UNA X vista da dietro resta uguale, non cambia. E il fattore è così come sembra. Nella prossima puntata, giovedì 5, sarà eliminato un altro concorrente. Michele, Andrea, Violetta, Ape Escape o Aba. I quattro rimasti arriveranno alla finale che per quest'anno si terrà al Mediolanum Forum di Assago, alle porte di Milano. "Ci saranno WoodKid, che ha sempre fatto la sigla del programma, One Direction, Elisa, Giorgia e Marco Mengoni. Ma non si escludono sorprese" ha raccontato Stefano Senardi, ex discografico, consulente musicale Fremantle che per il talent scout contribuisce a scegliere ospiti e brani. Lo fa insieme agli autori e ai giudici. Perché il meccanismo di X Factor, che piaccia o meno, è perfetto.
"Sulla scelta degli ospiti ci siamo spostati un po' rispetto agli anni passati. Ormai puntiamo sull'internazionale. Il pubblico che segue la trasmissione è attentissimo, appassionato, Tom Odell o gli Editors, non sono stati inviti banali. Quello che non si percepisce troppe volte è proprio il rispetto che cerchiamo di dimostrare nei confronti degli spettatori. Facciamo lo stesso con le canzoni che interpretano gli artisti in gara. Quando Violetta per esempio ha cantato 'Let Her Go' dei Passenger, il pezzo nei giorni dopo ha avuto un picco di vendite su iTunes. Succedeva anche prima, mai così però. Che un originale ancora sconosciuto in Italia andasse al primo posto della classifica, e ci restasse, è una cosa nuova" ha continuato Senardi. Direttore generale della Cgd Warner e presidente della Polygram, la musica la gestisce e la tocca da una vita. Dal primo concerto italiano di Frank Sinatra, alla promozione dei Simply Red, Madonna, Tracy Chapman, U2, Cranberries, Sting. Ma anche Litfiba, Capossela e Paolo Conte, Subsonica, Carmen Consoli, Marlene Kuntz o Javanotti. La musica com'era. Quando non c'erano talent show ma talent scout.
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"Questo format tv ha fatto bene alla discografia. Si può dire tutto ma la televisione ha veicolato la musica più in questi anni di quanto abbia mai fatto. Certo, 'X Factor' è costruito sugli interpreti. Arrivano ragazzi con una loro personalità e si trovano a cantare brani di altri. Ma è solo un passaggio. Gli concede visibilità, è un punto di partenza, ma la prova è dopo. Quando arrivano nel mondo e devono dimostrare di avere una struttura artistica forte, vera. Qualcuno ce l'ha fatta. Mengoni, Noemi, Chiara anche. Sono già dei buoni esempi". Una volta fuori gli artisti quella X ce l'hanno stampata addosso. Non è per forza una cosa in più, è anche una catalogazione. Fuori vale e pesa nello stesso tempo. Fuori, o crescono oppure cadono. Scompaiono con la loro croce al collo.
"E' il mondo ad essere così, ora è difficile riuscire ad uscire, a farsi notare o ascoltare. Lo spazio è meno di una volta e quindi le etichette puntano molto su artisti come loro. La figura del discografico alla ricerca di talenti è quasi sparita. Quello che possiamo fare noi che lavoriamo all'interno del format è non diminuire la qualità della scelta musicale". Far conoscere, tramandare. L'altra faccia di una X vista da dietro. I pezzi che il pubblico ascolta possono aprire la testa e incuriosire oltre il facile karaoke da divano del giovedì sera.
I giudici scelgono i brani che immaginano adatti al proprio concorrente. Li misurano con le sue capacità. Valutano il tipo di impatto. Poi fanno i conti con Luca Tommassini, direttore artistico e coreografo di X Factor. Li provano, a volte cambiano idea. "E' un processo che deve tenere conto di mote cose. I tempi sono stretti, non ci sono trucchi. Mika ha dato uno sguardo nuovo a quest'edizione, lui per esempio a volte cambia idea all'ultimo minuto. Ma anche Morgan che magari va a casa, prepara le sue basi, visualizza poi torna e decide di fare un'altra cosa. Elio è metodico, Simona Ventura ascolta molto i suoi artisti. Dietro ogni scelta ci sono preparativi, molto impegno, poco tempo".
C'è una lista di brani. La propongono le case discografiche, l'interesse per quei due minuti di esibizione è altissimo. "Poi però l'importante resta cercare 'l'artist definition', cerchiamo di capire quello". C' una macchina che si muove dietro i concorrenti. E come non succedeva da anni, il nostro sta tornando a essere un Paese di interpreti. Cosa che automaticamente dovrebbe però ridare peso agli autori, alla parte nascosta di una X. Alla musica com'era una volta. "Sanremo è diverso, quel palco è più difficile" ha detto Senardi che è consulente anche del Festival oltre che di 'Che tempo che fa', su Rai3. "Lì ci sono paletti di ogni genere, ostacoli e la scelta degli artisti in gara è già partita, stiamo ascoltando". Ci vorrà tempo. Per avere quei due minuti in grado di decidere carriere.
"Sulla scelta degli ospiti ci siamo spostati un po' rispetto agli anni passati. Ormai puntiamo sull'internazionale. Il pubblico che segue la trasmissione è attentissimo, appassionato, Tom Odell o gli Editors, non sono stati inviti banali. Quello che non si percepisce troppe volte è proprio il rispetto che cerchiamo di dimostrare nei confronti degli spettatori. Facciamo lo stesso con le canzoni che interpretano gli artisti in gara. Quando Violetta per esempio ha cantato 'Let Her Go' dei Passenger, il pezzo nei giorni dopo ha avuto un picco di vendite su iTunes. Succedeva anche prima, mai così però. Che un originale ancora sconosciuto in Italia andasse al primo posto della classifica, e ci restasse, è una cosa nuova" ha continuato Senardi. Direttore generale della Cgd Warner e presidente della Polygram, la musica la gestisce e la tocca da una vita. Dal primo concerto italiano di Frank Sinatra, alla promozione dei Simply Red, Madonna, Tracy Chapman, U2, Cranberries, Sting. Ma anche Litfiba, Capossela e Paolo Conte, Subsonica, Carmen Consoli, Marlene Kuntz o Javanotti. La musica com'era. Quando non c'erano talent show ma talent scout.
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"Questo format tv ha fatto bene alla discografia. Si può dire tutto ma la televisione ha veicolato la musica più in questi anni di quanto abbia mai fatto. Certo, 'X Factor' è costruito sugli interpreti. Arrivano ragazzi con una loro personalità e si trovano a cantare brani di altri. Ma è solo un passaggio. Gli concede visibilità, è un punto di partenza, ma la prova è dopo. Quando arrivano nel mondo e devono dimostrare di avere una struttura artistica forte, vera. Qualcuno ce l'ha fatta. Mengoni, Noemi, Chiara anche. Sono già dei buoni esempi". Una volta fuori gli artisti quella X ce l'hanno stampata addosso. Non è per forza una cosa in più, è anche una catalogazione. Fuori vale e pesa nello stesso tempo. Fuori, o crescono oppure cadono. Scompaiono con la loro croce al collo.
"E' il mondo ad essere così, ora è difficile riuscire ad uscire, a farsi notare o ascoltare. Lo spazio è meno di una volta e quindi le etichette puntano molto su artisti come loro. La figura del discografico alla ricerca di talenti è quasi sparita. Quello che possiamo fare noi che lavoriamo all'interno del format è non diminuire la qualità della scelta musicale". Far conoscere, tramandare. L'altra faccia di una X vista da dietro. I pezzi che il pubblico ascolta possono aprire la testa e incuriosire oltre il facile karaoke da divano del giovedì sera.
I giudici scelgono i brani che immaginano adatti al proprio concorrente. Li misurano con le sue capacità. Valutano il tipo di impatto. Poi fanno i conti con Luca Tommassini, direttore artistico e coreografo di X Factor. Li provano, a volte cambiano idea. "E' un processo che deve tenere conto di mote cose. I tempi sono stretti, non ci sono trucchi. Mika ha dato uno sguardo nuovo a quest'edizione, lui per esempio a volte cambia idea all'ultimo minuto. Ma anche Morgan che magari va a casa, prepara le sue basi, visualizza poi torna e decide di fare un'altra cosa. Elio è metodico, Simona Ventura ascolta molto i suoi artisti. Dietro ogni scelta ci sono preparativi, molto impegno, poco tempo".
C'è una lista di brani. La propongono le case discografiche, l'interesse per quei due minuti di esibizione è altissimo. "Poi però l'importante resta cercare 'l'artist definition', cerchiamo di capire quello". C' una macchina che si muove dietro i concorrenti. E come non succedeva da anni, il nostro sta tornando a essere un Paese di interpreti. Cosa che automaticamente dovrebbe però ridare peso agli autori, alla parte nascosta di una X. Alla musica com'era una volta. "Sanremo è diverso, quel palco è più difficile" ha detto Senardi che è consulente anche del Festival oltre che di 'Che tempo che fa', su Rai3. "Lì ci sono paletti di ogni genere, ostacoli e la scelta degli artisti in gara è già partita, stiamo ascoltando". Ci vorrà tempo. Per avere quei due minuti in grado di decidere carriere.