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"24", il ritorno di Kiefer Sutherland:
"Io, Jack Bauer, tra terrorismo e WikiLeaks"

Dal 16 giugno su Fox una nuova stagione per la serie "24". L'attore inglese: "Quando ho iniziato la serie mia figlia aveva dodici anni, quando è finita l'ottava stagione si è laureata. Ora lavora con me. Ma ho passato più tempo con la troupe che con la mia famiglia"

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LONDRA - "Mi chiamo Jack, no, Kiefer!", scherza Sutherland, ammettendo quanto il suo personaggio faccia ormai parte di lui. È un ritorno in grande per l'attore 47enne, che si cala ancora nei panni di Jack Bauer per i nuovi episodi mozzafiato della serie 24, in arrivo in Italia (su Fox) il 16 giugno 2014.
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La Fox americana aveva annunciato la fine della serie nel 2010, e il progetto per un film ispirato alla serie sembrava destinato a non realizzarsi. L'annuncio di una nuova stagione, seppure in formato ridotto,12 episodi invece dei tradizionali 24, è stata una sorpresa graditissima per i fan dello show reso celebre dal'uso distintivo dello split-screen, ovvero la suddivisione in vari riquadri dello schermo per narrare più eventi in contemporanea. Un boom quantificato in 9 milioni di spettatori nella stagione finale, che aveva raggiunto il suo apice nel 2006.

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Per questa nuova avventura dell'agente antiterrorismo Jack Bauer, 24- Live Another Day, l'azione si sposta a Londra, città natale dell'attore, e riunisce la gang: Sutherland, Mary Lunn Rajskub (l'amica intima genio dei computer Chloe O'Brian dalla terza stagione), Kim Raven (Audrey Heller, il grande amore di Bauer) e William Devane (il padre di Audrey, oggi presidente degli Stati Uniti). Sono passati quattro anni dagli eventi che hanno concluso l'ottava stagione, quando Jack Bauer fu costretto a nascondersi in seguito all'uccisione di un assassino e diplomatico russo, e continua ad usare i metodi poco ortodossi cui siamo abituati: dalla tortura al ricatto, ogni mezzo è buono per sgominare e sconfiggere perfidi terroristi che, forse rispecchiando uno stereotipo fin troppo inflazionato in questi anni, sono quasi tutti di nazionalità filo-araba. Tuttavia fin dal primo episodio, che in USA ha registrato 8 milioni di spettatori, si evince che al centro dell'azione c'è un gruppo di hacker in stile WikiLeaks, militanti della libertà di informazione ad ogni costo, e un'americana che pur di vendicare l'uccisione del marito (arabo) per un'azione militare americana, pianifica l'omicidio del presidente degli Stati Uniti durante una visita nel Regno Unito, paradossalmente - ma anche ironicamente - per opera di droni della milizia americana controllati  a distanza. Jack Bauer viene a saperlo ed è pronto a tutto pur di fermarli...
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Abbiamo incontrato Sutherland sul set di 24, i cui interni sono girati quasi interamente in una fabbrica abbandonata poco fuori Londra, dove è stato ricostruito il quartier generale dell'unità antiterrorismo americana - quest'anno sotto il comando di Benjamin Bratt - e il centro degli hacker per cui da anni ormai lavora Chloe O'Brian.

Kiefer, che effetto le fa ritornare ad essere il leggendario Jack Bauer?
"Per me è stato semplicissimo. Credo sia stato più difficile per gli sceneggiatori creare una storia che seguisse la linea delle stagioni precedenti ma allo stesso tempo portasse una ventata di aria fresca. Certo, all'inizio avevo il timore di essermi scordato di lui, e invece non è stato affatto così: avete presente la sensazione che si prova quando incontrate un vecchio amico che non vedete da anni e dopo cinque minuti sembra che vi siate salutati il giorno prima? Ecco, questo è Jack Bauer per me. Tra noi non ci sono segreti, e ci mettiamo un attimo a ritrovare la sintonia".

Le è mancato Jack Bauer in questi quattro anni?
"Sì, ma non solo Jack. Soprattutto ho sentito la mancanza delle persone della troupe, circa 150 persone con le quali ho lavorato a stretto contatto per otto anni, cinque giorni a settimana, per 14 ore al giorno. Siamo diventati una grande famiglia: alcuni si sono sposati tra loro, e sono nati tantissimi bambini, più di quaranta. Ci sono stati periodi in cui facevo costantemente la spola tra gli ospedali per andare a visitare i miei nuovi "nipotini". Non sono uno dalla lacrima facile, ma il giorno che abbiamo concluso l'ottava stagione ho pianto. Ho una foto di mia figlia quando abbiamo iniziato 24, aveva 12 anni. Abbiamo finito che si stava laureando e per fortuna ora lavora con noi in questa produzione; mi vergogno ad ammettere di aver passato però più tempo con la troupe che con la mia vera famiglia. Purtroppo, ma era inevitabile, la stragrande maggioranza della vecchia troupe non ci ha potuto seguire a Londra: è una nuova avventura ed era giusto dare la precedenza ai locali. Non ero abituato a sentire tutti parlare in inglese britannico, è stato molto divertente".

Come si pone davanti alle questioni che vengono messe in discussione nella serie?
"24 è sempre stato al centro di controversie, fin dalla prima serie. Dagli attacchi aerei terroristici, alle minacce biochimiche, allo spionaggio cinese, per qualche motivo che
non so spiegarmi abbiamo sempre affrontato argomenti che 6, 7 mesi dopo si trasformavano in un caso di cronaca. Stavolta invece siamo partiti da temi che già fanno parte del mondo in cui viviamo. Da una parte i droni, il loro utilizzo e la questione etica rispetto ad armi di questo tipo, dall'altra la libertà d'informazione, in contrasto con la non legittimità dei mezzi per ottenerla. Ci siamo chiaramente ispirati a Julian Assange, portavoce di WikiLeaks, nello sviluppo di un personaggio chiave, e abbiamo cercato di integrare nello show alcune riflessioni su queste questioni che sono più che mai d'attualità. Per quello che riguarda Jack Bauer, lui resta apolitico, concentrato sull'obiettivo che deve raggiungere, che sia salvare una persona oppure ottenere materiale sensibile".

Cosa pensa Kiefer Sutherland rispetto a questi temi?
"Non voglio pronunciarmi a riguardo, ma vi anticipo una battuta di Jack Bauer dal terzo o quarto episodio. Ad un certo punto, parlando con la collega Chloe O'Brian, che si è associata con il leader del movimento per la libertà di informazione, Jack le dice: 'Non ho problemi con quello che fa il tuo amico, ho problemi con il modo in cui lo fa'. Io sono in tutto e per tutto un sostenitore della trasparenza, ma credo che il modo in cui si cerca sia talvolta poco attento e un po' superficiale. Il rischio, davanti ad un'enorme mole di informazioni che passano nelle mani di poche persone, è che possano essere strumentalizzate da chi vuole ottenere l'effetto opposto, ossia la mistificazione e la faziosità. L'utilizzo di mezzi illegali per ottenere questo genere di informazioni, poi, troppo spesso influisce negativamente sull'opinione pubblica".

L'espandersi di piattaforme come Netflix, negli ultimi anni, sta cambiando le serie tv?
"Certamente! Mi uccidono dalla Fox se lo dico, ma credo che Netflix sia il futuro. Siamo tutti diventati dei binge-watchers e non ci accontentiamo di vedere un episodio a settimana, vogliamo tutto e subito. 24 in questo senso è stata sempre all'avanguardia: siamo stati i primi a far uscire dvd con le stagioni complete, e da sempre riceviamo lettere dai fan che ci dicono che da un episodio si sono ritrovati a vedere la serie per tre giorni di fila!"