è durata circa mezzo millennio. Attraverso questa storia si capisce che non una sola volta una nuova forma di mass media ha rimpiazzato la forma precedente. Invece, ogni nuova tecnologia ha dato un ruolo diverso a quella che l'ha preceduta, senza eliminarla dalla scena".
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È alla luce di questa affermazione che Katzemberg ha delineato la strategia della Dreamworks, strategia che vede l'azienda da lui diretta fortemente presente nella produzione di contenuti per la tv lineare e per il cinema, ma allo stesso tempo fortemente impegnata a costruire il futuro attraverso un importante accordo con Netflix, siglato all'inizio di quest'anno, per oltre 300 ore di contenuti originali, "un accordo che ci spinge avanti, verso strade nuove, senza dover abbandonare le altre strade, senza considerare che questo nuovo modo di produrre o distribuire debba distruggere il vecchio. Oltretutto", ha aggiunto, "dato che ci sono moltissime opzioni di distribuzione che stanno emergendo, sarà inevitabile che cresca la domanda per il contenuto, ed è questa necessità che ci ha spinto ad acquisire la Classic Media e AwesomenessTv. Awesomeness ha già oggi una presenza straordinaria sul web, ha già 25 milioni di abbonati su più di 180.000 canali su YouTube, con quasi due miliardi di visualizzazioni e 60 milioni di utenti unici al mese. E tutto questo in meno di un anno. L'accordo con Awesomeness ci porta direttamente in contatto con un audience di teenager che non riusciremmo a contattare allo stesso modo con i film o i programmi tv. E tutto questo è allo stesso tempo straordinariamente nuovo e non lo è".
Perché? Katzemberg ha provato a spiegarlo illustrando la sua "teoria del parfait": "Tutti amano il semifreddo, il parfait, la cosa più buona che ci sia in questo dannato pianeta", dice Ciuchino in Shrek. Bene, il parfait è fatto di strati e così è il mondo dei media, ogni nuovo medium offre delle caratteristiche che sono complementari ai media che già erano presenti, così come uno strato aggiuntivo in un parfait. L'esperienza mediale, con l'aggiunta dei nuovi media, diventa semplicemente più ricca e soddisfacente". L'esempio più importante di questa "teoria" è quello dell'avvento degli smartphone: "L'ultimo strato che si aggiunge al nostro parfait, quello più nuovo, quello dell'intrattenimento attraverso le macchine mobili, gli smartphone, i tablet o altro, risolve uno dei più grandi problemi del ventunesimo secolo: l'attesa", ha detto Katzemberg. "Fino a poco tempo fa la nostra attività preferita mentre aspettavamo era quella di girarci i pollici, non c'era altro da fare. Adesso i nostri pollici hanno qualcosa di meglio da fare che girare. Attraverso gli schermi touch noi possiamo toccare il mondo, grazie a queste macchine l'attesa, come noi la conoscevamo, non esiste più. Nell'attesa consumiamo contenuti. E tra questi contenuti c'è anche la tv. Per tornare a quello che dicevamo prima è bene chiarire che l'intrattenimento mobile non è una minaccia per la tv tradizionale. Basta ricordare quando negli anni Cinquanta si pensava che la televisione sarebbe stata una minaccia mortale per il cinema, o come negli anni Settanta uno show televisivo come Star Trek ha dato vita a una delle più longeve serie di film della storia del cinema. Da allora programmi come Monty Python, I Muppets o Mission: Impossible hanno dimostrato il valore del passaggio dalla tv al cinema e oggi lo stesso fenomeno di crossover sta avvenendo nella relazione tra il mobile e la tv lineare. Cito a proposito proposito proprio uno show di AwesomenessTv, che ha creato un programma che è andato in onda in tv su Nickelodeon, realizzato con alcune delle migliori clip dai canali YouTube. In questo modo il mobile non è soltanto complementare alla tv, serve come incubatore di talenti e di idee, e può aggiungere pubblico alla tv tradizionale. Questo progetto può portare grandi cose all'industria televisiva, producendo "bits, bytes and snacks" che possono riempire i nostri momenti di attesa. Non con Tetris, quindi, ma con i "rich media", per riempire questo spazio esiste una incredibile, enorme, non sfruttata opportunità".
E il cinema, come entra in questa storia? È davvero finito il suo modello di business? "Non per noi", ha detto ancora Katzemberg, "certamente le nuove tecnologie hanno messo in discussione un modello di business molto forte e questo è iniziato con la transizione dai Dvd al digitale. Ma noi abbiamo realizzato 20 film animati con la computer graphics, 19 dei quali sono stati un successo. La media degli incassi di questi 20 film è stata più di 500 milioni di dollari. Per noi è ok! Il cinema è il cuore e l'anima della Dreamworks, ma è vero che noi nel giro dei prossimi cinque o dieci anni saremo un'azienda diversa da quella di oggi, ci sono molte altri campi in cui ci stiamo muovendo, i parchi a tema, l'intrattenimento "location-based", la Cina... E poi ci sono i bambini, e le loro abitudini che stanno cambiando radicalmente, un cambiamento che l'industria può capire solo guardandoli. Non vanno davanti al televisore per guardare i loro show preferiti. E non perché non guardano, ma perché non usano più il televisore. Oggi i bambini sono più coinvolti dalle esperienze personali che fanno su un iPad o un tablet. E noi dobbiamo capire questo cambiamento".