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Claudio Santamaria: "Manzi e Batman Lego sono i miei supereroi"

L'attore è il protagonista della fiction "Non è mai troppo tardi" in onda su Raiuno lunedì 24 e martedì 25 dedicata la maestro che seppe portare un milione e mezzo di analfabeti alla licenza elementare. Al cinema doppia il pupazzetto Lego ed è sul set di Ermanno Olmi
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NON DAVA voti, non sgridava chi suggeriva, non usava la cattedra nè i registri, sul terrazzo della scuola teneva gli animali e aveva allestito un piccolo orto. Per lui non esistevano primo e ultimo banco perché la classe era uno spazio libero dove i bambini dovevano imparare a convivere e collaborare. "Alberto Manzi negli anni Sessanta era cinquant'anni avanti rispetto alla scuola italiana. Ciò che è straordinario è che oggi i suoi metodi rimangono ancora cinquant'anni avanti".

Claudio Santamaria interpreta il maestro per eccellenza, diventato celebre grazie ad una trasmissione televisiva, Non è mai troppo tardi, che insegnava a scrivere ai telespettatori e che, grazie allo stile coinvolgente e alla sua naturale simpatia, riuscì in otto anni a portare alla licenza elementare un milione e mezzo di analfabeti. Questo è l'Alberto Manzi più celebre, ma nella fiction che va in onda su Raiuno il 24 e il 25 febbraio si r…
NON DAVA voti, non sgridava chi suggeriva, non usava la cattedra nè i registri, sul terrazzo della scuola teneva gli animali e aveva allestito un piccolo orto. Per lui non esistevano primo e ultimo banco perché la classe era uno spazio libero dove i bambini dovevano imparare a convivere e collaborare. "Alberto Manzi negli anni Sessanta era cinquant'anni avanti rispetto alla scuola italiana. Ciò che è straordinario è che oggi i suoi metodi rimangono ancora cinquant'anni avanti".

Claudio Santamaria interpreta il maestro per eccellenza, diventato celebre grazie ad una trasmissione televisiva, Non è mai troppo tardi, che insegnava a scrivere ai telespettatori e che, grazie allo stile coinvolgente e alla sua naturale simpatia, riuscì in otto anni a portare alla licenza elementare un milione e mezzo di analfabeti. Questo è l'Alberto Manzi più celebre, ma nella fiction che va in onda su Raiuno il 24 e il 25 febbraio si racconta anche una storia meno conosciuta, come quando fu insegnante di un carcere minorile romano e riuscì a conquistare la fiducia di quei ragazzi così difficili.

Santamaria, lei ha definito Manzi un supereroe.
"Sì perché tutta la vita ha lottato contro tutto e tutti pur di difendere i bambini. La sua priorità era l'apprendimento naturale di ogni allievo, per lui l'insegnamento era l'arte di rispettare i tempi di ognuno. Più che nozioni lui voleva che i suoi scolari imparassero ad usare la testa, a capire il mondo, sé stessi, ed era convinto che una società migliore potesse essere costruita proprio a partire dalla scuola. Al posto dei giudizi lui scriveva 'fa quel che può e quel che non può non fa', una cosa geniale, che gli ha dato moltissimi problemi, che lo ha portato sette volte davanti alla commissione disciplinare. Ma a lui non importava di sé stesso, davanti a tutto metteva sempre il bene dei bambini. Ho detto 'supereroe' per gioco, ma sicuramente è stato un eroe dei nostri tempi".

Con un personaggio così straordinario come hai evitato la retorica?
"Mi sono concentrato molto su questo fuoco, su questo motore che lo spingeva avanti. La sua missione erano fatti non parole. Lui entra come insegnante al carcere minorile senza le guardie e arriva a fare a botte col capetto dei ragazzi per giocarsi la possibilità di fare lezione. Manzi era l'antiretorica e noi abbiamo fatto di tutto per cercare di mostrare un uomo d'azione, non era certo uno che faceva il suo sermone e le cose finivano lì".

A Sanremo hai letto la lettera che Manzi aveva scritto ai suoi allievi di quinta elementare. Quali sono le parole più importanti di quel testo?
"C'è una parte che mi commuove sempre: andate avanti serenamente, allegramente, con quel macinino del vostro cervello SEMPRE in funzione; con l'affetto verso tutte le cose e gli animali e le genti che è gia in voi e che deve sempre rimanere in voi; con onestà, onestà, onestà, e ancora onestà perché questa è la cosa che manca oggi nel mondo e voi dovete ridarla".

E lei, Santamaria, che scolaro è stato?
"Alle elementari avevo una maestra molto severa, completamente diversa da Manzi. Agli antipodi. Mi ha dato una grande base sulla lingua italiana, ma sul fronte educativo aveva proprio la vecchia impostazione: i più bravi ai primi banchi e io stavo sempre all'ultimo o penultimo banco. Sulla mia pagella c'era sempre scritto: molto intelligente ma non si applica. Un'altra cosa che non sopportavo del giudizio a fine anno era che scrivevano: ha un carattere troppo esuberante come se l'esuberanza di un bambino potesse essere misurata con un metro. Proprio quello che Manzi detestava".

Qualche anno fa ha prestato il volto a Rino Gaetano in una fiction. Qui torna con un personaggio realmente esistito. Sfide e difficoltà?
"Da un lato sei facilitato perché hai molto a cui rifarti, il passato del personaggio già esiste, non devi inventartelo. Ho parlato a lungo con la seconda moglie di Manzi che mi ha aiutato moltissimo nella mia ricerca. Per Rino Gaetano ho lavorato molto sull'aspetto esteriore, ho fatto un lavoro imitativo, mentre per Manzi ho cercato di rendere la sua essenza, il suo pensiero".

CLIP - IL BATMAN LEGO DI SANTAMARIA
Con Manzi in tv e al cinema con Batman Lego. Ha doppiato il personaggio dell'uomo pipistrello nel cartoon in sala in questi giorni dopo aver prestato per anni la voce a Christian Bale. Si è divertito?
"Mi sono divertito tantissimo, perché è un personaggio un po' cialtrone, è l'eroe-antieroe. È una specie di pirata, mentre il saggio dice: dobbiamo salvare il nostro mondo, lui risponde: sì sì va bene ma sentite queste casse nuove dietro in macchina come spingono. Un personaggio fuori di testa. È il primo film per bambini che doppio. Ieri sono andato al cinema con mia figlia che ha sei anni e mezzo e si è molto divertita".
 
Lei è reduce dal set con Ermanno Olmi "L'Italia in guerra 14-18". Come è andata?
"Ermanno è il regista che vorresti sempre avere. Innanzitutto è di una modernità unica, è un grandissimo direttore di attori, la messinscena è sempre perfetta e lui ha molto riguardo nei confronti del lavoro degli interpreti. Posso dire senza ombra di dubbi che per il cinema è il lavoro più emozionante che abbia mai fatto".